Tech I giornali online contro Apple: un mercato diverso da quello degli mp3

Tech Pubblicato il 17 dicembre 2011

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Il Financial Times e Le Monde hanno rotto con Apple: basta ai preconfezionati e rigidi sistemi di lettura online a cui i loro giornali devono sottostare per essere scaricati sull’iPad.  

La diffusione della tavoletta di Steve Jobs ha portato molte testate a creare anche una versione multimediale dei loro quotidiani per venderli sull’Apple Store. Qui però il sistema è estremamente rigido: gli editori non possono scegliere liberamente il prezzo da applicare a ciascuna copia, ma possono solo optare per una delle “gabbie” prestabilite da Apple: o 79 centesimi o 1.59 euro a numero. E in più, per ogni copia venduta, il 30% va versato ad Apple.

Così il Financial Times ha studiato un sistema per bypassare l’Apple Store e, nello stesso tempo, essere consultato dai propri lettori con i normali browser di navigazione (Explorer, Croma Key o lo stesso Safari di Apple), evitando così di pagare commissioni alla casa della Mela.

Insomma è avvenuto il contrario di quello che era avvenuto tempo fa con il mercato degli mp3 e l’iTunes Music Store, un negozio di musica digitale lanciato da Steve Jobs nel 2003. L’idea iniziale, però, era la stessa: come con i giornali online di oggi, la tecnologia di iTunes Store era volta a limitare la riproduzione e lo scambio dei files mp3 una volta scaricati.

Chi ha un iPoad sa che i files, una volta scaricati sul lettore, non possono essere condivisi con altri utenti, né possono essere copiati o trasmessi con tecnologie blootooth. Fu una strategia che la Apple adottò proprio per convincere l’industria dei contenuti, malgrado la sua conservatrice riluttanza, ad adeguarsi al nuovo mercato dell’online. Questa tecnologia si chiama DRM (Digital Rights Management, cioè “gestione digitale dei diritti”).

Jobs aveva capito che le case discografiche, prima di concedergli la possibilità di smerciare le proprie canzoni sul web, avrebbero preteso un certo controllo. E lui, in questo modo, diede loro ciò che volevano.

Impedire la diffusione del contenuto di iTunes in giro per la rete, attraverso il controllo da parte della Apple e la non condivisibilità dei files scaricati sull’iPoad, fu una mossa vincente. Jobs incassò il nulla osta delle label e avviò il mercato degli store online. Ciò in pratica rallentò l’utilizzo illegale della musica in misura appena sufficiente a convincere le etichette discografiche a saltare sul carro.

Il corteggiamento che portò Jobs a conquistare le major sembra che invece oggi non piaccia agli editori di newspaper, che anzi preferiscono, ai sistemi rigidi di controllo, quelli flessibili. “Le Monde”, per esempio, ora è disponibile anche su Kindle di proprietà della Amazon, che costa 99 Euro anzicché i 600 dell’iPad. Altri giornali invece sono più attratti dalla piattaforma Android di Google. Insomma, a cercare forme più libere adesso è proprio l’industria dei contenuti. E ciò rischia di lasciare sola la casa di Cupertino.

Difficile comunque fare, per il momento, previsioni. Il mercato dell’ebook e quello dei magazine è ancora tutto da scrivere.

 


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1 Commento

  1. Il Kindle ancora non è maturo, ha diversi problemi ed ha il classico difetto dei prodotti Android: l’esperienza di utilizzo non è “magica” (che è ciò che fa la differenza per i prodotti Apple).

    Poi ok, è un’offerta rivolta verso un mercato ben preciso e specifico.
    Punta a un mercato selezionato e non troppo ampio.
    Il Kindle che citi tu, però, è il Kindle in bianco e nero, la vecchia versione.
    Quella nuova si chiama Fire e costa 199$.

    Tim Cook (CEO Apple) sostiene che non sia possibile produrre un tablet di alta qualità che costi meno di 500$: vedremo chi ha ragione.

    Poi si tratta anche di capire quanto il Kindle voglia specializzarsi solo su ebook e magazine e quanto, invece, su altre app per tablet.

    Un intéressante link sulla bassa attuale qualità del Kindle Fire: http://www.kindleitalia.com/presto-un-aggiornamento-al-sistema-operativo-del-kindle-fire-3149/

    E qui il perché della mancata magia: http://www.apple-planet.com/2011/12/ecco-perche-android-non-avra-mai-una.html

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