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Cosa fare per donare il sangue

6 Dicembre 2019 | Autore:
Cosa fare per donare il sangue

A chi rivolgersi per il prelievo e come funziona la procedura? Chi può e chi non può farlo? Si ha diritto a stare a casa dal lavoro?

Un gesto gratuito ed anonimo che può salvare qualche vita. Ecco che cosa significa donare il sangue. Un gesto compiuto in Italia da circa 1 milione e 700mila persone, la stragrande maggioranza dei quali (quasi il 92%) iscritta alle associazioni di volontariato, per lo più all’Avis, che conta oltre 1.270.000 soci donatori. Numeri in aumento anno dopo anno anche se – e questo è un dato che va segnalato – non tra i giovani fino a 35 anni. Se hai valutato qualche volta la possibilità di compiere questo passo, ma non sai cosa fare per donare il sangue, te lo spieghiamo nel dettaglio in questo articolo.

Non è una scoperta dire che la donazione del sangue è un gesto di grande generosità e di enorme importanza. Oltretutto, oggi come oggi, lo si fa in modo pressoché sicuro al 100%, poiché viene utilizzato per il prelievo del materiale medico sterile e monouso. Insomma, non tocca a noi convincerti a donare il sangue (se stai leggendo questo articolo, molto probabilmente non l’hai mai fatto). Quello che possiamo fare è spiegarti cosa fare per donare il sangue ed informarti su chi può e chi non può farlo. Ad alcune persone, infatti, è sconsigliata la donazione per tutelare la loro salute o quella dei riceventi.

Partiamo proprio da qui.

Donazione del sangue: chi la può fare?

In linea di massima, per donare il sangue basta essere maggiorenni ed in perfetto stato di salute. Sulla prima condizione, non c’è spazio per alcun dubbio: devi avere almeno 18 anni e non più di 65. Il medico può, comunque, valutare se accettare la donazione di una persona di età compresa tra i 65 ed i 70 anni in base al suo stato di salute.

Ecco, è su questo punto che ci può essere qualche perplessità. Che cosa si intende per «perfetto stato di salute»? Intanto, non avere un peso corporeo inferiore ai 50 chili. Ricorda che, come abbiamo detto, tante persone possono avere bisogno del tuo sangue. Ma non quanto te.

Donazione del sangue: chi non la può fare

Porte aperte a chi vuole donare il sangue, dunque, ma fino ad un certo punto. Ci sono dei fattori che impediscono di presentarsi in ospedale o presso un’associazione di volontariato per «regalare» il sangue. Ad esempio, non può donare il sangue chi:

  • ha una malattia infettiva;
  • è a stretto contatto con una persona affetta da epatite B: divieto fino a quattro mesi dopo la fine coabitazione;
  • ha fatto una vaccinazione antiallergica: divieto per 72 ore o per 48 ore se la vaccinazione è contro il tetano o contro l’influenza;
  • ha l’influenza, anche se non prende dei farmaci: divieto per due settimane dalla cessazione dei sintomi;
  • ha tatuaggi o pearcing: divieto fino a quattro mesi dopo che sono stati fatti;
  • ha fatto esami endoscopici o interventi chirurgici: divieto fino a quattro mesi dopo oppure fino ad un mese dopo un intervento minore;
  • è stato dal dentista: divieto per 48 ore;
  • ha avuto rapporti sessuali occasionali a rischio: divieto fino a quattro mesi dopo l’ultimo rapporto senza preservativo;
  • ha assunto determinati farmaci: gli antibiotici ed i cortisonici comportano un divieto di donare il sangue per 15 giorni dalla fine della terapia. Mentre per antinfiammatori ed antiaggreganti, si deve attendere una settimana. Non così, invece, per gli antidepressivi: si può fare la donazione già dal giorno dopo la fine della terapia.

Donazione del sangue: quali tipi?

Probabilmente, non sai che esistono diversi tipi di donazione del sangue. Quella più comune, a cui si pensa subito, è la donazione del sangue intero, cioè: quello che a te viene tolto finisce così com’è nelle vene di un’altra persona, per dirlo nel modo più immediato possibile. Ma non è così semplice.

Esiste, certamente, la donazione di sangue intero. In pratica, vengono prelevati allo stesso tempo tutti i componenti del sangue, quindi globuli rossi e bianchi e piastrine, che verranno separati successivamente.

Ma c’è anche la cosiddetta aferesi. Si tratta di un tipo di donazione che consente di prelevare solo il componente del sangue che serve, attraverso una macchina che separa le cellule. Gli altri componenti del sangue vengono iniettati di nuovo al donatore.

Allo stesso modo, è possibile fare un prelievo multicomponenti, quando anziché uno solo vengono selezionati due in contemporanea.

Ci sono, infine, altri tipi di donazione come, ad esempio, quella di cellule staminali dal sangue del cordone ombelicale o dal midollo.

Donazione del sangue: come fare?

La procedura da seguire per donare il sangue non è complicata. Prima di tutto, devi recarti a digiuno in uno dei punti dedicati all’accoglienza di chi vuole diventare donatore, come un’associazione di volontariato o il servizio trasfusionale degli ospedali.

Qui, ti verrà chiesto un documento d’identità valido e consegnato un questionario da compilare. I tuoi dati saranno inseriti nella Banca dati del Sistema trasfusionale.

Ci sarà, quindi, un colloquio individuale con un medico ed una visita per avere un primo riscontro sulla tua pressione, la tua frequenza cardiaca, l’emoglobina ed il peso. In questo modo, il medico capirà se puoi diventare o meno donatore di sangue in base alle tue condizioni psicofisiche.

Se tutto va bene, potrai cominciare la donazione, dopodiché ti viene offerta la colazione.

Donazione del sangue: si ha diritto a stare a casa dal lavoro?

Il lavoratore dipendente che ha fatto una donazione di sangue ha diritto ad una giornata di riposo retribuita attraverso il conguaglio con i contributi dovuti all’Inps. Il riposo di 24 ore decorre dal momento in cui lascia il posto di lavoro per effettuare il prelievo oppure dal momento della donazione riportato sul certificato medico.

Attenzione, però: per avere il permesso retribuito legato alla donazione è necessario:

  • donare almeno 250 grammi di sangue;
  • fare la donazione presso un centro autorizzato dal ministero della Sanità;
  • consegnare al datore di lavoro la dichiarazione che attesti l’avvenuta donazione gratuita del sangue (indicando ore di permesso e retribuzione) oltre al certificato rilasciato da chi ha effettuato la donazione, che riporti i dati del lavoratore, il giorno e l’ora della donazione e la quantità di sangue prelevato.

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