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Acquisti online: reato di ricettazione o di incauto acquisto

14 Dicembre 2019
Acquisti online: reato di ricettazione o di incauto acquisto

Ho acquistato su piattaforma e-commerce e-bay un cellulare Iphone XS 64G. Dato che il venditore non aveva ancora feedback, decido di acquistarlo tramite il canale di Paypal, così da essere tutelato nel caso mi fosse spedito un “pacco vuoto”. Ebay e Paypal, sponsorizzano l’acquisto tramite quest’ultimo, offrendoti il risarcimento nel caso non arrivi l’oggetto acquistato.

Il prezzo pattuito era di 705 euro, non un valore da far scaturire un ragionevole dubbio sulla provenienza. Dopo qualche giorno il telefono non si aggancia più alla rete telefonica; scopro purtroppo che il telefono è stato sottoposto a un blocco a causa di una denuncia di furto/smarrimento.

Appena apprendo questa notizia, mi reco immediatamente e spontaneamente al comando dei Carabinieri del mio paese, per consegnare il bene e  sporgere querela.

Il mio dubbio, per il quale vi scrivo, si pone nelle conseguenze che posso avere da tale acquisto. I carabinieri mi hanno detto che molto probabilmente potrei essere perseguibile per ricettazione e incauto acquisto.

Si ritiene possa escludersi categoricamente che la condotta descritta possa aver integrato il reato di ricettazione. Secondo il codice penale (art. 648), commette ricettazione chi, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, acquista, riceve od occulta denaro o cose provenienti da un qualsiasi delitto, o comunque si intromette nel farle acquistare, ricevere od occultare.

Perché si integri la ricettazione occorre una decisa consapevolezza circa la provenienza delittuosa della cosa acquistata o ricevuta; non occorre invece sapere da quale preciso reato provenga (furto, rapina, truffa, ecc.). Poiché la ricettazione è solamente dolosa, dunque, è necessario dimostrare la consapevolezza di chi effettua l’acquisto, ovvero che l’acquirente, nonostante il ragionevole dubbio circa la provenienza del bene, abbia comunque accettato il rischio di commettere il reato (dolo eventuale).

Nel caso esposto, il prezzo (tutto sommato elevato) dello smartphone non poteva indurre a pensare a un prodotto che fosse frutto di un precedente crimine. Diverso sarebbe stato il caso in cui il cellulare fosse costato molto meno.

La giurisprudenza (Cass. sent. n. 41448/18 del 16.08.2018) ha escluso sussista il dolo (anche eventuale) tipico della ricettazione quando vi siano alcuni elementi che facciano pensare alla volontà assolutamente trasparente dell’acquirente di comperare un bene in piena legalità, elementi che possono essere costituiti anche dal canale di acquisto e dalle trasparenti modalità di pagamento. In questo senso, dunque, l’aver acquistato tramite e-bay è fatto che, in qualche modo, la tutela.

Anche altra sentenza (Cass. sent. n. 47129/2014) ha ricordato che la ricettazione può essere esclusa se l’acquirente riesce a fornire una spiegazione attendibile delle modalità con cui ha ricevuto l’oggetto e del fatto che, in tale circostanza, non potesse sospettare che si trattasse di merce rubata. In altre parole, per far scattare la ricettazione, la mancata giustificazione del possesso di una cosa proveniente da delitto costituisce essa stessa già una prova della conoscenza dell’illecita provenienza.

Diversa è invece la fattispecie dell’incauto acquisto; secondo il codice penale (art. 712), è punito colui che, senza averne prima accertata la legittima provenienza, acquista o riceve a qualsiasi titolo cose, che, per la loro qualità o per la condizione di chi le offre o per la entità del prezzo, si abbia motivo di sospettare che provengano da reato.

La differenza con la ricettazione sta nel fatto che non occorre la consapevolezza piena (o quasi, cioè il dubbio fondato) di acquistare un bene provento di un delitto per commettere il reato, ma è sufficiente che la compera avvenga in condizioni che oggettivamente avrebbero dovuto destare sospetto, utilizzando come modello di riferimento una persona di media avvedutezza.

Dunque, mentre per la ricettazione occorre un dolo pieno oppure eventuale (l’accettazione del rischio, il quale presuppone che l’acquirente si sia comunque posto il dubbio circa l’illecita provenienza), per il reato di incauto acquisto non occorre tale elemento soggettivo (o psicologico): è sufficiente che fosse evidente la provenienza “sospetta” del bene affinché si integri il reato, a prescindere dalla coscienza che ne ha avuto l’acquirente.

L’incauto acquisto è una mera contravvenzione, punita con pene decisamente più miti (l’arresto fino a sei mesi o l’ammenda non inferiore a dieci euro).

Alla luce di tutto ciò, si ritiene da escludersi anche la possibilità che, nel caso esposto, possa configurarsi il reato di incauto acquisto: non sussistevano, infatti, elementi oggettivi che avrebbero potuto far pensare, utilizzando come parametro di riferimento l’uomo dalla comune avvedutezza, che si trattasse di bene frutto di reato.

Alla luce di tutto ciò, il lettore ha fatto bene a recarsi immediatamente presso le autorità, dimostrando la sua buona fede. Non si reputa si possa fare altro, in quanto il lettore si è già prontamente attivato per aiutare la giustizia; ovviamente, dovrà rimanere a disposizione delle autorità nel caso in cui dovesse essere sentita per nuove informazioni. Il lettore dovrà essere sempre reperibile alle autorità, comunicando eventuali cambi di indirizzo di residenza oppure di recapito telefonico già fornito.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Mariano Acquaviva


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