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Inabilità con 40 anni di contributi: la pensione si riduce?

7 Dicembre 2019
Inabilità con 40 anni di contributi: la pensione si riduce?

Nel 2012 l’ASL da cui dipendevo determinava la risoluzione del contratto di lavoro a tempo indeterminato per «inabilità assoluta e permanente a qualsiasi proficuo lavoro», da allora ho percepito la intera pensione e ho praticato attività libero professionale. Recentemente l’INPS mi chiede di comunicare se da ottobre 2012 abbia svolto attività lavorativa autonoma o dipendente comunicando i relativi redditi. Temo quindi l’intenzione di applicare decurtazioni anche arretrate. Premetto che come da documento che allego sono stato pensionato dopo 40 anni e 5 mesi di contributi. L’INPS è legittimata a fare trattenute e se sì arretrate di quanti anni (c’è una prescrizione?).

In merito alla pensione per inabilità a proficuo lavoro (art. 129 DPR 3/1957; art.13, L. 274/1991; art.7 L. 379/1955; art.42, D.P.R. 1092/1973), la cumulabilità con i redditi derivanti dall’attività lavorativa è limitata, ma solo se non si possiedono almeno 40 anni di contributi.

Nel dettaglio, la riduzione del trattamento per inabilità a proficuo lavoro varia a seconda della provenienza del reddito:

  • se il reddito è di lavoro dipendente, il taglio della pensione è pari al 50% della quota eccedente il trattamento minimo, fermo restando che la decurtazione non può superare il reddito stesso;
  • se il reddito è da lavoro autonomo, la riduzione è pari al 30% della quota eccedente il trattamento minimo, e comunque non può essere superiore al 30% del reddito prodotto (art.72, co.1, L.388/2000);

In ogni caso la riduzione non si applica (art. 10 D.lgs. 503/1992; Circ. Inps 197/2003):

  • se il reddito conseguito è inferiore al trattamento minimo Inps;
  • se il pensionato è impiegato in contratti a termine la cui durata non superi le 50 giornate nell’anno solare;
  • se il reddito deriva da attività svolte nell’ambito di programmi di reinserimento degli anziani in attività socialmente utili, promosse da enti locali ed altre istituzioni pubbliche e private;
  • se il lavoratore è occupato in qualità di operaio agricolo;
  • se il pensionato è occupato in qualità di addetto ai servizi domestici e familiari;
  • se il reddito conseguito è un’indennità percepite per l’esercizio della funzione di giudice di pace;
  • se il reddito conseguito è un’indennità o un gettone di presenza percepiti dagli amministratori locali;
  • se il reddito conseguito è un’indennità comunque connessa a cariche pubbliche elettive;
  • se il reddito conseguito è un’indennità percepita dai giudici onorari aggregati per l’esercizio delle loro funzioni;
  • se il reddito conseguito è un’indennità percepita dai giudici tributari.

Nel Suo caso, tuttavia, il certificato di pensione riporta chiaramente il possesso di 40 anni di contribuzione, per cui, in base all’art.72 co.1 L. 388/2000, la pensione conseguita per inabilità alle mansioni è pienamente cumulabile con i redditi di lavoro.

Nel dettaglio, l’art.72 co.1 L. 388/2000 dispone che “A decorrere dal 1° gennaio 2001 le pensioni di vecchiaia e le pensioni liquidate con anzianità contributiva pari o superiore a 40 anni a carico dell’assicurazione generale obbligatoria e delle forme sostitutive, esclusive ed esonerative della medesima, anche se liquidate anteriormente alla data di entrata in vigore della presente legge, sono interamente cumulabili con i redditi da lavoro autonomo e dipendente.”

La circolare Inps n. 20 del 26.01.2001 precisa poi che “A decorrere dal 1° gennaio 2001 le pensioni di anzianità, le pensioni o assegni di invalidità a carico dell’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti, delle forme di previdenza esonerative, esclusive, sostitutive della medesima (come appunto ex Inpdap), delle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi con un’anzianità contributiva pari o superiore a 40 anni sono interamente cumulabili con i redditi da lavoro autonomo e dipendente.

Per stabilire se l’anzianità contributiva sia o meno pari a 40 anni ai fini dell’applicazione della nuova disciplina, deve essere valutata la contribuzione utile ai fini del diritto, ovvero, se più favorevole, la contribuzione utile per la misura del trattamento pensionistico, compresa la contribuzione utilizzata successivamente al pensionamento per la liquidazione di supplementi (v. circolare n.22 dell’8 febbraio 1999 e messaggio n.4233 del 23 luglio 1999).”

Le uniche eccezioni alla cumulabilità piena in presenza di 40 anni di contributi riguardano pensioni di anzianità ed anticipate diverse dalla pensione per inabilità a proficuo lavoro, oppure l’assegno ordinario d’invalidità, ma solo relativamente alla cosiddetta prima riduzione, per redditi di lavoro che superano di 4 o 5 volte il trattamento minimo.

Nel Suo caso, dunque, Lei non dovrebbe subire alcuna riduzione, ma risulta tra i soggetti esonerati dalla presentazione della dichiarazione reddituale.

Il messaggio Inps 3817/2016 dispone infatti, al punto 2 –“ PENSIONATI ESCLUSI DALL’OBBLIGO DI DICHIARARE I REDDITI DA LAVORO AUTONOMO CONSEGUITI […]

Sono esclusi dall’obbligo di dichiarazione, in quanto non soggetti al divieto di cumulo della pensione con i redditi da lavoro autonomo:

[…]

i titolari di pensione o assegno di invalidità a carico dell’assicurazione generale obbligatoria dei lavoratori dipendenti, delle forme di previdenza esonerative, esclusive, sostitutive della medesima, delle gestioni previdenziali dei lavoratori autonomi con un’anzianità contributiva pari o superiore a 40 anni (v. circolare n. 20 del 26 gennaio 2001). Si precisa che ai fini dei 40 anni è utile anche la contribuzione relativa a periodi successivi alla decorrenza della pensione, purché già utilizzata per la liquidazione di supplementi (v. circolare n. 22 dell’8 febbraio 1999 e messaggio n. 4233 del 23 luglio 1999).”

Certamente, la richiesta Inps di comunicare i redditi di lavoro eventualmente percepiti, alla luce delle disposizioni esposte, risulta senz’altro anomala. Se possibile, vorrei osservare la comunicazione inviata, per comprendere il perché della richiesta: probabilmente si tratta di un problema connesso a procedure informatiche dell’istituto.

Nell’ipotesi in cui le sia richiesta indietro una quota delle pensioni percepite (la prescrizione è decennale), naturalmente si dovrebbe inviare un immediato ricorso, in quanto non sussistono i presupposti per la decurtazione.

Articolo tratto da una consulenza resa dalla Dott.ssa Noemi Secci, Consulente del lavoro



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