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Come non pagare il bollo sul conto corrente in banca

4 Dicembre 2019
Come non pagare il bollo sul conto corrente in banca

Rendicontazioni alla clientela: l’imposta sugli estratti conto non si versa solo per i conti base e per i conti che non superano la soglia fissata dalla legge.

Dall’ultimo estratto conto ti sei accorto che una parte dei tuoi risparmi è stata trattenuta dalla banca per essere versata allo Stato a titolo di imposta di bollo conto corrente. Tutto sommato non si tratta di un grosso importo: equivale a poco più di una bolletta del telefono; tuttavia vuoi sapere se esistono modi per evitare l’odiato prelievo. Ti chiedi dunque come non pagare il bollo sul conto corrente in banca. 

Come per tutte le tasse, anche per quelle sul c/c lo Stato prevede delle esenzioni collegate al reddito del contribuente. Il principio infatti che regola il sistema impositivo italiano resta quello della capacità contributiva: chi più ha, più paga.

Nel seguente articolo, dopo aver ricordato a quanto ammonta la tassa in commento e quali sono i soggetti tenuti a versarla, vedremo tutti i casi in cui si può non pagare il bollo sul conto corrente in banca. Ma procediamo con ordine.

Imposta di bollo conto corrente: a quanto ammonta?

A ben vedere, la legge non prevede una tassa sul conto corrente: l’imposta di bollo è collegata invece agli invii degli estratti conto effettuati dalle banche e degli estratti di conto corrente postale e rendiconti dei libretti di risparmio anche postali.

Poiché però tali invii avvengono almeno una volta all’anno, la tassa finisce per essere, nella sostanza, un’imposta collegata al possesso del conto corrente. 

Non è possibile rinunciare all’invio dell’estratto conto per non pagare il bollo. La legge infatti prevede che l’estratto conto, il rendiconto o la comunicazione si considerano inviati in ogni caso almeno una volta nel corso dell’anno, anche quando non sussiste un obbligo di invio o di redazione (in base agli accordi conclusi con il cliente). 

A quanto ammonta l’imposta di bollo conto corrente?

L’imposta varia a seconda della tipologia del correntista.

Se il correntista è una persona fisiche (un privato o una ditta individuale), l’imposta è pari a 34,20 euro fin dall’origine.

Invece per tutti i clienti diversi da persone fisiche (società, associazioni, ecc.), l’imposta è di 100 euro fin dall’origine. 

Quando si paga l’imposta di bollo conto corrente?

L’imposta è applicata al 31 dicembre di ciascun anno. Non è il contribuente a dover fare il versamento ma è la banca che trattiene l’importo dal conto del proprio cliente e poi lo versa allo Stato.

Se però il tuo contratto con la banca prevede l’invio dell’estratto conto più volte nell’arco dello stesso anno (ad esempio una volta ogni tre mesi), l’imposta non si moltiplica ma viene frazionata in più rate, ciascuna versata al momento del singolo rendiconto. 

Marco ha acceso, presso la propria banca, un c/c richiedendo l’invio dell’estratto conto ogni quattro mesi. Pertanto l’istituto di credito gli invia quadrimestralmente, tramite posta semplice, la rendicontazione. Sul conto di Marco appariranno quattro addebiti, nell’arco dell’anno, di 8,55 euro ciascuno, il 31 marzo, il 30 giugno, il 30 settembre e il 31 dicembre di ogni anno, per un totale quindi di 34,20 euro complessivi, pari cioè all’imposta di bollo annuale. Se Marco avesse richiesto l’invio mensile dell’estratto conto, allora avrebbe pagato delle minirate mensili, pari a 2,85 euro.

Conti correnti a cui non si applica l’imposta di bollo

L’imposta di bollo conto corrente non si applica: 

  • agli estratti conto e rendiconto inviati a soggetti diversi dalla clientela [1];
  • ai conti correnti postali con saldo negativo per 3 mesi consecutivi e chiusi d’ufficio;
  • ai conti correnti aperti per ordine dell’Autorità giudiziaria [2]; 
  • ai conti correnti  intrattenuti dalle Onlus, dalle federazioni sportive e dagli enti di promozione sportiva riconosciuti dal Coni [3]; 
  • ai conti correnti la cui giacenza media nell’anno solare non supera 5.000 euro;
  • ai conti base, che hanno le caratteristiche definite con la convenzione stipulata il 28 marzo 2012 fra MEF, Banca d’Italia, Abi, Poste e associazioni dei prestatori di servizi di pagamento, intestati a persone fisiche che hanno un Isee inferiore a 7.500 euro;  
  • ai conti intrattenuti da soggetti che non si considerano clienti, come i soggetti che svolgono attività di intermediazione finanziaria (es. Confidi) e le Amministrazioni dello Stato. In questi casi si applica la sola imposta di 2 euro quando la somma supera 77,47 euro (nei rapporti con lo Stato l’imposta è a carico dell’altra parte).

Quando non pagare l’imposta di bollo conto corrente

Da quanto appena detto sono sostanzialmente due le vie per il contribuente per ottenere l’agevolazione fiscale e non versare l’imposta di bollo sul c/c:

  • mantenere la provvista presso la stessa banca inferiore a 5mila euro in media nell’arco dello stesso anno;
  • aprire un conto base ed avere un Isee inferiore a 7.500 euro.

Alcune banche, per attrarre nuova clientela, possono offrire conti correnti a zero spese. In verità, anche su tali rapporti si paga l’imposta di bollo, senonché in tali ipotesi è la banca a versarla al posto del proprio cliente. Ciò può avvenire in due modi:

  • non addebitando l’imposta sul conto;
  • oppure addebitano l’imposta di bollo sul conto per poi stornarla nei giorni successivi. Il cliente quindi, nei movimenti del conto, visualizza il movimento di addebito e poi il successivo storno con accredito dello stesso importo. 

Come non pagare imposta di bollo sul conto corrente fino a 5mila euro

Analizziamo la prima ipotesi. Abbiamo detto che il conto corrente che non supera, alla fine dell’anno, una giacenza media di 5.000 euro non sconta l’imposta di bollo.

La giacenza media si calcola sommando tutti i saldi conto giornalieri presenti sul conto e dividendoli per il numero di giorni dell’anno (365). 

Il calcolo può essere particolarmente complesso, sicché può essere richiesto presso lo sportello della banca. In realtà, non è il contribuente a doversi preoccupare se la giacenza media supera o meno il tetto dei 5mila euro: è infatti la banca, non appena si verifica tale presupposto, ad effettuare il prelievo dal conto a titolo di imposta.

Nel calcolo della giacenza media si prendono a riferimento tutti i conti correnti intestati alla stessa persona ed accesi presso la stessa banca, con Poste italiane o emessi dalla Cassa Depositi e Prestiti al termine del periodo rendicontato. 

Antonio ha acceso presso la propria banca due conti correnti: in uno ha 4.000 euro e nell’altro 2.000. Antonio pagherà l’imposta di bollo perché la somma tra i due depositi è superiore a 5.000 euro.

Se però i conti sono accesi presso banche diverse, le giacenze non si sommano tra loro.

Luigi ha un conto presso una banca, ove ha depositato 4.500 euro euro. Nel conto presso un’altra banca ha invece 1.500 euro. Luigi non pagherà, in entrambi i casi, l’imposta di bollo. Se invece un solo rapporto avesse superato i 5.000 euro solo quest’ultimo avrebbe scontato l’imposta. Se tutti e due i conti superano 5.000 euro di giacenza media, Luigi dovrà versare l’imposta di bollo per ben due volte nell’arco dello stesso anno.

Se il valore della giacenza media di un singolo conto è negativo, l’imposta non è dovuta e tale conto non concorre al calcolo della soglia di 5.000 euro.

Come non pagare imposta di bollo sul conto corrente base

Il secondo modo per non pagare l’imposta di bollo è accendere un conto corrente base. Si tratta di conti che consentono un numero minimo di operazioni allo sportello o tramite internet. Sono garantiti però solo a chi ha un Isee inferiore a 7.500 euro.

I titolari devono in proposito presentare apposita autocertificazione entro il 1° marzo di ogni anno [4].

note

[1] Per la definizione di clientela si fa riferimento al Provv. Governatore della Banca d’Italia 20 giugno 2012, Circ. AE 21 dicembre 2012 n. 48/E.

[2] Art. 1 DM 24 maggio 2012.

[3] Circ. Agenzia Entrate 21 dicembre 2012 n. 48/E.

[4] Art. 12 c. 2 lett. d) e c. 3, 5 e 6 DL 201/2011 conv. in L. 214/2011 e Circ. AE 21 dicembre 2012 n. 48/E.


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