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Guardaroba custodito: che succede in caso di furto?

8 Dicembre 2019
Guardaroba custodito: che succede in caso di furto?

Locale notturno fa pagare la custodia dei soprabiti: che succede in caso di smarrimento di un capo di abbigliamento o di furto all’interno delle tasche?

È ormai sempre più frequente, nei locali notturni e nelle discoteche, il servizio di guardaroba a pagamento. La presenza di un custode, in questi casi, delegato al ritiro dei soprabiti e degli accessori (ad esempio, le borse delle donne), lascia presumere al cliente che il proprio capo di abbigliamento sarà sorvegliato e che non verrà affidato – neanche per sbaglio – ad un’altra persona. Proprio per questa ragione c’è chi lascia nelle tasche il portafogli, le chiavi di casa o dell’auto, la patente o altri oggetti preziosi. Cosa potrebbe succedere in caso di sottrazione o smarrimento? E soprattutto come dimostrare la presenza di valori all’interno del soprabito? Insomma, in caso di guardaroba custodito, che succede in caso di furto?

La Cassazione ha tracciato più volte i confini tra la responsabilità del custode quando il servizio è a pagamento e quando, invece, è gratuito. Cerchiamo di chiarire qual è l’indirizzo della giurisprudenza in merito.

Quando il guardaroba è custodito? 

Il risarcimento per furto o smarrimento di oggetti è dovuto solo nel caso in cui il guardaroba sia custodito. 

Il fatto che il guardaroba sia collocato all’interno del locale notturno e delimitato da un banchetto o da qualsiasi altro oggetto non implica automaticamente che lo stesso sia sottoposto a controllo. 

Con riferimento al furto in un parcheggio privato (ma il principio può essere traslato anche all’ipotesi del guardaroba), la Cassazione ha stabilito che il gestore dell’area (nel nostro caso il titolare del locale o della discoteca) non è tenuto a risarcire il proprietario dell’oggetto rubato se, nonostante l’ingresso delimitato da una sbarra, è ben esposto il cartello “parcheggio incustodito” (nel nostro caso “guardaroba incustodito”). 

Quindi, sia che si tratti del parcheggio, che del guardaroba per gli abiti, la specifica indicazione dell’assenza di un custode esclude il risarcimento. 

Cosa succede se non c’è un avviso?

Il problema si pone tutte le volte in cui il cartello “guardaroba incustodito” non è presente. In tali casi, bisogna valutare se le circostanze concrete abbiano fatto presumere al cliente la sussistenza di un servizio di custodia, con conseguente assunzione della responsabilità, a prescindere dal fatto che tale servizio sia a titolo oneroso o meno. 

Di certo, se viene chiesto il pagamento di un biglietto, tutto fa presumere che vi sia un contratto di custodia, il che implica il diritto a ottenere il risarcimento. A questo punto, il gestore del locale non potrà scaricare la colpa sugli eventuali soggetti esterni cui sia stata affidata la gestione del guardaroba. Egli, infatti, è responsabile per l’opera – anche illecita – di tutti i soggetti di cui si avvale, benché non inseriti “giuridicamente” nella propria struttura. Dunque, il proprietario della discoteca – e non l’eventuale ditta esterna che gestisce la raccolta dei soprabiti – dovrà risarcire il danno al cliente.

Ma anche l’assenza di un corrispettivo potrebbe determinare, allo stesso modo, la responsabilità. Si pensi, ad esempio, all’orientamento della giurisprudenza secondo cui il titolare della palestra è responsabile per il furto negli armadietti. Il contratto di custodia può, infatti, essere anche a titolo gratuito, come servizio aggiuntivo a quelli – a pagamento – erogati dal locale. Ragion per cui, se non dovesse esserci un cartello con la scritta “guardaroba non custodito”, il cliente avrà sempre diritto all’indennizzo per il furto o lo smarrimento del capo di abbigliamento. 

Responsabilità del gestore del locale e risarcimento

Sopraggiunge un ultimo problema: come dimostrare la presenza di oggetti di valore all’interno delle tasche del proprio soprabito e come ottenere il risarcimento dell’esatto valore degli stessi? 

Innanzitutto, il proprietario del locale non potrà scaricare la colpa del furto del portafogli o delle chiavi della macchina sul proprio cliente, accusandolo di leggerezza e imprudenza a meno che, come anticipato, non abbia posto un avviso in bella evidenza.

Non esistono massimali per il risarcimento. Questo significa che se avevi 500 euro nel portafogli, ti dovranno essere risarciti. Il punto, però, è che sei tu a dover dimostrare quanti soldi c’erano dentro il tuo cappotto. La prova tipica, in questi casi, è la testimonianza, ma il giudice farà un esame approfondito delle dichiarazioni del teste per evitare che si possano verificare situazioni di truffe a carico del titolare del locale. Per cui il testimone dovrà spiegare come mai era a conoscenza di quanti soldi ci fossero dentro il portafogli dell’amico, non potendo limitarsi a dire che era stato quest’ultimo a rivelarglielo. Il testimone è, infatti, solo quello “oculare” e non ha il potere di riferire ciò che gli è stato detto. 


note

[1] Cass. ord. n. 31979 del 6.12.2019.


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