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Annullamento viaggio per malattia e rimborso

5 Dicembre 2019
Annullamento viaggio per malattia e rimborso

Motivi di salute: l’agenzia rimborsa il prezzo della vacanza se non c’è assicurazione?

Era tutto pronto: valigia, itinerario, cartine geografiche, guide turistiche e l’immancabile spazzolino da denti quando sei caduto malato. Il viaggio è così saltato proprio all’ultimo minuto per motivi di salute. E mica si tratta di una banale febbre passeggera: il medico ha detto che non puoi assolutamente partire e che sono necessari ulteriori accertamenti. Insomma, devi rimanere sotto controllo. 

Nella tua maniacale organizzazione della vacanza, però, a una sola cosa non avevi pensato: all’assicurazione che potesse rimborsarti in caso di disdetta per forza maggiore. Ora ti chiedi se è possibile – ed eventualmente come – ottenere, in caso di annullamento del viaggio per malattia, il rimborso del prezzo versato all’agenzia. Quest’ultima esige il pagamento di una penale a cui saresti tenuto proprio perché non hai voluto sottoscrivere l’apposita polizza. E siccome si tratta di un importo tutt’altro che basso – quasi un terzo dell’intera spesa – vorresti trovare un modo per sottrarti all’obbligo.

Peraltro, l’imprevisto ha colto di sorpresa sia la tua fidanzata che la coppia di amici che sarebbero dovuti partire con te e che ora, giustamente, intendono rinunciare alla vacanza. 

Cosa prevede la legge in questi casi? Ammesso che per te si profili la possibilità di ottenere la restituzione dei soldi anticipati al tour operator, gli altri compagni di viaggio sono costretti a prendere il volo o devono rassegnarsi alla perdita del denaro? 

Cerchiamo di fare il punto della situazione. E lo faremo tenendo conto che, su questo interessante argomento che potrebbe interesse chiunque, si è più volte pronunciata la giurisprudenza. A stabilire cosa succede in caso di annullamento del viaggio per malattia e se esiste il diritto al rimborso del prezzo è stato, da ultimo, il giudice di pace di Rovereto [1]. 

Annullamento viaggio per forza maggiore e rimborso del prezzo

Probabilmente già sai che, nel 2011, il nostro Parlamento ha approvato una normativa meglio nota come codice del turismo [2] che va ad integrare i diritti del consumatore – già previsti dal codice civile e dallo stesso codice del consumo – proprio in materia di viaggi. Una disposizione contenuta in tale corpo normativo stabilisce che, nell’ipotesi in cui il cliente debba recedere dal contratto di viaggio a causa di una «forza maggiore» ha diritto alla restituzione del prezzo pagato. Non importa, a tal fine, se non ha sottoscritto l’apposita garanzia proposta dal tour operator. Quando sopraggiunge un fatto imprevisto ed imprevedibile che impedisce oggettivamente di prendere l’areo e godersi la propria vacanza, tutte le somme versate devono, senza eccezioni, essere rimborsate. Quindi, l’agenzia non può trattenere neanche una penale. 

Come già aveva stabilito il tribunale di Torino nel 2014 [3] e la Cassazione un anno prima [4], il «fatto imprevisto ed imprevedibile» è un avvenimento che si produce improvvisamente nella sfera di competenza del consumatore e che gli preclude la partenza: usualmente si tratta di un’improvvisa malattia grave e non guaribile con facilità, di un lutto o di un qualche altro serio impedimento successivo alla prenotazione del viaggio che non consente di partire.

Già il nostro codice civile, varato nel lontano 1942, prevede – e la norma non è stata mai cancellata – che se la prestazione viene meno per una forza maggiore non imputabile a nessuna delle parte, il contratto si scioglie e le prestazioni eventualmente anticipate vanno restituite integralmente. 

Dunque se la finalità di piacere, che è il motivo dell’acquisto del pacchetto di viaggio, non si può realizzare, anche per evento sopravvenuto non imputabile alle parti, o nel quale le parti non sono direttamente coinvolte, viene meno l’intero contratto ed entrambi i contraenti sono esonerati dalle rispettive obbligazioni, con conseguente diritto per il viaggiatore alla restituzione dell’intero prezzo pagato.

L’istituto del recesso – ha scritto il giudice di Pace di Verona in un caso molto simile a quello qui in oggetto [5] – esiste proprio per dare la possibilità a una parte di ritirarsi dal rapporto contrattuale liberandosi dai relativi obblighi: si può parlare di recesso, continua il magistrato onorario, quando una parte del contratto risulta regolarmente in grado di ottemperare alle obbligazioni mentre l’altra non lo sia più e, pertanto, le comunica la propria intenzione di svincolarsi dall’impegno.

Diritto dei compagni di viaggio di rinunciare al viaggio

Se è vero, dunque, che per chi si ammala seriamente è dovuto il rimborso del prezzo del biglietto anche se non ha contratto l’apposita assicurazione e che non è dovuta neanche una penale, come si mettono le cose per i suoi compagni di viaggio? Secondo il giudice di Pace di Rovereto, l’agenzia di viaggi deve rimborsare a tutti i clienti la vacanza saltata perché uno di loro è stato ricoverato in ospedale (nel caso di specie si era trattato di una infezione batterica). La grave e improvvisa malattia costituisce una causa di risoluzione per la vendita del pacchetto turistico vista l’impossibilità di fatto degli acquirenti di godere dalla prestazione. Il che esclude l’applicazione della clausola penale prevista per il recesso. Insomma: l’impossibilità sopravvenuta di fruire della prestazione non è addebitabile al viaggiatore e determina la risoluzione del contratto, analogamente a quanto avviene per l’impossibilità di esecuzione autonoma che è causa di estinzione per l’obbligazione.


note

[1] Gdp Rovereto, sent. n. 95/2019.

[2] D.Lgs. 23.5.2011 n. 79, Codice del Turismo. 

[3] Trib. Torino, ord. ex art. 702-bis c.p.c. del 2.10.2014.

[4] Cass. sent. n. 16315 del 24.7.2013.

[5] G.d.P. Verona, sent. n. 957/2016 del 5.04.2016.


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