Terapia anticancro: un nuovo studio per evitare danni al cuore

4 Dicembre 2019
Terapia anticancro: un nuovo studio per evitare danni al cuore

Nel trattamento dei tumori, una ricerca ha dimostrato quali sono gli effetti dell’assunzione dei farmaci cardioprotettivi sui pazienti oncologici.

Oggi, è stato presentato all’EuroEcho 2019 di Vienna, un congresso scientifico della European Society of Cardiology (Esc), un nuovo studio che può aumentare la sopravvivenza dei pazienti oncologici sottoposti alle terapie anticancro. I malati di tumore che ricevono comuni farmaci per la protezione del cuore possono subìre meno danni cardiaci. In particolare, potrebbe essere evitato un caso di cardiotossicità ogni 10 pazienti con carcinoma mammario o ematologico trattati con questi medicinali.

In una nota stampa dell’agenzia Adnkronos, l’autore dello studio Sergio Moral, dell’Ospedale universitario Josep Trueta e dell’Ospedale Santa Caterina di Girona, Spagna, ha sottolineato che “Il nostro studio fornisce supporto all’uso di routine di beta-bloccanti, inibitori dell’enzima di conversione dell’angiotensina (Ace) o bloccanti del recettore dell’angiotensina II (Arb) in pazienti sottoposti a trattamento del cancro, ma la decisione dovrebbe essere presa caso per caso”.

I progressi nel trattamento dei tumori hanno portato a un aumento della sopravvivenza, ma allo stesso tempo le malattie cardiovascolari sono uno degli effetti collaterali più frequenti di queste terapie. L’incidenza di problemi cardiaci varia in base al farmaco, alla sua dose e alle caratteristiche del paziente, tra cui età e presenza di ipertensione. Il nuovo studio ha analizzato le migliori evidenze disponibili per esaminare se l’uso di beta-bloccanti, Ace-inibitori e/o Arb, fosse correlato a una ridotta incidenza di cardiotossicità in pazienti con carcinoma mammario o ematologico che seguivano una terapia oncologica.

La cardiotossicità è stata definita come declino della funzione della pompa cardiaca (calo della frazione di eiezione ventricolare sinistra al di sotto del 50%, o calo maggiore del 10%) e/o insufficienza cardiaca manifesta durante il primo anno di follow-up. La meta-analisiha incluso 9 studi randomizzati controllati.

Il principale trattamento del cancro in tutti gli studi era la chemioterapia con antracicline; in alcuni lavori era stato anche somministrato un trattamento adiuvante come trastuzumab. Sono stati arruolati 913 pazienti, di cui 534 hanno ricevuto farmaci per il cuore e 379 facevano parte di un gruppo di controllo. Fra i pazienti che prendevano i medicinali per il cuore, 337 assumevano un beta-bloccante, 152 un Ace-inibitore o Arb, 45 un beta-bloccante e un Ace-inibitore. Durante il follow-up di un anno, 108 pazienti (il 12%) hanno sviluppato cardiotossicità. I pazienti in trattamento cardioprotettivo avevano però un rischio significativamente più basso di cardiotossicità.

“I farmaci cardioprotettivi – sottolinea Moral – non sono prescritti abitualmente nei pazienti con cancro e il nostro studio suggerisce che dovrebbero invece essere considerati dai medici. Il cancro e le malattie cardiovascolari condividono fattori di rischio comuni che influenzano anche la suscettibilità alla cardiotossicità. Di conseguenza, si consiglia ai malati di cancro di mangiare in modo sano, di smettere di fumare, di controllare il loro peso e di fare esercizio fisico. Saranno ora necessarie ulteriori ricerche per identificare quali pazienti beneficiano maggiormente della terapia cardioprotettiva, quali farmaci sono più efficaci, a quale dose, oltre alla durata ottimale della profilassi”.



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