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Quali diritti si perdono con il divorzio

10 Dicembre 2019 | Autore:
Quali diritti si perdono con il divorzio

Quali diritti vengono meno con il divorzio? Il caso particolare della pensione di reversibilità e del Tfr.

Quando due persone si sposano, non si limitano a formalizzare la propria unione spirituale e sentimentale, ma sottoscrivono un vero e proprio contratto, dal quale nascono reciproci obblighi e diritti. Una situazione che permane per l’intero rapporto matrimoniale, ma che la legge non ritiene definitiva, potendo i coniugi decidere di separarsi e poi divorziare. Col divorzio, infatti, il contratto di matrimonio, stipulato il giorno delle nozze, si scioglie definitivamente e vengono così meno tutti i principali diritti che derivavano dal rapporto formale di coppia. Tuttavia, per meglio approfondire l’argomento, quali sono i diritti che si perdono con il divorzio?

Te lo stai chiedendo da un po’ di tempo, poiché la situazione nella tua famiglia non è delle più rosee. Il rapporto con tuo marito è, ormai, ai minimi termini e stai valutando l’opportunità di separarti da lui e di divorziare appena possibile. Prima, però, di affrontare questa importante e definitiva decisione e di rivolgerti ad un avvocato per compiere i passi necessari, ritieni opportuno assumere alcune fondamentali informazioni sulla questione.

Pertanto, ti chiedi: quali diritti perdo con il divorzio? In caso di morte, ho diritto alla pensione di reversibilità? Sarò ancora un erede del mio coniuge? Ho ancora diritto al tfr del coniuge? Proseguendo nella lettura di questo articolo troverai risposta alle tue domande.

Divorzio: gli effetti principali

Come ho anticipato in premessa, il matrimonio è un vero e proprio contratto, con tanto di obblighi e reciproci diritti, ma se questo viene sciolto, inevitabilmente esso cessa di produrre effetti tra le parti. Pertanto, gli ex coniugi, con il divorzio, diventano degli estranei in tutti i sensi, tant’è che hanno facoltà di risposarsi e di contrarre nuovamente un contratto di matrimonio. È noto, altresì, che la coppia non avrà più l’obbligo di reciproca assistenza (fermo restando l’eventuale mantenimento previsto), non dovrà certo coabitare e sarà stata sciolta l’eventuale comunione legale dei beni (ma tali circostanze si concretizzano già con la separazione legale). La moglie, inoltre, perderà la prerogativa di poter utilizzare il cognome del marito [1], anche se nella pratica di tutti i giorni è diventata una modalità poco applicata. Insomma, marito e moglie non saranno più tali e, in ragione del matrimonio ormai scioltosi, nulla dovranno riconoscere e pretendere dall’altro, fatta eccezione per alcuni aspetti che saranno approfonditi nel prosieguo dell’articolo.

Divorzio: la pensione di reversibilità

Leggendo quanto scritto in precedenza, avrai sicuramente capito che i coniugi divorziati perdono ogni reciproco diritto, fatte salve alcune eccezioni, quale l’eventuale mantenimento. Un’altra eccezione riguarda la cosiddetta pensione di reversibilità, normalmente prevista a favore del coniuge superstite, ma anche a vantaggio di quello divorziato. Tuttavia, per quest’ultima ipotesi, la legge [2] richiede necessariamente la presenza di alcuni requisiti:

  • il coniuge superstite, ma divorziato, deve essere già assegnatario di un assegno di divorzio e non deve aver perso per revoca tale diritto o averlo conseguito mediante versamento in un’unica soluzione;
  • il coniuge superstite, ma divorziato, deve essere rimasto scapolo o nubile. In pratica, non deve essersi risposato;
  • la pensione, da cui scaturisce la reversibilità, deve essere maturata in relazione ad un rapporto di lavoro svolto dall’ex coniuge deceduto, in un periodo antecedente alla sentenza di divorzio.

Quindi, se dovesse mancare anche uno solo di questi presupposti, il coniuge divorziato non avrebbe diritto alla pensione di reversibilità del coniuge defunto. Viceversa, se il lavoratore si fosse, nel frattempo, risposato, la pensione di reversibilità sarebbe riconosciuta ad entrambi i coniugi (cioè a quello divorziato ed a quello col quale il defunto era coniugato al momento del decesso). In questo particolare caso, la pensione andrebbe divisa tra i due aventi diritto, tenendo conto della durata dei rispettivi matrimoni ed a seguito di decisione assunta dal tribunale, invocato a riguardo [3].

Eredità: cosa spetta al coniuge divorziato?

Normalmente, cioè in pendenza del matrimonio, il coniuge è uno degli eredi principali: lo è sia in assenza di testamento sia in presenza delle ultime volontà del defunto coniuge, visto che questi deve riservare all’altro una quota minima del proprio patrimonio. La descritta situazione cambia radicalmente con il divorzio, in virtù del quale i due della coppia diventano del tutto degli estranei. Per questa ragione, il coniuge divorziato non è parte della successione ereditaria di quello defunto, a meno che questi (ipotesi abbastanza inconsueta) non abbia lasciato qualcosa all’ex, tramite testamento e pur non avendo alcun obbligo a farlo.

Divorzio: diritto al Tfr

La legge [4] nonostante il divorzio, concede all’ex coniuge il diritto di pretendere una quota del Tfr maturata dall’altro. In particolare, tale facoltà, è riconosciuta in presenza dei seguenti presupposti:

  • la coppia deve aver già divorziato;
  • l’ex coniuge deve avere diritto a percepire un assegno divorzile;
  • l’ex coniuge non deve essersi risposato.

Quindi, ricorrendo i predetti presupposti, il coniuge divorziato può pretendere una percentuale del Tfr dell’ex, nella misura del 40% dell’indennità maturata durante gli anni del matrimonio. Tra questi, andranno calcolati anche quelli durante i quali i coniugi erano semplicemente separati. 


note

[1] Art. 143bis cod. civ.

[2] Art. 9 co. 2 Legge 898/1970

[3] Art. 9 co. 3 Legge 898/1970

[4] Art. 12bis Legge 898/1970.


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