Leucemia: nuove speranze dalla ricerca italiana

6 Dicembre 2019
Leucemia: nuove speranze dalla ricerca italiana

Uno studio tricolore protagonista al Congresso Ash di Orlando.

Ricevere una diagnosi di leucemia, affrontare un trapianto di midollo osseo e poi ammalarsi di nuovo a distanza di mesi o magari di anni. La gioia di una vittoria apparente, annullata dal dolore di un male che ritorna. Si può stimare che, per la forma mieloide acuta di questo tumore del sangue, in Italia accada ogni anno a 120-600 persone, considerando che “nel nostro Paese nel 2018 sono stati eseguiti circa 2 mila trapianti di midollo, il 60% dei quali per leucemia mieloide acuta, e che questa patologia recidiva nel 10-50% dei casi”. Lo spiega all’AdnKronos Salute Luca Vago, direttore del Laboratorio di immunogenetica, genomica e immunobiologia delle leucemie dell’Irccs ospedale San Raffaele di Milano, che sul dramma “psicologico e sociale” delle ricadute di leucemia post-trapianto farà il punto al 61esimo Congresso Ash (American Society of Hematology).

Durante il summit, in programma dal 7 al 10 dicembre a Orlando in Florida, Vago è stato chiamato ad animare due sessioni dell’Education Program organizzato dagli ematologi Usa per aggiornare i colleghi di tutto il mondo. Lo scienziato inquadrerà lo stato dell’arte del problema e le possibili soluzioni, perché anche grazie alla ricerca tricolore si prospettano nuove speranze contro la leucemia che ‘fa bis’.

“Attualmente la terapia delle recidive di leucemia post-trapianto consiste nell’infondere nuovi linfociti del donatore – ricorda Vago – ma se la leucemia è diventata invisibile al sistema immunitario, tale terapia risulta del tutto inefficace”. L’obiettivo è dunque quello di individuare e colpire i ‘trucchi’ che il tumore adotta per mascherarsi, rendendosi irriconoscibile alle cellule-soldato deputate a combatterlo. “E gli studi che tre ricercatori del mio gruppo porteranno all’Ash – sottolinea il capo laboratorio – spiegano i meccanismi coinvolti nel 70% delle recidive di leucemia“.

In qualche modo, la leucemia che si ripresenta è un ‘effetto collaterale’ dei successi terapeutici. Grazie al progresso della medicina e in particolare dell’ematologia, più volte apripista per svolte storiche nella guerra al cancro, “oggi siamo in grado di offrire il trapianto di midollo a quasi tutti i pazienti in cui è indicato – osserva Vago – E mentre un tempo capitava che di complicanze immunologiche o infettive da trapianto si morisse, adesso è l’eccezione. L’aspettativa di vita dei malati cresce e così purtroppo c’è il tempo di vedere a volte il tumore ricomparire”.

Non a caso ci sono le recidive di leucemia al centro di tre dei quattro ‘Top Trainee Abstracts’ di giovani italiani che saranno premiati nel corso del meeting americano. Uno degli autori, Pier Edoardo Rovatti, lavora nel team di Vago e studia un anticorpo bispecifico costruito per bypassare una mutazione genetica che le cellule del cancro sviluppano per nascondersi dalle difese immunitarie. Il farmaco sperimentale, una proteina sintetica ‘bifronte’ prossima alla fase clinica, fa da ponte tra i linfociti T e la cellula leucemica che viene agganciata in un punto diverso da quello mutato.

“Sempre nel mio gruppo – riferisce il responsabile – presenteranno all’Ash Elisa Sala e Valentina Gambacorta. Valentina parlerà di un lavoro importante che abbiamo pubblicato quest’anno su altre modalità con cui la leucemia si rende invisibile al sistema immunitario. Modalità non genetiche ma epigenetiche, relative cioè a lesioni non permanenti bensì a geni ‘spenti’, silenziati. Gambacorta studia farmaci epigenetici che riaccendono questi geni in modo che la leucemia torni visibile. Anche in questo caso i test clinici sono vicini. Elisa, invece, in uno studio di genomica caratterizza le diverse mutazioni specifiche dei pazienti che recidivano”. Nuovi possibili bersagli di cura, svelati dalla ricerca italiana.



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