Diritto e Fisco | Editoriale

Avvocati delegati alle divisioni di eredità: la norma rischia di cadere nel nulla

30 luglio 2013


Avvocati delegati alle divisioni di eredità: la norma rischia di cadere nel nulla

> Diritto e Fisco Pubblicato il 30 luglio 2013



Non esiste ancora una norma che attribuisce ai legali, così come per i notai, il potere di autenticare le firme che è richiesto per poter delegare le operazioni di ripartizione.

Rischia di essere inefficace la disposizione del decreto del fare che consente anche agli avvocati (come sino ad oggi è stato per i notai) di essere professionisti delegati alla divisione dei beni in comune.

Di tale novità avevamo già parlato in un precedente articolo “Avvocati come notai: abilitati alle divisioni di eredità a domanda congiunta”. In sintesi, con la nuova norma inserita dal decreto del Fare [1], le parti interessate alla divisione di una comunione ereditaria possono presentare ricorso congiunto al giudice per chiedere la nomina di un notaio o (da oggi) di un avvocato.

Il soggetto delegato alle operazioni di divisione deve avere i poteri di autentica delle firme. E qui sta il problema. Se, infatti, per i notai è indiscusso il potere di autenticare le firme (essendo ciò l’anima stessa della loro funzione), ai legali invece questa capacità non è concessa dalla legge, salvo che non sia stabilito da una norma specifica (come nel caso delle procure degli atti processuali).

Certo è che se si riuscisse a superare questo scoglio (anche solo con l’approvazione di una disposizione ad hoc), l’ingresso della classe forense nella gestione delle operazioni di divisione potrebbe offrire alcune opportunità di lavoro.

Perché si possa procedere alle operazioni di divisione è necessario che vi sia una richiesta congiunta al giudice da parte di tutti gli aventi titolo allo scioglimento della comunione (condividenti, creditori e aventi causa). Diversamente, il provvedimento di delega adottato dal giudice decade.

Occorre inoltre che non sussista alcuna controversia o contestazione sul diritto alla divisione né sulle quote o altre questioni: ipotesi questa non rara.

Inoltre, il giudice nomina un esperto estimatore: e sono le determinazioni di quest’ultimo a incidere in pratica di più in queste procedure.

Le parti hanno la possibilità di indicare al giudice un professionista delegato di loro fiducia. Se invece manca l’accordo, sarà il giudice a nominarlo in autonomia.

Il professionista incaricato predispone il progetto di divisione o dispone la vendita dei beni non comodamente divisibili.

note

[1] Il nuovo art. 791-bis cod. proc. civ.

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