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Quando va in prescrizione la Tari?

4 Dicembre 2019
Quando va in prescrizione la Tari?

Entro quali termini il Comune può chiedere il pagamento della Tassa sui Rifiuti. Cosa fare in caso di cartella esattoriale Tari prescritta?

Non è facile stare dietro al Fisco italiano. Non solo perché le leggi cambiano in continuazione, ma anche per via degli stessi nomi usati dal legislatore che spesso confondono le idee. La Tari, ad esempio, ossia l’imposta sulla spazzatura, ha preso in passato nomenclature differenti. Prima si chiamava Tia, poi Tarsu. Alla fine, si è preferito chiamarla più semplicemente Ta.Ri. ossia tassa sui rifiuti. La sostanza è, tuttavia, sempre la stessa (salvo piccole modifiche e aggiornamenti): a pagare l’imposta sono coloro che posseggono o detengono, a qualsiasi titolo, immobili o aree scoperte potenzialmente in grado di produrre rifiuti urbani, a prescindere dal concreto uso che si fa del bene. Ne consegue che una casa sfitta, un appartamento disabitato o la casa vacanze scontano la Tari al pari della dimora abituale situata in città.

Per sbarazzarsi della Tari bisogna sperare solo che il Comune – ente titolare del credito – si dimentichi di richiederne il versamento. Dopo un certo termine prefissato dalla legge, si compie la prescrizione, proprio al pari di quanto succede con ogni altro debito (fiscale e non). Ma quando va in prescrizione la Tari?

Se ti stai chiedendo quanto tempo ha il Comune per riscuotere la tassa sui rifiuti e qual è, quindi, il termine massimo per inviare la richiesta di pagamento al contribuente proprietario o detentore dell’immobile, sappi innanzitutto che la Tari è un’imposta locale e, come tale, ha dei tempi di prescrizione più brevi rispetto alle imposte erariali (quelle cioè dovute allo Stato). 

Per stabilire, però, quando va in prescrizione la Tari è necessario partire da alcune fondamentali premesse in merito al funzionamento dell’imposta. 

Tari: immobili tassati

Presupposto della tassa sui rifiuti è il possesso o la detenzione a qualsiasi titolo di locali o di aree scoperte, a qualunque uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani.

Sono escluse le aree scoperte pertinenziali o accessorie a locali tassabili, non operative, e le aree comuni condominiali (es. cortili, locali per la lavanderia, ingresso del palazzo, ecc.) che non siano detenute o occupate in via esclusiva (è, quindi, tassato l’alloggio del portiere).

In caso di pluralità di possessori o di detentori, essi sono tenuti in solido all’adempimento dell’unica obbligazione tributaria.

Come si calcola la Tari? 

La Tari va pagata annualmente. La tariffa è composta da una parte fissa, determinata in relazione alle componenti essenziali del costo del servizio, e da una parte variabile, rapportata alla quantità di rifiuti conferiti; la tariffa, inoltre, è articolata nelle fasce di utenza domestica e non domestica. La quota fissa è sempre dovuta, mentre quella variabile non è dovuta se il contribuente dimostra di non produrre rifiuti suscettibili di smaltimento, in quanto riciclati o venduti a terzi, o di produrre esclusivamente rifiuti speciali non assimilati o non assimilabili agli urbani.

Si può evitare di pagare la Tari per l’immobile inabitabile per via della ristrutturazione, previa dichiarazione al Comune.

Riduzioni Tari

In quattro casi è possibile usufruire delle riduzioni previste dalla legge nazionale e, quindi, valide su tutto il territorio nazionale:

  • nelle zone in cui non è effettuata la raccolta, in relazione alla distanza dal più vicino punto di raccolta rientrante nella zona perimetrata o di fatto servita, prevedendo anche una modulazione: la Tari è dovuta in misura non superiore al 40% della tariffa;
  • in caso di mancato svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti o di effettuazione dello stesso in grave violazione della disciplina di riferimento, nonché di interruzione del servizio per motivi sindacali o per imprevedibili impedimenti organizzativi che abbiano determinato una situazione riconosciuta dall’autorità sanitaria di danno o pericolo di danno alle persone o all’ambiente: la Tari è dovuta nella misura massima del 20% della tariffa;
  • in caso di raccolta differenziata riferibile alle utenze domestiche: la riduzione è variabile a scelta del Comune;
  • per l’unità immobiliare posseduta a titolo di proprietà o di usufrutto in Italia, da cittadini italiani non residenti e iscritti all’Aire e titolari di pensioni estere nei rispettivi Paesi di residenza, considerata abitazione principale ai fini Imu a condizione che non risulti locata o data in comodato d’uso: la Tari è dovuta nella misura di 1/3.

Sono, poi, previste delle riduzioni facoltative a scelta dei Comuni:

  • abitazioni con unico occupante;
  • abitazioni tenute a disposizione per uso stagionale o altro uso limitato e discontinuo;
  • locali, diversi dalle abitazioni, ed aree scoperte adibite ad uso stagionale o ad uso non continuativo, ma ricorrente;
  • abitazioni occupate da soggetti che risiedano o abbiano la dimora, per più di 6 mesi all’anno, all’estero;
  • fabbricati rurali ad uso abitativo.

Quando va in prescrizione la Tari?

Come tutti i tributi dovuti agli enti locali, la Tari si prescrive in cinque anni. I cinque anni vanno calcolati a partire dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui matura il tributo (ossia da quando il versamento è dovuto). 

Quindi, se, entro il 31 dicembre del quinto anno, il Comune invia la richiesta di pagamento (a prescindere da quando materialmente ricevuta dal contribuente), la Tari va versata. Conta, dunque, la data di spedizione della raccomandata. 

Se, invece, l’avviso di pagamento viene spedito dopo il 1° gennaio del sesto anno successivo, si compie la prescrizione e nulla è dovuto al Comune. 

Attenzione però: la richiesta di pagamento della Tari prescritta non può essere ignorata, ma va impugnata nei termini di legge, ossia 60 giorni dal ricevimento della stessa. In caso contrario, l’atto diventa definitivo e non può più essere contestato in un momento successivo, neanche all’arrivo della cartella di pagamento.

L’impugnazione va effettuata innanzi alla Commissione Tributaria, previa istanza di mediazione. È sempre meglio avvalersi di un avvocato o un commercialista: la violazione delle regole tecniche del processo tributario potrebbe determinare, infatti, la soccombenza nel giudizio contro l’ente locale. 

Prima di procedere al ricorso, potrebbe essere opportuno presentare una istanza di autotutela al Comune, ossia una richiesta in carta semplice di annullamento della richiesta di pagamento motivata sulla base della prescrizione. Si tenga, tuttavia, conto che l’ente locale non ha l’obbligo di risposta e che la presentazione della domanda non sospende i termini per l’impugnazione dinanzi al giudice. 

Quando si interrompe la prescrizione della Tari?

Ogni richiesta di pagamento avanzata dal Comune con raccomandata a.r. interrompe i termini della prescrizione e li fa ripartire da capo, per altri cinque anni, a partire dal giorno successivo al ricevimento del sollecito. In buona sostanza, per poter cantare vittoria e dire che la Tari si è prescritta, è necessario che siano decorsi almeno 5 anni dall’ultima diffida di pagamento.

Quando va in prescrizione la cartella di pagamento per la Tari

Potrebbe succedere che il Comune richieda il versamento della Tari nei termini, ma che, non ricevendo il dovuto, iscriva a ruolo il tributo e incarichi l’agente per la riscossione esattoriale di procedere al recupero coattivo dell’importo. L’esattore notificherà la cartella di pagamento. Anche quest’ultima si prescrive in cinque anni che decorrono dal giorno successivo al suo ricevimento. 

Se, nel corso dei cinque anni successivi alla notifica della cartella, l’esattore non avvia alcuna azione esecutiva o non spedisce alcuna intimazione di pagamento, anche la cartella esattoriale cade in prescrizione.

In buona sostanza, il termine di prescrizione della cartella Tari è identico a quello di prescrizione della Tari, così come spiegato dalle Sezioni Unite della Cassazione nel novembre 2016.

Anche per far valere la prescrizione della cartella Tari è necessario procedere alla sua contestazione presso il giudice (la Commissione Tributaria Provinciale) entro 60 giorni dal ricevimento della stessa. Diversamente, la cartella diventa definitiva.


note

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