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Cosa succede se non cambio residenza?

4 Dicembre 2019
Cosa succede se non cambio residenza?

Quali conseguenze per chi si trasferisce, cambia casa e non lo comunica al Comune?

Hai cambiato casa. Sei andato a vivere in un’altra abitazione che hai appena acquistato. La precedente dimora resterà, al momento, vuota. 

Non hai ancora comunicato il trasferimento all’ufficio dell’anagrafe comunale e, prima di farlo, vorresti sapere quali potrebbero essere le conseguenze di un eventuale ritardo o, addirittura, di un’omissione. Sai che molta gente fa di tutto per restare irreperibile, specie quando deve scappare dal Fisco o dai creditori. Così ti chiedi: cosa succede se non cambio residenza? La questione può essere riassunta nei seguenti termini.

Esiste l’obbligo di cambiare residenza?

Nel momento in cui si cambia dimora, è obbligatorio spostare anche la residenza presso la nuova abitazione, ma solo se il trasferimento è definitivo. Non è, pertanto, necessario cambiare residenza quando ci si sposta per pochi giorni o per alcuni mesi, come nell’ipotesi delle vacanze estive o di una breve trasferta di lavoro.

Per legge, la residenza deve coincidere con la dimora abituale, quella cioè ove il cittadino vive per gran parte dell’anno. Quindi, ogni volta che si sposta la dimora abituale esiste l’obbligo anche di cambiare residenza. 

Ogni cittadino ha l’obbligo di essere reperibile: non solo al postino, ai creditori e al Fisco, ma anche alla polizia e a qualsiasi altra autorità pubblica. Sicché, non è possibile scegliere la propria residenza in base al luogo che più è congeniale, dovendo questa per forza coincidere con la dimora. 

È vietato dare al Comune una residenza diversa da quella effettiva ossia da dove si vive abitualmente. Sono, quindi, illecite le pratiche rivolte a sposare la propria residenza solo al fine di usufruire di benefici fiscali legati alla prima casa o alla cosiddetta «abitazione principale». 

Cosa si rischia a dare una residenza diversa?

Chi mente sulla propria residenza subisce una serie di conseguenze di ordine penale, amministrativo e civile.

Sanzioni penali per gli irreperibili 

Sotto un profilo penale, chi dà al Comune una residenza diversa da quella effettiva commette il reato di falso in atto pubblico. Egli, infatti, mente nel momento in cui rilascia la dichiarazione non veritiera al pubblico ufficiale e questi la trascrive nel registro dell’anagrafe che, appunto, è un atto pubblico. 

Poiché, però, il reato di falso richiede una condotta attiva, non è ravvisabile tale illecito penale nel momento in cui il cittadino si trasferisce da un luogo a un altro e non aggiorna la residenza da quella vecchia a quella nuova. In tal caso, quindi, chi non cambia la residenza al Comune subisce solo le sanzioni amministrative e civili di cui si parlerà nei seguenti paragrafi.

Sanzioni amministrative per gli irreperibili

Sotto un profilo amministrativo, il Comune che dovesse ricevere segnalazioni circa l’irreperibilità di un cittadino – ad esempio dal postino, dall’ufficiale giudiziario o da qualsiasi altro pubblico ufficiale – avvierà le indagini e, se non riuscirà a verificare l’effettiva dimora dello stesso, dopo un anno, lo cancellerà dalle liste dell’anagrafe comunale. 

Il soggetto irreperibile non potrà, di conseguenza, ottenere né un documento di riconoscimento, né un certificato anagrafico. 

Egli, inoltre, perderà l’assistenza sanitaria: non potrà accedere alle prestazioni socio-sanitarie che richiedono, come condizione per l’ammissione, il deposito del certificato anagrafico. 

Altra sanzione amministrativa per i soggetti irreperibili è la perdita del diritto al voto. 

Sanzioni civili per gli irreperibili

Il soggetto di cui si ignora la residenza non può sfuggire così facilmente alle notifiche, alle raccomandate, agli atti giudiziari. La legge, infatti, prevede che, se il postino o l’ufficiale giudiziario non riescono a trovare il destinatario dell’atto nel luogo della sua ultima residenza, effettuate ricerche e assunte informazioni sul luogo stesso, provvedono al deposito del plico presso l’ufficio postale (se la notifica è curata dal postino) o presso la Casa Comunale (se la notifica è curata dall’ufficiale giudiziario). Se l’interessato non provvede al ritiro della busta nei termini di legge (30 giorni per gli atti giudiziari e 10 negli altri casi) scatta la cosiddetta «compiuta giacenza» e l’atto si considera come notificato correttamente; si presume quindi come conosciuto dal suo destinatario, a prescindere dal fatto che questi non ne abbia preso affatto visione. La notifica produrrà i suoi effetti rendendo definitivi gli atti (ad esempio multe, cartelle esattoriali, accertamenti fiscali, disdette di contratti, ecc.).

Approfondimenti

Per maggiori informazioni, leggi i seguenti articoli:


note

Autore immagine residenza https://it.depositphotos.com


1 Commento

  1. nei comuni ove grande è la presenza di seconde case grande è la percentuale di false residenze con intestazione a coniuge , figlio o parente stretto. I Comuni rilasciano la residenza senza controlli, se contattati rispondono di avere carenze di personale. Ma con ciò non incassano Imu, tari e altri introiti quali la tassa di soggiorno, ove esistente, in quanto gli affitti in nero in queste case sono all’ordine del giorno. Omissione continua di doveri di ufficio essendo sufficiente una visura presso l’Enel o L’Eni, e consimili, dei consumi di luce e gas potendosi rilevare temporalmente l’incidenza sui contatori dei relativi consumi.
    Ma un cittadino cosa rischia se denuncia tali comportamenti che sono di fatto reati?

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