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Comodato casa familiare: quando si ha diritto alla restituzione?

14 Dicembre 2019
Comodato casa familiare: quando si ha diritto alla restituzione?

Mio figlio convive con una donna e due figli legittimi nella mia casa di proprietà cointestata con mia moglie che ho comprato come seconda abitazione. In caso di separazione posso ritornare in possesso della casa visto anche che le utenze sono intestate al sottoscritto e i pagamenti vengono effettuati per mezzo di bonifico su mio conto cointestato con mio figlio. Sia mio figlio che la donna e le bambine hanno la residenza presso i rispettivi genitori. Sia mio figlio che la compagna lavorano regolarmente in un ente pubblico.

Anche se non esiste nulla di scritto, Lei e Sua moglie avete stipulato con Suo figlio un contratto di comodato verbale. Secondo l’orientamento recente della Cassazione,  chi ha concesso in comodato un immobile destinato a soddisfare le esigenze abitative della famiglia del comodatario, senza fissare limiti temporali, non può porre fine al rapporto, nonostante la parziale dissoluzione del nucleo familiare per l’intervenuta separazione dei coniugi, sino a quando permangano le esigenze abitative di quella parte della famiglia che continui ad abitare nell’immobile a seguito della sua assegnazione al genitore affidatario della prole, a meno che sopravvenga un bisogno urgente e imprevisto, quale la necessità di un uso diretto dell’immobile ovvero un deterioramento delle condizioni economiche del comodante che giustifichi la restituzione del bene anche ai fini di una sua vendita o locazione (Cassazione civile, sez. III, 17/12/2015, n. 25356).

Come evidenziato nella sentenza appena richiamata, l’ipotesi di comodato di casa familiare è considerato un contratto di comodato a termine, diversamente dal comodato senza determinazione di durata (definito, comodato precario): nel primo, infatti, la durata è prestabilita e va rapportata alla durata del fabbisogno familiare del comodatario.

Questo a prescindere dalla separazione e dal coniuge che avrà diritto ad abitare insieme alla prole in quell’abitazione (in particolare, la nuora). Lei non potrà, comunque, pretendere la restituzione, se non nell’ipotesi di sopravvenuto bisogno, segnato dai requisiti dell’urgenza e della non prevedibilità (Cassazione civile, sez. III, 28/02/2011, n. 4917).

Mentre, nel caso in cui si dimostrasse che il comodato sull’immobile non fosse finalizzato alle esigenze familiari di Suo figlio e, quindi, fosse da considerare un comodato precario (senza termine), allora il discorso sarebbe diverso, poiché, in questo caso, il contratto sarebbe caratterizzato dalla circostanza che la determinazione del termine di efficacia del vincolo sorto tra le parti è rimessa alla sola volontà Sua e di Sua moglie, avendo la facoltà di porre fine al contratto con la semplice richiesta di restituzione del bene (Cassazione civile, sez. III, 07/07/2010, n. 15986).

Il fatto che la residenza di Suo figlio e Sua nuora non sia presso quell’immobile può essere elemento indiziario, utile a dimostrare l’inesistenza di un comodato finalizzato al ricongiungimento familiare.

Tanto premesso, se ancora non è intervenuta alcuna separazione, il mio consiglio è quello di stipulare un contratto scritto di comodato a tempo indeterminato con Suo figlio, senza fare riferimento alle esigenze familiari dello stesso.

In questo caso, un domani, avrebbe la prova del fatto che il comodato non riguardava le esigenze familiari di Suo figlio e, in mancanza di capovolgimenti di fronte da parte della giurisprudenza, potrà ottenere la restituzione dell’immobile a semplice richiesta.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Salvatore Cirilla



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