Minorenni profilati sui social: scoppia il caso

6 Dicembre 2019
Minorenni profilati sui social: scoppia il caso

Molti ragazzi nascondono la loro vera età, ma hanno prestato il consenso alla profilazione; così i dati delle loro attività vengono registrati ed utilizzati.

Un sondaggio realizzato per il Tg3 Rai da ‘Osservare Oltre’ (Associazione Nazionale Presidi ed eTutorweb) anticipato oggi dall’agenzia stampa Adnkronos fa esplodere il caso delle profilazioni fuori legge nei confronti di bambini e ragazzi che frequentano i social su internet: emerge un quadro preoccupante di regole stabilite ma di fatto inapplicate o aggirate.

I risultati mostrano che molti minorenni usano i social bypassando la legge; in alcuni casi, questo avviene in modo consapevole, in altri no. Tra questi ultimi casi ci sono proprio le profilazioni vietate dalla legge. Il sondaggio rappresenta “un unicum per molte ragioni. Innanzitutto, per l’età degli intervistati, bambini e ragazzi tra i dieci e i quattordici anni, tutti studenti della scuola media inferiore, poi per il numero degli intervistati, ben 7896 preadolescenti che hanno risposto alle domande in maniera anonima, senza influenza degli adulti ed in assoluta libertà”.

In base alla normativa vigente, per utilizzare i social network bisogna avere almeno 14 anni, tra i tredici ed i 14 è possibile farlo, ma con la supervisione dei genitori. Sotto i 13 anni è semplicemente vietato usare Facebook, Instagram, Twitter, Snapchat o WhatsApp. Il sondaggio riguarda proprio i ragazzi dai 10 ai 14 anni e dalle risposte fornite da quasi 7900 intervistati, risulta che l’84% possiede un profilo social, ma nessuno al momento dell’iscrizione ha indicato la sua vera età, neppure quel 22 per cento che lo ha fatto con un genitore presente, e il 91% non parla coni genitori di quello che vede, dice o fa su internet. Di nuovo, il 91% si arrabbierebbe molto se i genitori gli vietassero l’uso dei social. Considerato il campione, appare evidente che la normativa semplicemente non viene applicata.

Il sondaggio descrive bene anche un altro aspetto, quello della profilazione dei minori, vietata fino ai 14 anni di età. E’ evidente un aggiramento della normativa, non foss’altro perché durante il procedimento di iscrizione ad un social network si presta un esplicito consenso alla profilazione delle proprie attività, consenso che un ragazzo minore di quattrodici anni non può validamente prestare. E, poi, ancora: per l’87% dei ragazzi i like sono molto importanti nella vita quotidiana, mentre l’86% si dice molto influenzato dalle indicazioni che arrivano dal social, il 60% clicca sulle pubblicità che vengono loro proposte e addirittura il 78% risponde a sondaggi o domande da parte del social network. Si tratta di dati di marketing preziosi per qualsiasi azienda, dati che significano campagne pubblicitarie mirate ed efficaci.

Altrettanto interessante il quadro che emerge dall’analisi dei dati suddivisi nelle macroregioni geografiche. Esaminando i dati si evince che i ragazzi del Nord Est sono quelli più esposti a insidie e molestie, le loro risposte sono abbondantemente sopra la media nazionale riguardo la visione di contenuti proibiti o disturbanti e sono quelli che più di altri segnalano di essere stati contattati da adulti sui social. I ragazzi del Sud sono, invece, quelli più sensibili ai like ed alle indicazioni che arrivano dai social network.


note

Immagine: 123rf.com


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