Processo civile: con la riforma si saprà quanto dura la causa

6 Dicembre 2019 | Autore:
Processo civile: con la riforma si saprà quanto dura la causa

Il disegno di legge delega prevede l’obbligo per il giudice di stabilire il calendario delle udienze. Così le parti sapranno subito quanto durerà il processo.

Mentre la riforma del processo penale naviga ancora in alto mare e non trova ancora soluzioni (un singolo intervento, la riforma della prescrizione è così contestato da essere stato definito una catastrofe) sul fronte dei processi civili si intravede, invece, qualche certezza all’orizzonte. Al di là degli aspetti tecnici, come il mutamento dei riti processuali, che riguardano direttamente gli addetti ai lavori a partire dagli avvocati (abbiamo illustrato le novità ieri in arriva il nuovo processo civile) i cittadini sono interessati soprattutto ad avere tempi certi per le cause civili che intraprendono, o che subiscono. Vogliono, cioè, sapere quanto durerà il processo. Ma finora nessuno era in grado di dare una risposta compiuta.

Come tutti ben sanno, una volta instaurato il processo, le strade che la causa in corso può intraprendere sono varie e difficilmente prevedibili, specie all’inizio, quanto tutto è molto incerto e non si sa cosa succederà e quando. Questo comporta una notevole incertezza nei tempi di svolgimento per arrivare a conclusione; gli stessi avvocati non riescono a ipotizzarli perché molto dipende dalle iniziative delle controparti e dai tempi del giudice. Anche una volta ottenuta la sentenza – spesso a distanza di parecchi anni da quando la causa era iniziata – se essa viene impugnata si ricomincia da capo nel successivo eventuale grado di giudizio e neanche in questa fase si può conoscere o prevedere la durata del processo, almeno fin quando non viene comunicata alle parti la data di svolgimento dell’udienza finale.

Adesso, tutto questo sta cambiando: ieri sera, il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge delega per garantire l’efficienza del processo civile. Il presidente Conte lo ha definito “un provvedimento che segna una svolta  per l’accelerazione dei tempi della giustizia civile”. L’importanza, spiega il premier, sta nel fatto che è una riforma strutturale e non contingente; ridisegna, cioè, tutta l’architettura e il sistema dei processi e non si limita a intervenire solo su qualche particolare aspetto. Nelle misure varate, però, ce n’è una in particolare che interessa da vicino tutti i cittadini: si introduce l’obbligo, per il giudice incaricato della trattazione della causa, di stabilire sin dall’inizio il calendario delle udienze.

Con ciò si potranno toccare con mano i tempi stabiliti e tendenzialmente certi perché li avrà stabiliti proprio il giudice con un suo provvedimento ufficiale e specifico per quella singola causa (ben diverso dal calendario generale, che si limita a indicare le date di udienza di ogni ufficio giudiziario). Quindi, finalmente concetti sinora astratti – come semplificazione, speditezza, razionalizzazione, di cui da anni si parla – diventano concreti grazie a questo semplice accorgimento. La legge delega, infatti, prevede espressamente che il giudice avrà l’obbligo, quando provvede sulle istanze istruttorie delle parti, di predisporre il calendario delle udienze. Dovrà farlo appena il processo prende le mosse, cioè quando le parti hanno presentato le rispettive domande (cosa chiedono) e opposizioni (perché si oppongono e cosa eventualmente chiedono di rimando) e sono davanti al giudice per presentare le loro richieste di prove, il modo in cui intendono dimostrare al giudice la fondatezza delle loro richieste.

In questo momento, il giudice incaricato della trattazione della causa avrà il quadro della situazione necessario per decidere i tempi: saprà cosa le parti del giudizio hanno chiesto e perché e come intendono provarlo. Quindi, potrà valutare se il processo di preannuncia complesso (ad esempio, perché richiederà di sentire molti testimoni o di svolgere accertamenti tecnici e peritali) oppure semplice (come quando la causa è basata su documenti chiari e già acquisiti) e sarà in grado di stabilire in concreto quante udienze saranno necessarie per assumere questi mezzi di prova richiesti dalle parti. A questo punto, dovrà indicare precisamente i tempi e cioè le date in cui si svolgeranno queste udienze.

Le parti del processo lo sapranno subito e potranno regolarsi di conseguenza: ad esempio, conosceranno immediatamente che la loro causa richiederà due udienze, una il 18 marzo e una il 25 novembre 2020, di cui la prima per sentire i testi e la seconda per precisare le conclusioni; oppure se saranno necessarie 10 udienze, delle quali saranno indicate in anticipo tutte le date e gli adempimenti da svolgere in ciascuna, fino a quella finale, dopo la quale il giudice deciderà la causa. “Il giudice fornisce alle parti il calendario con i tempi in modo che la parte saprà quanto dura il suo processo”, ha dichiarato il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, che stima grazie a questo semplice accorgimento un abbattimento dei tempi processuali del 50%, perché tutte le parti coinvolte sapranno in anticipo cosa si farà e quando.



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