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Il diritto alle ferie

6 Dicembre 2019 | Autore:
Il diritto alle ferie

Ferie annuali dei lavoratori dipendenti: quante giornate, chi le decide, come sono pagate, come maturano i ratei, entro quando vanno fruite.

Tutti i lavoratori dipendenti, in base alla legge [1], hanno diritto ad un periodo annuale di ferie retribuite non inferiore a quattro settimane. Questo periodo, salvo quanto previsto dalla contrattazione collettiva o da specifiche discipline di categoria [2], va goduto per almeno due settimane nel corso dell’anno di maturazione, consecutive su richiesta del lavoratore, e, per le restanti due settimane, nei 18 mesi successivi al termine dell’anno di maturazione.

Il diritto alle ferie è connesso all’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato ed è irrinunciabile [3], perché finalizzato alla tutela psicofisica del lavoratore. Queste assenze servono, infatti, a reintegrare le energie psicofisiche spese nella prestazione lavorativa e a consentire al lavoratore di partecipare alla vita familiare e sociale.

Le ferie, ad ogni modo, spettano in ugual misura a tutti i lavoratori dipendenti solo teoricamente, in quanto la maturazione del diritto è proporzionata all’orario di lavoro ed è anche collegata alle eventuali assenze o sospensioni dell’attività lavorativa.

Ma procediamo con ordine e facciamo il punto sulle ferie.

Come maturano le ferie?

Ogni anno, in base alla legge, maturano almeno 4 settimane di ferie. I contratti collettivi possono prevedere delle ferie aggiuntive.

Le ferie maturano mensilmente: ipotizzando che il lavoratore abbia diritto, da contratto, a 26 giorni di ferie, ogni mese matura un rateo pari a 2,167 giornate, a meno che non si siano verificate delle assenze che non danno diritto alla maturazione delle ferie.

Durante quali assenze non maturano le ferie

Le ferie non maturano durante le seguenti assenze (a titolo esemplificativo e non esaustivo):

  • aspettativa non retribuita;
  • Cig a zero ore;
  • malattia del bambino;
  • maternità facoltativa;
  • sciopero;
  • assenza ingiustificata.

Durante quali assenze maturano le ferie

Le ferie maturano invece durante le seguenti assenze (a titolo esemplificativo e non esaustivo):

  • Cig orario ridotto;
  • congedo matrimoniale;
  • contratti di solidarietà;
  • ferie;
  • infortunio;
  • malattia;
  • maternità obbligatoria;
  • permessi elettorali;
  • permessi retribuiti;
  • richiamo alle armi.

Come si calcolano le ferie per i lavoratori part time?

Le ferie, per i lavoratori con contratto part time orizzontale, maturano allo stesso modo dei lavoratori a tempo pieno: l’unica differenza consiste nel fatto che, ad ogni giornata di ferie, corrisponde un minor numero di ore.

Il calcolo delle ferie spettanti è differente per chi ha un contratto part time verticale o misto: in questo caso, bisogna aver riguardo alle disposizioni previste negli accordi collettivi applicati; generalmente, si procede a una riduzione delle giornate di ferie spettanti mediante proporzione, rispetto a chi presta servizio in tutte le giornate lavorative.

Entro quando vanno godute le ferie?

Delle 4 settimane di ferie (o del maggior periodo spettante in base al contratto collettivo), almeno 2 settimane vanno fruite nell’anno di maturazione, e le ulteriori 2 settimane entro 18 mesi. I contratti collettivi nazionali possono:

  • ridurre il limite delle 2 settimane, per esigenze eccezionali di servizio o aziendali;
  • prolungare il tetto massimo di 18 mesi per la fruizione delle settimane di ferie residue, purché non sia snaturata la finalità delle assenze, quindi purché si consenta al dipendente un’adeguata tutela psicofisica.

Chi decide quando si va in ferie?

Le ferie sono solitamente concordate tra dipendente e datore di lavoro, ma è quest’ultimo ad avere il potere di decidere in quali giorni il lavoratore si può assentare: il Codice civile [3], infatti, dispone che sia il datore di lavoro a stabilire il periodo annuale di ferie retribuite, possibilmente continuativo, nel rispetto del periodo minimo previsto dalle leggi e dalla contrattazione collettiva.

In altre parole, il datore di lavoro può scegliere l’esatta collocazione del periodo di ferie del dipendente anche senza accordarsi con quest’ultimo, purché:

  • tenga conto anche delle esigenze del lavoratore;
  • assicuri il godimento del periodo minimo di 2 settimane di ferie previsto dalla legge nell’anno di maturazione, o del diverso periodo stabilito dal contratto collettivo applicato;
  • assicuri che il restante periodo di ferie sia goduto entro i successivi 18 mesi dall’anno di maturazione, salvo diversa previsione del contratto collettivo;
  • comunichi al lavoratore con sufficiente e congruo anticipo la collocazione delle giornate di ferie spettanti.

Quando si pagano le ferie?

Le ferie possono essere pagate al dipendente solo al momento della fruizione. A questo proposito, è importante osservare che vige un divieto di monetizzazione delle ferie, in base al quale il lavoratore non può rinunciare alle ferie in cambio di un’indennità.

La monetizzazione delle ferie nel corso del rapporto di lavoro è consentita nei casi di durata contrattuale inferiore all’anno, alla cessazione del contratto e con riguardo alle giornate di ferie extra riconosciute dal contratto collettivo applicato, rispetto alle 4 settimane previste dalla legge.

A quanto ammonta la retribuzione per le ferie?

Gli elementi costitutivi della retribuzione dovuta per le giornate di ferie sono individuati dalla contrattazione collettiva e dal patto individuale [4].

Generalmente, nella retribuzione per ferie sono compresi gli elementi tipici della paga (paga base, contingenza…) e i compensi corrisposti in modo ricorrente, mentre sono esclusi i compensi di natura occasionale.

Vige comunque il principio secondo cui la retribuzione per ferie deve coincidere con la retribuzione ordinaria del lavoratore [5]: in caso contrario, il diritto alle ferie potrebbe risultare compromesso, in quanto il lavoratore potrebbe evitarne la fruizione per non perdere le voci della retribuzione corrisposte solo in caso di effettivo servizio.

I lavoratori con retribuzione mensilizzata, cioè retribuiti sulla base di uno stipendio fisso mensile, hanno diritto alla normale paga mensile; questo perché con la retribuzione mensilizzata vengono aggiunte e decurtate come competenze e detrazioni solo le ore eccedenti o mancanti (straordinari, assenze non retribuite, etc.), rispetto ad una data retribuzione mensile ordinaria; tutto il resto viene riportato sulla busta come valore figurativo.

Per i lavoratori con retribuzione oraria si deve, invece, moltiplicare il numero di ore di ferie godute per la paga oraria: in questo caso, in busta paga si deve indicare separatamente la retribuzione per ferie da quella per le ore lavorate.

Per approfondire: Paga oraria e mensilizzata, differenze.

Ferie non godute

La mancata fruizione delle ferie nei termini stabiliti (come osservato, normalmente 2 settimane entro l’anno di maturazione e le ulteriori 2 settimane entro 18 mesi) espone il datore di lavoro a pesanti sanzioni che vanno:

  • da 100 a 600 euro per ciascun lavoratore cui è riferita la violazione;
  • da 400 a 1500 euro per ciascun lavoratore, se la violazione è commessa per più di cinque lavoratori ovvero si è verificata per almeno due anni;
  • da 800 a 4500 euro per ciascun lavoratore, se la violazione si riferisce a più di dieci lavoratori ovvero si è verificata per almeno quattro anni.

La sanzione non si applica nel caso in cui non sia possibile rispettare il periodo minimo di 2 settimane nell’anno di maturazione, per cause imputabili esclusivamente al lavoratore (ad esempio, prolungati periodi di assenza per malattia, maternità, infortunio).

Contributi sulle ferie non godute

I contributi, in relazione alle ferie spettanti e non fruite entro i 18 mesi dall’anno in cui sono maturate, devono essere versati assieme ai contributi dovuti sulle retribuzioni per il mese di luglio del 2° anno successivo alla maturazione delle ferie, quindi entro il 20 del mese di agosto (nella generalità dei casi). Questo vale anche per le ferie eccedenti la misura minima prevista per legge.

In alcuni casi, però, è possibile differire il pagamento della contribuzione oltre i 18 mesi successivi all’anno di maturazione delle ferie:

  • se la contrattazione collettiva o aziendale prevede un termine più ampio per la fruizione delle ferie rispetto a quello legale: questo termine diventa quindi il momento entro il quale versare anche la contribuzione;
  • se, nel corso dei 18 mesi, l’attività lavorativa è interrotta per le cause previste dalla legge (malattia, infortunio, maternità): in quest’ipotesi, l’obbligo rimane sospeso per un periodo di durata pari a quello del legittimo impedimento, e riprende a decorrere dal giorno in cui il lavoratore riprende l’attività lavorativa [6];
  • se sono concesse la Cig, la Cigs o la Cig in deroga [7].

Ferie godute in più

Se il lavoratore fruisce di un numero di giorni di ferie maggiore rispetto a quelli maturati, i contratti collettivi o gli usi aziendali prevedono che il datore di lavoro possa, alternativamente:

  • pagare l’intera retribuzione mensile e detrarre dal successivo periodo di maturazione i giorni goduti in più (anticipazione di ferie del periodo successivo);
  • pagare la retribuzione decurtata in base ai giorni di ferie non maturati.

note

[1] Art.10 Dlgs. 66/2003.

[2] Art.2 Co. 2 Dlgs. 66/2003.

[3] Art.36, Co.3 Cost., Art. 2109 Cod. Civ.

[4] Cass. Sent. n. 5408/2003.

[5] Cass. Sent. 13428/2019.

[6] Inps, messaggio, n. 18850/2006.

[7] Ministero del lavoro, interpello n. 19/2011.


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1 Commento

  1. Alla monetizzazione del diritto alle ferie non godute per cause non imputabili al lavoratore non osta sulla cosiddetta spending review, non interpretabile nel senso di disconoscere il diritto del lavoratore di beneficiare di una indennità se egli incolpevolmente non abbia potuto fruire delle ferie.

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