Prestiti allo Stato: il paradosso del fisco italiano

4 Dicembre 2019
Prestiti allo Stato: il paradosso del fisco italiano

Quando un prestito è una tassa: l’acquisto di Bot e Btp, fatto passare come un vantaggio per il cittadino, diventa la scusa per una nuova imposta nascosta ai danni del contribuente. 

Se una persona dovesse chiederti un piacere, ad esempio un prestito, e per questo dovessi essere tu a pagare lei e non viceversa, cosa penseresti? Che si tratta di una truffa, probabilmente. Può sembrarti strano, forse provocatorio, ma con il fisco italiano succede pressappoco così. Se non ci credi, leggi queste poche righe. Ti accorgerai dell’ennesimo paradosso della nostra legge.

Quando abbiamo parlato di tasse invisibili abbiamo volutamente escluso l’argomento dell’imposta sui titoli di Stato (Bot, Btp, Cct) proprio per l’importanza e la gravità di questo capitolo. Qui lo Stato diventa davvero abile a far passare l’operazione di acquisto dei titoli come un vantaggio per il privato. Cerchiamo di spiegarci meglio. 

Il nostro Stato non ha i soldi per affrontare tutta la spesa pubblica. Per questo se li fa prestare dagli altri. Questi prestiti vengono elargiti un po’ da privati, un po’ da Paesi esteri, un po’ dalle banche, attraverso la sottoscrizione dei cosiddetti titoli di Stato. Si tratta, né più né meno, di obbligazioni al pari di quelle che emettono le comuni società commerciali. In questo modo, lo Stato racimola i soldi per pagare i dipendenti pubblici, le pensioni, i servizi sociali, le scuole, la sanità, ecc.

Ogni anno – ed anche più volte all’anno – vengono emesse le aste di Bot e Btp in modo da recuperare ciò che l’imposizione fiscale non riesce da sola a coprire. Senza tali prestiti l’Italia andrebbe in default, in fallimento. 

In buona sostanza, il cittadino va in soccorso del proprio Paese e, a fronte di un interesse spesso inferiore al tasso di inflazione (quindi rimettendoci), presta i soldi all’erario.

Ebbene, il nostro Stato è riuscito a girare la frittata e a far passare questo prestito come un vantaggio per il contribuente e non già per sé stesso. Ragion per cui ha pensato bene di tassarlo, facendosi così pagare per il “piacere” ricevuto. 

La tassazione dei proventi in arrivo da Btp, Bot, Cct e Ctz è del 12,5%. Quindi, lo Stato da un mano prende e dall’altra pure: da un lato si fa prestare i soldi e poi, una parte del prezzo pagato per questo prestito se lo riprende. 

A questo punto, nel tentativo di evitare questa beffa, penserai di spostare i tuoi risparmi verso altre forme di investimento, magari di tipo private. Anche a questo ha pensato il fisco ingordo, tassando di più le rendite azionarie con una imposta del 26%.

Come se tutto ciò non bastasse, a volte lo Stato prevede il prestito forzoso, cioè obbliga i cittadini a prestargli i soldi acquistando i buoni del tesoro. Il primo prestito forzoso fu il Prestito del Littorio, introdotto nel 1926. Poi ci fu quello del Governo Andreotti a metà degli anni Settanta e quello del Governo Ciampi del 1993. L’anno scorso un dei partiti al Governo propose di pagare i debiti della pubblica amministrazione in mini-bot, anche questa una forma di prestito forzoso.

Se stai pensando di lasciare i soldi in banca, depositati sul conto, sappi che questa staticità ti costa tre volte: da un lato infatti devi versare l’importa di bollo annuale sul conto, dall’altro gli interessi sul conto corrente che sono tassati al 26% (sempre per quelle banche che ancora ne erogano) e, in ultimo, devi fare i conti con l’inflazione che erode il potere di acquisto del tuo denaro parcheggiato in banca. 

 



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