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Successione: bisogna dichiarare contanti, arredo e gioielli?

6 Dicembre 2019
Successione: bisogna dichiarare contanti, arredo e gioielli?

La presunzione di esistenza, nell’attivo ereditario, di denaro, preziosi e mobili fino al 10% del valore della successione non richiede apposita dichiarazione. 

Quando sono morti i tuoi genitori, nei cassetti avete trovato alcuni gioielli di valore appartenenti a tua madre, dei contanti custoditi in vario modo (per lo più in cassaforte) e oggetti d’arredo di tutti i tipi. Alcuni di questi erano parte della mobilia dell’abitazione: pezzi di antiquariato che, nel tempo, hanno acquistato un certo pregio tra gli estimatori del settore. 

Come la legge impone, entro un anno dal decesso, avete presentato la cosiddetta dichiarazione di successione, denunciando il valore dei beni dell’asse ereditario. Ma, in quel momento, vi siete chiesti se bisogna dichiarare anche contanti, arredo e gioielli. Che succede se, nell’intento di occultare tali beni al fine di pagare meno imposte, qualcuno un giorno se ne dovesse accorgere? E come far confluire il denaro contante nei conti in banca senza insospettire l’Agenzia delle Entrate? 

A questa domanda ha fornito un interessante chiarimento la Cassazione con una recente sentenza [1].

La presunzione di esistenza di denaro, gioielli e mobilia

Il Tus (il testo unico dell’imposta di successione) [2] stabilisce, con un’apposita norma, che si considerano compresi, nell’attivo ereditario, denaro, gioielli e mobilia per un importo pari al dieci per cento del valore globale netto imponibile dell’asse ereditario. E ciò vale anche se tali beni non vengono dichiarati dagli eredi con l’apposita dichiarazione di successione o vengono dichiarati per un importo minore. 

La norma è stata scritta proprio al fine di evitare manovre elusive di chi, trovando in cassaforte o nei vari meandri della casa del de cuius beni di valore, li occulti al Fisco. Non potendo, infatti, l’Agenzia delle Entrate entrare in casa del defunto non appena questi passa a miglior vita, e non riuscendo pertanto ad avere contezza esatta del valore del suo patrimonio, ne presume esistente sempre una quota pari al 10%, quota che ovviamente va ad incrementare l’imposta di successione.

Ma come si calcola la presunzione di denaro, gioielli e mobilia?

Secondo la sentenza della Cassazione, la predetta percentuale del 10% si applica solo se, nella dichiarazione, sia indicato per detti beni un valore inferiore a quello presunto. Se, invece, nella dichiarazione, il denaro, i gioielli e la mobilia siano dichiarati in misura superiore all’importo presunto, la presunzione non si applica e l’imposta di successione viene calcolata sul valore denunciato dagli eredi.

Tanto per fare un esempio, si pensi a un’eredità di 2 milioni (dedotta la franchigia di 1 milione che si calcola su tutte le successioni tra coniugi o tra familiari in linea retta come genitori, figli e nipoti). Gli eredi trovano in cassaforte valori per 100mila euro tra contanti, gioielli e oro. In tal caso, la predetta percentuale del 10% si deve calcolare non sul valore di 2 milioni, ma su 1,9 milioni (2 milioni – 100mila euro), ottenendosi il risultato di una presunzione del valore di 190mila euro (1 milione 900mila x 10%), con la conseguenza che il valore imponibile diventa di 2 milioni e 190mila euro.

Al contrario, se nella dichiarazione di successione vengono dichiarati «denaro, gioielli e mobilia» per un valore pari o superiore al 10% del valore netto imponibile dell’attribuzione ereditaria, non si deve far luogo ad alcun aumento della base imponibile; la tassazione avviene regolarmente sul valore dichiarato, senza tenere quindi conto della percentuale del 10%.

Posso versare sul conto corrente i contanti del defunto?

In questi termini, è facile comprendere come, se i contanti trovati a casa del defunto sono inferiori al 10% del valore dell’attivo dichiarato, essendo la loro esistenza già presunta per legge, non ci sarà alcun problema a versarli sul conto. Nonostante la tracciabilità dell’operazione, infatti, l’Agenzia delle Entrate non potrà ritenere che siano frutto di evasione. Se i contanti, invece, dovessero superare il valore del 10% dell’asse ereditario, sarà bene farne apposita menzione nella dichiarazione di successione e, a seguito dell’ordinaria tassazione, si potrà versarli in banca.

Cosa si intende per denaro, gioielli e mobilia?

Nel concetto di «denaro» viene ricompreso il denaro cartaceo e le monete in metallo non prezioso in corso legale; non sono, dunque, ricomprensibili, in tale perimetro, le monete “fuori corso” e le monete (come quelle auree) che, seppure “in corso”, non siano adoperate come comune metodo di pagamento del prezzo dovuto. 

Nel concetto di «gioielli» non si ricomprendono le monete preziose, i lingotti e anche i gioielli oggetto di commercio.

Per «mobilia» si intende, invece, «l’insieme dei beni mobili destinati all’uso o all’ornamento delle abitazioni» (e, quindi, i complementi d’arredamento, i soprammobili, i tappeti, le porcellane, i cristalli, l’argenteria, i quadri, le stampe, le sculture, eccetera).


note

[1] Cass. sent. n. 31806/2019.

[2] Art. 9 del D.lgs. n. 346/1990 (il Testo Unico dell’imposta di successione). 


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