I pensionati Pa potrebbero tornare in servizio

5 Dicembre 2019
I pensionati Pa potrebbero tornare in servizio

Un emendamento alla Legge di Bilancio prevede la possibilità, per i pensionati recenti, di svolgere incarichi di tutoraggio per formare i nuovi assunti. 

Neanche la pensione è definitiva, quando c’è l’esigenza delle pubbliche amministrazioni di formare i nuovi assunti. Così entra in gioco l’esperienza dei pensionati, che potrebbero rientrare nei ranghi del pubblico impiego allo scopo di insegnare compiti e mansioni ai giovani appena arrivati.

L’agenzia stampa Adnkronos apprende ora il contenuto di un emendamento che il Governo si accingerebbe a presentare al disegno di Legge di Bilancio 2020, in fase di discussione parlamentare molto intensa in questi giorni e che dovrà essere approvato entro fine anno. Sarebbe una sorta di “staffetta generazionale” che consentirebbe alle amministrazioni pubbliche di avvalersi di pensionati (da poco, come vedremo subito) nel ruolo di ‘tutor‘, con affiancamento del più anziano ed esperto al giovane neo assunto che ha necessità di apprendere i rudimenti del mestiere e così di essere messo in grado di svolgere compiti e mansioni assegnati, proprio quelli ricoperti fino a poco tempo prima dal collega ora pensionato.

L’emendamento proposto prevede che le pubbliche amministrazioni potranno utilizzare, a partire dal 2020, il personale posto in quiescenza, che abbia cessato il servizio da non oltre sei mesi e che abbia fornito la propria disponibilità a svolgere incarichi di tutoraggio a favore del personale nuovo assunto in ruoli assimilabili a quelli rivestiti prima della cessazione dal servizio. Una possibilità, però, che prevede la prestazione di questi incarichi a titolo gratuito e al massimo per due anni, ma che a prescindere dall’assenza di compenso, metterebbe a frutto un patrimonio di conoscenze maturate da coloro che hanno decenni di servizio negli uffici pubblici, altrimenti destinato a disperdersi.

Sempre in tema di formazione del personale, il governo ha allo studio una misura per superare l’attuale tetto di spesa non superiore al 50% della spesa sostenuta per la formazione nel 2009. Un’esigenza che
nasce dal necessario aggiornamento professionale con strumenti e tecniche digitali di cui le Pa si sono dotate. Inoltre, si prevede l’obbligo per le Pa di dotarsi di un apposito piano triennale per la formazione. Infine, un’altra misura prevede una proroga al 2021 per le progressioni interne.



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5 Commenti

  1. Giuseppe Neri. Insomma a noi non ci hanno mai formato o quasi mai. Ora vogliono che noi formiamo i giovani aggratis, dopo una vita di lavoro. Penso che riceveranno dai pensionati sonore pernacchie.

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