Conti correnti: le banche ribaltano sui clienti i costi

7 Dicembre 2019 | Autore:
Conti correnti: le banche ribaltano sui clienti i costi

I tassi sui conti correnti diventano negativi e aumentano anche i costi di tenuta: così i clienti delle banche pagano di più. Perché accade e cosa fare.

Ha iniziato Unicredit e, una volta rotto l’argine, anche le altre banche si stanno adeguando: i costi dei tassi sottozero – che gli istituti di credito pagano per depositare il denaro alla Bce, la Banca centrale europea – vengono scaricati sui clienti. Il risultato, semplice e sorprendente, è che adesso per tenere i soldi sul conto corrente dovrai pagare. Molte banche stanno già inviando ai loro correntisti le comunicazioni informative delle variazioni contrattuali, con l’adeguamento dei costi. Ma, talvolta, questo avviene anche in forma “mascherata”, cioè aumentando le spese di tenuta del conto e di quelle previste per le singole operazioni, anziché praticare un costo per il deposito delle somme.

Gli aumenti sono giustificati nella sostanza, ma non nella forma. Gli istituti di credito, infatti, da tempo sono costretti a sopportare il fenomeno dei tassi negativi, per cui devono versare loro per primi alla Banca centrale il tasso di interesse sulle somme depositate; questo si traduce in un notevole aggravio dei costi finanziari e, ovviamente, peggiora i loro risultati di bilancio. Così la strada più facile è quella di recuperare queste maggiori spese, addossandole ai clienti. Per non perderli, gravandoli improvvisamente di aumenti, hanno deciso di “spalmarle” rincarando le voci di costo che i correntisti periodicamente devono pagare. Nella forma, questo richiede una modifica unilaterale del contratto, che va preventivamente comunicata al cliente.

Come spiega efficacemente Il Sole 24 ore di oggi, «la prima particolarità che emerge dalla lettura delle ultime proposte di modifica unilaterale dei contratti di conto corrente inviate ai clienti, le banche riportano un giustificato motivo di origine finanziaria, ovvero i tassi negativi, e trasformano quest’ultimi in spese di tenuta conto. In più quantificano il costo dell’impatto negativo dei tassi sottozero, osservandolo con lo specchietto retrovisore. Anche se in realtà con l’applicazione del meccanismo del “tiering” da fine ottobre le banche sono esentate dal pagare un tasso negativo sulla liquidità parcheggiata presso la Bce per un ammontare pari a sei volte le riserve obbligatorie. In pratica, la quasi totalità degli istituti tricolore sulle eccedenze di liquidità non andranno più a pagare un tasso negativo, non percependo né versando alcun interesse e riducendo così l’impatto sul loro bilancio. Nel spalmare l’ammontare dei costi sostenuti in passato, la banca inoltre va a penalizzare anche i clienti con disponibilità minime sui conti. Tutti pagano, indipendentemente dalla giacenza media e, quindi, i meno abbienti pagano per l’ingente liquidità che i clienti più facoltosi hanno sul conto».

Dunque, gli aumenti praticati non sono pienamente giustificati perché riguarderebbero il recupero di costi sostenuti dalle banche in passato, sia pur recente, ma non più attuali; inoltre, ne soffrono di più i piccoli clienti, quelli che hanno conti con depositi di importo limitato, i quali vengono caricati di spese che non appartengono a loro, sopportano la gran parte del costo del denaro che appartiene ai pochi correntisti ricchi. Forse perché è più facile far pagare un po’ di più a molti, anziché molto di più a pochi. Per la banca il risultato finale non cambia, anzi dal suo punto di vista conviene di più ripartire questi costi su tutti i clienti anziché solo su alcuni, quelli più grandi e, dunque, i più importanti, che con un improvviso e pesante aggravio delle condizioni potrebbero essere indotti a “scappare” verso altri istituti.

Il fatto è che spesso i veri motivi che portano agli aumenti non vengono indicati chiaramente: non si è detto in maniera esplicita che i rincari sono dovuti al fenomeno dei tassi negativi. Inoltre, per ridurre l’impatto ed evitare di rendersi impopolari alla generalità dei correntisti, anche le banche che hanno spiegato le ragioni degli aumenti hanno deciso di partire con gli aggravi dai clienti più facoltosi (ad esempio Unicredit ha stabilito di applicare le nuove spese ai depositi che superano il milione di euro, ma l’amministratore delegato ha anticipato che l’obiettivo è quello di estenderle a tutti i conti con giacenza superiore a 100 mila euro).

Quando ricevi dalla tua banca una lettera che contiene variazioni delle condizioni contrattuali stabilite, nella forma della modifica unilaterale, hai il diritto di recesso, ma devi anche sapere che la proposta della banca potrebbe essere inefficace se non c’è correlazione tra gli aumenti ed i motivi che li hanno determinati, dunque è possibile contestare il contenuto alla banca stessa oppure rivolgersi all’Arbitro bancario finanziario per tentare una soluzione stragiudiziale della controversia. La legge [1] prevede infatti che la facoltà delle banche di modificare unilateralmente i tassi, i prezzi e le altre condizioni previste dal contratto è ammessa soltanto quando sussiste un “giustificato motivo“, che deve essere esplicitato nella comunicazione, in forma chiara e comprensibile. La banca è tenuta a dirti perché ti sta praticando degli aumenti sui costi di tenuta del conto, sulle spese per l’effettuazione delle varie operazioni e sulle variazioni dei tassi a credito o a debito.


note

[1] Art. 118 D.Lgs. 1 settembre 1993, n. 385 “Testo Unico Bancario“.


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