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Come provare di essere erede

5 Dicembre 2019
Come provare di essere erede

La prova della qualità di erede nel processo civile o con la pubblica amministrazione: cosa dice la giurisprudenza?

Una recente sentenza della Cassazione [1] ha spiegato che il solo certificato di morte non è sufficiente per dimostrare di essere erede di una persona. Il certificato di morte serve, infatti, per provare l’avvenuto decesso di una persona, ma non accerta quali e quanti eredi il defunto abbia lasciato, né se i chiamati all’eredità l’abbiano accettata o se l’abbiano accettata con il beneficio dell’inventario. Non si tratta dunque di un documento decisivo. Ma allora, come provare di essere erede di una persona deceduta?

La prova della qualità di erede: il certificato di morte 

Sicuramente, in presenza di un testamento, l’atto di accettazione di eredità fatto dinanzi a un pubblico ufficiale – nella specie, il notaio – è il modo migliore per dimostrare la qualità di erede. Ma non sempre è presente un testamento e, a volte, anche la sua lettura non richiede il pubblico ufficiale. Come fare in tali casi? Come provare di essere eredi?

Sempre nella sentenza citata in apertura, con cui la Cassazione ha ritenuto insufficiente il certificato di morte, i giudici sembrano indicare una soluzione. A detta della Corte, il certificato di morte, se unito a uno stato di famiglia (in caso di successione legittima) o a un testamento (nel caso di successione testamentaria) potrebbe essere sufficiente a provare la qualità di erede. 

La prova della qualità di erede: la dichiarazione di successione

C’è, però, un ulteriore aspetto che non viene in questa sede considerato e che è costituito dalla dichiarazione di successione, come noto obbligatoria entro un anno dall’apertura della successione stessa (ossia dalla morte del de cuius). 

Una pronuncia della Cassazione [2] ha stabilito che la qualità di erede non si dimostra attraverso la sola esibizione della denuncia di successione anche se questa ha comunque un valore indiziario.

Attenzione poi a un’altra circostanza: anche la dichiarazione di successione non è sempre necessaria. Come, infatti, abbiamo già spiegato in A chi spetta fare la successione, tale adempimento, che svolge una funzione esclusivamente fiscale (costituendo la “denuncia” all’Agenzia delle Entrate dei beni del defunto passati agli eredi, ai fini della liquidazione della relativa imposta) non è obbligatorio in due ipotesi: a) o quando c’è rinuncia all’eredità; b) oppure quando gli eredi sono il coniuge e i parenti in linea retta (genitori, nonni, figli e nipoti), l’attivo non sia superiore a 100mila euro e nell’eredità non siano presenti immobili (case, terreni, ecc.) o diritti reali immobiliari (servitù, usufrutti, ecc.).

Potrebbe allora ben porsi il caso di un’eredità da dividere ove non sia necessaria la dichiarazione di successione e, nello stesso tempo, non vi sia un testamento. 

Ebbene, in questi casi, per dimostrare di essere eredi bisognerà accompagnare, al certificato di morte, lo stato di famiglia. Viceversa, se il testamento c’è ma non necessita della lettura da parte del notaio, al certificato di morte bisognerà allegare il testamento medesimo. 

La prova della qualità di erede: l’autocertificazione

Di solito, si ricorre all’autocertificazione per dimostrare lo status di un soggetto. La legge, tuttavia, attribuisce efficacia a tale documento solo nei confronti della pubblica amministrazione. Nei confronti dei soggetti privati, invece, come può essere ad esempio una banca, l’autocertificazione ha valore solo se accettata dal soggetto stesso. E così, per sbloccare il conto corrente intestato al defunto, l’istituto di credito è solito richiedere la dichiarazione di successione presentata all’Agenzia delle Entrate. 

Eccezionalmente, la banca può consentire il prelievo necessario alle spese funerarie, prelievo che si rende necessario immediatamente, ancor prima della dichiarazione di successione. In tal caso, per dimostrare la qualità di erede sarà sufficiente l’autocertificazione e il consenso di tutti gli eredi.

L’autocertificazione non ha valore in un processo (difatti, nel processo civile le dichiarazioni di ciascuna parte assumono valore di prova solo se non contestate dall’altra parte o da essa esplicitamente ammesse).

Come dimostrare di essere erede in un processo civile

Durante un processo civile può capitare che una delle parti rivendichi una parte di eredità a questa spettante. Per farlo, però, deve prima dimostrare di essere erede. Come potrà farlo? Con i documenti che abbiamo indicato nel corso del presente giudizio ossia:

  • accettazione di eredità;
  • dichiarazione di successione;
  • certificato di morte unito allo stato di famiglia o, se presente, al testamento.

Come può il creditore dimostrare la qualità di erede?

Potrebbe subentrare un creditore che richieda, agli eredi, il pagamento di somme non corrispostegli dal defunto. Tale pretesa, però, deve essere supportata da una valida prova che il soggetto a cui ci si rivolge è effettivamente un erede e non un semplice “chiamato all’eredità”. Il chiamato all’eredità è colui che potenzialmente è erede (perché citato nel testamento o legato da rapporti di parentela al defunto), ma non ha ancora dichiarato se accetta o meno l’eredità medesima. Il creditore, pertanto, non può limitarsi a produrre uno stato di famiglia per dimostrare la qualità di erede in capo al coniuge, al figlio, ecc., del defunto. 

Secondo la Cassazione, siccome spetta a chi rivendica un proprio diritto nei confronti dei familiari del de cuius dimostrare la qualità di “eredi” di questi ultimi, qualità questa che non si può desumere dal semplice essere “chiamati all’eredità”, solo l’accettazione dell’eredità – espressa o tacita – può costituire una valida prova [3].

Prova della qualità di erede: giurisprudenza

Come provare di essere erede

In tema di successione legittima, il rapporto di parentela con il de cuius a norma dell’art. 565 c.c., quale titolo che conferisce la qualità di erede, deve essere provato tramite gli atti dello stato civile; tuttavia, nel caso in cui essi manchino o siano andati distrutti o smarriti ovvero omettano la registrazione di un atto, la prova dei fatti oggetto di registrazione – quali la nascita, la morte o il matrimonio – può essere data con qualsiasi mezzo, ai sensi dell’art. 452 c.c.. 

Corte appello Roma sez. III, 13/11/2019, n.6908

Il chiamato all’eredità citato in giudizio in qualità di erede deve contestare l’avvenuta accettazione

Il chiamato all’eredità, pur non assumendo la qualità di erede per il solo fatto di aver accettato la notifica dell’atto di citazione, ha l’onere di contestare, costituendosi in giudizio, l’effettiva assunzione di tale qualità, così da escludere la condizione di fatto che ha giustificato la riassunzione. Sovviene al riguardo il generale principio di vicinanza della prova, in quanto il chiamato all’eredità ha l’agevole possibilità di costituirsi e di allegare di non aver accettato l’eredità, mentre la parte non colpita dall’evento interruttivo si troverebbe nella difficoltà di dimostrare l’effettiva qualità di erede del chiamato, vista la complessità dei fenomeni ereditari e non essendovi un sistema di pubblicità che consenta un controllo da parte dei terzi sull’effettiva acquisizione della qualità di erede da parte del chiamato.

Cassazione civile sez. III, 28/06/2019, n.17445

Scioglimento della comunione ereditaria e prova della qualità di erede

L’accoglimento della domanda di scioglimento della successione ereditaria presuppone l’accertamento del titolo a succedere vantato da parte attrice e da parte convenuta. Detto titolo, in caso di successione legittima, consiste negli allegati rapporti di parentela con il de cuius e va necessariamente provato mediante gli atti dello stato civile, ovvero con il certificato di stato di famiglia integrale per uso di successione. Di talché la domanda non può trovare accoglimento ove parte attrice non abbia tempestivamente provveduto alla prova richiesta, avendo omesso di depositare la semplice dichiarazione di successione, ovvero la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà relativa ai rapporti di parentela con il de cuis, o lo stato di famiglia (come nel caso concreto, ove il giudicante non condivide il diverso orientamento interpretativo secondo cui il rapporto di parentela con il de cuius a norma dell’art. 565 c.c., quale titolo che conferisce la qualità di erede, dovrebbe essere specificamente provato tramite gli atti dello stato civile solo nel caso in cui il rapporto di parentela sia in contestazione).

Tribunale Nocera Inferiore sez. I, 27/03/2019, n.412

Prova di erede in appello

Il soggetto che proponga appello nell’asserita qualità di erede di colui che ha partecipato al precedente grado del giudizio deve allegare la propria “legitimatio ad causam” per essere subentrato nella medesima posizione del proprio autore e fornirne, quindi, tramite le opportune produzioni documentali, la necessaria dimostrazione, provando sia il decesso della parte originaria, sia l’asserita qualità di erede; la mancanza di tale prova è circostanza rilevabile d’ufficio, al di là della contestazione della controparte, in quanto attinente alla titolarità del diritto processuale di adire il giudice dell’impugnazione e, come tale, alla regolare instaurazione del contraddittorio. Ai fini del convincimento probatorio, il giudice può utilizzare come argomento di prova, “ex” art. 116 c.p.c., il comportamento tenuto dalle parti, ed in particolare il fatto che la controparte consideri l’intervenuta successione come verificata e riconosca la qualità di erede, ovvero imposti una linea difensiva incompatibile con la mancanza di quella qualità.

Corte appello Reggio Calabria, 07/02/2019, n.102

Causa contro presunto erede: chi agisce deve provare la qualità di erede del convenuto 

In caso di azione giudiziaria instaurata nei confronti del presunto erede, grava su chi agisce in giudizio l’onere di fornire la prova dell’assunzione da parte del convenuto della citata qualità, in applicazione del principio generale dell’art. 2697, comma 1, c.c., rivestendo la qualità di erede natura di elemento costitutivo del diritto azionato nei confronti del soggetto evocato in giudizio nella predetta qualità. L’attore dovrà, dunque, dedurre e comprovare non soltanto la chiamata all’eredità del convenuto, ma altresì l’avvenuta accettazione da parte del soggetto evocato in giudizio, non essendo ipotizzabile alcuna presunzione di avvenuta assunzione della qualità di erede in virtù della mera chiamata all’eredità.

Tribunale Castrovillari sez. I, 12/11/2018, n.1010

La qualità di erede non si prova con la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà

Colui che, assumendo di essere erede di una delle parti originarie del giudizio, intervenga in un giudizio civile pendente tra altre persone, ovvero lo riassuma a seguito di interruzione, o proponga impugnazione, deve fornire la prova, ai sensi dell’art. 2697 c.c., oltre che del decesso della parte originaria, anche della sua qualità di erede di quest’ultima; a tale riguardo la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà non costituisce di per sé prova idonea di tale qualità, esaurendo i suoi effetti nell’ambito dei rapporti con la P.A. e nei relativi procedimenti amministrativi, dovendo tuttavia il giudice, ove la stessa sia prodotta, adeguatamente valutare, anche ai sensi della nuova formulazione dell’art. 115 c.p.c., in conformità al principio di non contestazione, il comportamento in concreto assunto dalla parte nei cui confronti la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà viene fatta valere.

Corte appello Potenza, 02/11/2018, n.745

Colui che, assumendo di essere erede di una delle parti originarie del giudizio, intervenga in un giudizio civile pendente tra altre persone, ovvero lo riassuma a seguito di interruzione, o proponga impugnazione, deve fornire la prova, ai sensi dell’art. 2697 c.c., oltre che del decesso della parte originaria, anche della sua qualità di erede di quest’ultima; a tale riguardo la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà di cui agli artt. 46 e 47 del d.P.R. n. 445 del 2000, non costituisce di per sè prova idonea di tale qualità, esaurendo i suoi effetti nell’ambito dei rapporti con la P.A. e nei relativi procedimenti amministrativi, dovendo tuttavia il giudice, ove la stessa sia prodotta, adeguatamente valutare, anche ai sensi della nuova formulazione dell’art. 115 c.p.c., come novellato dall’art. 45, comma 14, della l. n. 69 del 2009, in conformità al principio di non contestazione, il comportamento in concreto assunto dalla parte nei cui confronti la dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà viene fatta valere, con riferimento alla verifica della contestazione o meno della predetta qualità di erede e, nell’ipotesi affermativa, al grado di specificità di tale contestazione, strettamente correlato e proporzionato al livello di specificità del contenuto della dichiarazione sostitutiva suddetta.

Cassazione civile sez. VI, 10/05/2018, n.11276

note

[1] Cass. sent. n. 31695/19.

[2] Cass. sent. n. 868/2017.

[3] Cass. sent. n. 10525/2010.


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