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Abbandono di anziani: quando scatta il reato

8 Dicembre 2019
Abbandono di anziani: quando scatta il reato

Abbandono di persone incapaci e non autosufficienti: figli e nipoti responsabili per genitori e nonni disabili, poveri o comunque che non possono badare a se stessi. Basta una semplice relazione di fatto.

Figli e nipoti di persone anziane lasciate a sé stesse rischiano grosso. Esiste, infatti, una norma del Codice penale (per la precisione l’articolo 591 Cod. pen.) che punisce l’abbandono di persone incapaci e, chiaramente, tra queste vi sono anche i vecchietti disabili o comunque non autosufficienti.

Per comprendere quando scatta il reato di abbandono di anziani bisogna, innanzitutto, partire dal testo della norma; bisognerà, poi, leggere le sentenze che ne hanno interpretato il contenuto e che, giudicando su casi concreti, hanno fornito a giudici e cittadini le linee guida per stabilire i confini della condotta illecita. Di tanto, però, non devi farti carico: in questo articolo, ti spiegheremo tutto sul reato di abbandono di anziani, e lo faremo come al solito, con parole semplici e indirizzate ai non addetti ai lavori. In questo modo, non dovrai essere un esperto in legge per scoprire quando un genitore anziano o un nonno possono rivendicare il diritto di chiedere il tuo intervento. 

Possiamo, però, rassicurarti sin da subito: l’abbandono cui si riferisce il Codice penale non è quello affettivo. Nessuno potrà mai essere incriminato per non aver fatto visita ai propri genitori alla vigilia di Natale, per non aver dato loro la buona notte o gli auguri del compleanno. Come ben potrai immaginare, il reato di abbandono di anziani scatta in presenza di uno stato di necessità fisica, che può derivare soprattutto dai problemi di salute connessi a quelli di natura economica. Insomma, se il bisognoso non è in grado di provvedere alle proprie necessità e nessun familiare vi provvede, allora la denuncia da parte del vicino di casa impietosito o dei parenti più lontani di grado è più che fondata.

A spiegare quando si rischia un’incriminazione penale è una recente sentenza della Cassazione [1]. Cerchiamo allora di fare il punto della situazione.

Abbandono di incapaci: la legge

Partiamo dalla norma contenuta nel Codice penale (come abbiamo già detto si tratta dell’articolo 591 cod. pen.).

Per quello che qui ci interessa, ecco il testo della disposizione. 

«Chiunque abbandona una persona minore degli anni quattordici, ovvero una persona incapace, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia, o per altra causa, di provvedere a se stessa, e della quale abbia la custodia o debba avere la cura, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni» (…).

«La pena è della reclusione da uno a sei anni se dal fatto deriva una lesione personale, ed è da tre a otto anni se ne deriva la morte».

«Le pene sono aumentate se il fatto è commesso dal genitore, dal figlio, dal tutore o dal coniuge, ovvero dall’adottante o dall’adottato».

Abbandono di anziani: quando scatta?

Il Codice penale menziona, come soggetti passivi del reato, i «minori di 14 anni» e gli «incapaci». Se, però, lo stato di incapacità in un minore è sempre presunto – significa cioè che non deve essere dimostrato perché un bambino si considera sempre incapace di badare a se stesso – negli anziani, invece, va dimostrato caso per caso. Difatti, ben potrebbe avvenire che una persona di 85 anni sia un arzillo vecchietto in grado di badare a se stesso più di un giovane, o magari che abbia le risorse economiche per dotarsi di badanti e aiuti. Quindi, per poter incriminare un figlio o un nipote per il reato di abbandono di anziani, è necessario presentare delle prove che non siano solo l’età anagrafica o la condizione di povertà.

La legge spiega che l’incapace è, ad esempio:

  • chi ha una malattia di mente;
  • chi ha una grave invalidità fisica;
  • chi è molto anziano.

Ma solo a condizione che questi non sia in grado di provvedere a se stesso.

Le tre ipotesi evidenziate dalla norma (malattia o età) sono indicate solo a titolo di esempio, ma la norma lascia spazio anche a «qualsiasi altra causa che non consenta di provvedere a sé stessi». La formulazione è, quindi, molto ampia e può contenere un vasto panorama di ipotesi. 

Il reato si configura anche per un pericolo solo potenziale per l’incolumità della vittima. Si può anche trattare di un abbandono per pochi minuti: non è necessario restare assenti per giorni. 

Chi rischia di essere incriminato per abbandono di anziani?

A questo punto, ti chiederai: ma chi deve badare a una persona anziana e quindi rischia il penale nel caso di abbandono? I figli? I nipoti? I fratelli? I parenti tutti? 

Il Codice penale menziona solo coloro che ne hanno: 

  • la cura;
  • oppure la custodia.

La cura è una relazione necessariamente giuridica che deve scaturire da una valida fonte, come la legge o un contratto (ad esempio, il tutore). La custodia può essere, invece, una relazione di fatto (il convivente), a patto che sussista al momento dell’abbandono, al di là della sua origine.  

Insomma, è necessaria una «posizione di garanzia». Il figlio che abita in un’altra città e si è fatto la sua famiglia non risponde del reato.

Il delitto di abbandono si configura anche per chi si sottrae in modo temporaneo e parziale alla «cura» e alla «custodia» dell’incapace. 

Ad esempio, nel caso giudicato dalla Cassazione con la sentenza citata in apertura, i funzionari del servizio sociale avevano trovato una vecchietta abbandonata in un magazzino senza riscaldamento. È così scattato l’abbandono di incapace a carico del nipote che se ne era fatto carico volontariamente, d’accordo con il tutore dell’inabilitata e con l’autorizzazione del giudice. Ma solo per intascare metà della pensione sociale della nonnetta, ufficialmente per spese di sostentamento, salvo poi lasciarla in condizioni pessime. 

Inevitabile la sanzione perché la norma incriminatrice tutela il valore etico-sociale della sicurezza per la persona fisica contro determinate situazioni di pericolo, più che il rispetto in sé dell’obbligo legale di assistenza. E, dunque, il reato scatta anche se il rischio per l’incolumità non si avvera: basta esporre la vittima all’eventualità. Inutile poi per l’imputato tentare di scaricare la responsabilità sul curatore dell’inabilitata, che non ha dovere di cura e custodia dell’anziana. 

La casa di riposo per anziani

L’inadeguata gestione di una casa di riposo per anziani integra il reato di abbandono di persone incapaci. (Nel caso di specie, la casa di riposo non aveva personale idoneo qualitativamente e numericamente adeguato ed era priva di collegamento alla rete idrica per le esigenze igienico – sanitarie tanto che gli operatori conservavano le medicine in frigo insieme agli alimenti e veniva data agli anziani solo acqua nelle bottiglie mentre l’altra per lavarsi era prelevata da un pozzo) [2].

La grave carenza di cure a persone anziane non autosufficienti non comporta automaticamente il reato di abbandono di incapaci

La reiterata e grave carenza di cure e assistenza di persone anziane non autosufficienti, pur potendo configurare il reato di maltrattamenti, non integra di per sé il diverso reato di abbandono di incapaci, per la cui configurabilità è necessario l’accertamento di una condotta, attiva o omissiva, contrastante con il dovere giuridico di cura (o di custodia) da cui derivi uno stato di pericolo, anche meramente potenziale, per la vita o l’incolumità del soggetto passivo (fattispecie in cui la Corte ha annullato la sentenza con la quale la Corte di Appello aveva condannato l’imputata, addetta, presso un residence per anziani, alla pulizia dei locali, all’igiene personale dei pazienti e alla loro assistenza durante i pasti, senza individuare se l’incuria nello svolgimento di dette mansioni e le condotte di maltrattamenti poste in essere nei confronti dei pazienti avessero determinato una situazione di abbandono) [3].

Abbandono di anziani e omissione di soccorso

Il reato di abbandono di persone minori o incapaci è in rapporto di specialità rispetto a quello di omissione di soccorso, in quanto, a differenza di quest’ultimo che punisce chiunque si trovi occasionalmente a contatto diretto con una persona in stato di pericolo, sanziona la violazione di uno specifico dovere giuridico di cura o di custodia, che incombe su determinate persone o categorie di persone, da cui derivi una situazione di pericolo, anche meramente potenziale, per la vita o l’incolumità del soggetto passivo. 


note

[1] Cass. sent. n. 49318/19.

[2] Trib. Pescara, sent. n. 1623/2018.

[3] Cass. sent. n. 12866/2018. 


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