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Cronaca | News

Carte di credito: scoperta una nuova frode

4 Dicembre 2019
Carte di credito: scoperta una nuova frode

Un’organizzazione criminale ha realizzato un astuto sistema per entrare in possesso di carte e codici in modo da prelevare a danno dei titolari. 

Questa mattina la Polizia ha sgominato un’ organizzazione criminale composta da oltre 10 membri, dei quali 6 sono stati posti in custodia cautelare in carcere, che realizzava frodi informatiche su carte di credito e di debito in danno di centinaia di clienti e finora aveva conseguito proventi per oltre un milione di euro.

Con la loro tecnica truffaldina erano riusciti a ingannare sia le banche sia i titolari. Riuscivano infatti prima a sottrarre le carte, poi a farsi dare dalle banche il telefono dei clienti e infine a ottenere da essi le credenziali per utilizzarle. I membri dell’associazione erano prevalentemente residenti nell’hinterland napoletano ma operavano in tutta Italia. Si erano divisi i compiti e il metodo truffaldino funzionava così:

Il furto

Il primo passo consisteva nell’effettuare i furti della corrispondenza nei centri di smistamento di Poste Italiane nel Centro-Nord Italia. All’interno di questi centri di raccolta della corrispondenza, nottetempo parte della banda, con abilità, riusciva a individuare le buste che contenevano le carte di credito o di debito spedite dagli istituti di credito ai propri clienti, e se ne impossessavano.

La telefonata

A questo punto entrava in gioco un esperto gruppo di ”telefonisti” che metteva in atto la tecnica del vishing : un pishing realizzato con la voce umana anziché con apparecchiature informatiche.

Il gruppo dei ”telefonisti” chiamava i vari Istituti di credito emittenti delle carte e, presentandosi come Maresciallo o Ispettore delle Forze dell’ordine, affermava di aver appena sequestrato un consistente numero di carte di credito rinvenute in possesso a malviventi. Con un tono perentorio e con la scusa di dover riconsegnare le carte che a loro dire erano state poste sotto sequestro, si faceva indicare il numero di telefono dei clienti per contattarli.

I titolari delle carte

A questo punto i membri dell’organizzazione compivano una complessa attività di social engineering per carpire le altre informazioni necessarie sui titolari delle carte.

La regola base di questa tecnica dice che è più facile farsi rivelare la password – o in questo caso il codice Pin della carta – dal titolare piuttosto che rubarglielo con tecniche di hackeraggio informatico.

Così i componenti dell’organizzazione criminale contattavano i clienti al numero di telefono che la banca gli aveva fornito; si spacciavano per dipendenti della banca, dicevano che c’erano problemi di attivazione della carta e con abilità riuscivano a farsi indicare il numero del Pin associato a quella carta. Ora, con carta e codice disponibili, diventava possibile prelevare.

I prelievi

L’associazione per delinquere, disponeva di un proprio ”apparato tecnico-finanziario” che si occupava di dotare gli associati di conti correnti e carte prepagate con funzioni on-line. I criminali potevano così monetizzare i proventi degli indebiti utilizzi. Le somme prelevate in contanti dagli sportelli Atm con le carte rubate andavano a finire su strumenti prepagati intestati a persone diverse. Il denaro veniva “ripulito”.

Così l’associazione a delinquere ha riciclato consistenti somme di denaro su carte di credito in possesso dei vari ”money mules” persone più o meno ignare che prestavano la loro disponibilità a questa fase dell’operazione e trasferivano le somme ottenute, versandole infine nelle casse dell’organizzazione.

Il profitto illecito di detta attività ha portato nelle casse dell’organizzazione criminale più di un milione di euro. Le carte interessate dalle frodi sono centinaia.

La scoperta

Le indagini sono state avviate nel luglio 2018 a seguito delle segnalazioni presentate da alcuni Istituti di Credito. Sono state svolte utilizzando anche attività tecniche e sistemi di tracciamento elettronico, così si è arrivati ad accertare l’esistenza di un’associazione per delinquere operante su tutto il territorio nazionale.

Le particolareggiate indagini svolte dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni, anche con la preziosa collaborazione dei vari Istituti di credito e di Poste Italiane, hanno consentito di ricostruire i furti nei centri di raccolta e constatare l’abilità degli indagati nell’ingannare i dipendenti degli Istituti di credito e i malcapitati clienti.

Ingentissimo il danno arrecato ai sistemi con importanti riflessi nel sistema di inoltro postale che ha visto la soppressione di numerosa corrispondenza. Ora gli appartenenti al sodalizio sono sono indagati per i reati di associazione per delinquere finalizzata alla sostituzione di persona, al furto aggravato e all’indebito utilizzo di carte di pagamento elettronico.

Le indagini sono state sviluppate, con il coordinamento dal Servizio Centrale Polizia Postale e delle Comunicazioni – Sezione Financial Cyber Crime, dal Compartimento Polizia Postale per l’Umbria con la collaborazione dell’omologo Reparto per la Campania, nonché il concorso nelle operazioni del Reparto Prevenzione Crimine di Napoli e del Commissariato di Giugliano della Questura di Napoli.


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