Diritto e Fisco | Editoriale

Cos’è questa modifica all’art. 138 Costituzione: davvero un “golpe”?

29 luglio 2013


Cos’è questa modifica all’art. 138 Costituzione: davvero un “golpe”?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 29 luglio 2013



Colpo di Stato di Napolitano e del governo Letta: è questo che si sente dire, in questi giorni, riguardo al tentativo di modifica dell’articolo 138 della Costituzione, norma che disegna l’iter delle leggi di riforma della nostra Magna Carta. Ma le cose stanno davvero così?

 

In un clima prevacanziero, il tormentone politico da ombrellone non poteva mancare. Quest’anno si è scelto un tema che, per la verità, compare periodicamente nella storia della nostra repubblica. Si tratta del tentativo di modifica del famoso articolo 138 della Costituzione, la norma che fissa procedura e tempi per le leggi di revisione costituzionale. In parole semplici, ogni volta che il Parlamento intende modificare una norma contenuta nella Costituzione deve rispettare le modalità indicate nell’art. 138. Si tratta di modalità complesse e tortuose, oltreché lunghe, giustificate proprio dall’esigenza di garantire massima ponderazione prima di poter toccare la somma Carta della nostra democrazia. Proprio grazie a questo sistema aggravato, infatti, la Costituzione italiana è detta “rigida“, differenziandosi da altre, di tipo invece flessibile, che possono essere modificate più facilmente, con leggi ordinarie.

Qualcuno parla di golpe, di colpo di Stato, voluto dal Presidente Napolitano e dal governo Letta, per privilegiare il sistema partitico.

Prima però di ripetere frasi fatte ed entrare nel solito circolo dei luoghi comuni, è bene capire di cosa realmente si tratti e quale portata innovativa può avere l’eventuale modifica.

Come è ora

Come anticipato, l’articolo 138 fissa un meccanismo molto complesso che devono rispettare le leggi di riforma della costituzione. Lo riportiamo qui di seguito, evidenziando in neretto la parte che qui ci interessa di più.

Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.

 

Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.

 

Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.

 

In altre parole, per essere approvato, il testo del disegno di legge deve essere prima votato da una delle due Camere (Deputati o Senatori) e poi passare in votazione all’altra Camera; quindi bisogna attendere 3 mesi. Poi si dovrà fare un secondo giro di votazioni come la prima. Infine bisogna attendere ulteriori 3 mesi nel caso in cui venga richiesto un referendum .

 

Cosa si vuole cambiare

La riforma vorrebbe portare l’intervallo delle delibere delle due Camere da tre a un solo mese.

Lo scopo è quello di accelerare l’iter per le riforme costituzionali. Infatti, i tempi per portare a compimento una legge di rango costituzionale o una modifica della Costituzione sono, in teoria, di 7/8 mesi, ma in pratica mai inferiori a 12 mesi (spesso nel caso in cui le Camere non siano in accordo sul testo da votare).

Perché la modifica dell’art. 138?

I nostri governi godono di vita breve e, con essi, anche le maggioranze parlamentari. Iniziare un processo di riforma costituzionale con una coalizione di maggioranza significa spesso non avere il tempo necessario per portarla a compimento: infatti non capita raramente che, durante l’iter obbligato dall’articolo 138, cambino le carte politiche, le maggioranze, a volte cade il Governo, avviene qualche ribaltone o si sciolgono le Camere. Con la conseguenza che anche le migliori riforme non si possono concludere. Lo scopo quindi del tentativo di modificare l’articolo 138 è di rendere “attuabili” le riforme, a prescindere dal loro contenuto.

I detrattori della riforma, invece, ritengono che la riduzione dei termini da tre a un mese non consentirebbe ai parlamentari una ponderata meditazione sui temi oggetto della votazione e, quindi, di valutare nel tempo le implicazioni delle leggi di modifica della Costituzione.


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24 Commenti

  1. Questi grillini sono un cumulo di luoghi comuni, complottismo di bassa lega e ignoranza costituzionale. Basta vedere a chi danno retta.

  2. La norma è stata modificata stasera, in sordina,e in modo truffaldino. Ora vedremo, il problema non è rivedere la costituzione, è chi lo fa.e perchè (quello vero). E DIREI CHE SIAMO NELLA M*RDA

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