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Ecco chi gli italiani vorrebbero al potere

6 Dicembre 2019
Ecco chi gli italiani vorrebbero al potere

Di fronte alle incertezze e indecisioni della politica, il 48% dei cittadini vorrebbe un accentramento delle decisioni. Ma per il Censis esistono altre soluzioni.

È un quadro allarmante quello che emerge dall’ultimo Rapporto del Censis, il 53°, che analizza la situazione sociale ed economica del Paese ed è stato diffuso oggi dall’agenzia stampa Adnkronos. Incertezza e sfiducia dei cittadini dilagano, ma non prevalgono. “I segnali di contrapposizione a un racconto al ribasso sono ancora deboli. Ma nella reazione al vortice della crisi e nell’avvio di nuovi e diversi processi di consolidamento dello sviluppo il popolo si sta aprendo alla speranza” dice il Rapporto.

Intanto dall’analisi svolta risulta che per gli italiani i limiti della politica attuale sono nella rassegnazione a non decidere. “Tante, troppe riforme strutturali – rileva il Censis – sono state annunciate, ma mai concretamente avviate: nella scuola, nella giustizia, nella sanità, nella fiscalità, nel quadro istituzionale. Lo scenario nel quale ci muoviamo è affollato da non decisioni: sul contenimento della pressione migratoria, sulla digitalizzazione, sulla politica tributaria, sulle concessioni e sui lavori per le grandi infrastrutture di rete, sui servizi idrici o per i rifiuti, sulla collocazione delle scorie nucleari. Non per aver scelto, ma per non averlo fatto, la politica ha fallito e ha smarrito se stessa”.

Così, nel quadro di una politica che non sa decidere e che non guarda avanti, arrivano preoccupanti “pulsioni antidemocratiche”. Tanto è vero, rileva il Censis, che ora il 48% dei cittadini si dice favorevole all’uomo forte al potere. Nella società ansiosa di massa, si rileva, si ricorre a stratagemmi individuali per difendersi dalla scomparsa del futuro. Sfuggiti a fatica al mulinello della crisi, adesso l’incertezza è lo stato d’animo con cui il 69% degli italiani guarda al futuro, mentre il 17% è pessimista e solo il 14% si dice ottimista.

La società italiana, rileva il Censis, ha guardato a lungo inerte al cedimento delle sue strutture portanti. Questo cedimento, osserva il Censis, richiede di “porre argini o individuare punti di sostegno per frenare lo sgretolamento, per provare ad ancorarsi e tentare un cambio di direzione”. Non certo attraverso un accentramento dei poteri, ma con la costruzione di “piastre di sostegno”, che facciano leva sulla forza del nonstro sistema produttivo, dalla “dimensione manifatturiera” alla “capacità di innovare e, almeno in parte, trainare la crescita“.

Ci sono – prosegue il Censis – “le nubi nere all’orizzonte dell’economia mondiale e le ipotesi di una nuova guerra dei dazi e delle valute, che alimentano tanti interrogativi sulla capacità di resistenza delle industrie italiane, ma non c’è dubbio che nell’arena internazionale il nostro Paese, con le sue fabbriche, esprime ancora un’idea forte di qualità e capacità competitiva”.

Restano certo irrisolti i nostri problemi di fragilità strutturale dell’ambiente naturale e costruito, ma, osserva il Censis, è fuor di dubbio che la speranza di provare a metterci mano muove a una spontanea e diffusa partecipazione. È un’altra ipotesi di piastra di ancoraggio, insieme a quella, ancor più incerta, dellla rimessa in circuito del risparmio privato. Il decennio, rileva il Censis, ha lasciato indietro, senza risolverlo, l’interrogativo su come si possano dare tempi, luoghi e strumenti di bilanciamento tra risposte ai bisogni di base e nuova alimentazione delle ambizioni individuali. Ora osserviamo i primi segnali di un tentativo di rinegoziazione dei meccanismi e degli interessi individuali e collettivi. Vedremo se la fase negoziale che si va aprendo comporterà anche una logica di nuova confederalità della rappresentanza o se, al contrario, è passato il tempo dei corpi intermedi.



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