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Opposizione archiviazione per particolare tenuità

11 Dicembre 2019 | Autore:
Opposizione archiviazione per particolare tenuità

Esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto: cos’è? Come funziona la richiesta di archiviazione delle indagini? Come fare opposizione?

Il procedimento penale è un percorso lungo e complesso, disciplinato per intero dalla legge: dall’apertura delle indagini preliminari fino alla sentenza definitiva, non c’è momento che le norme giuridiche non prendano in considerazione. Tra i tanti aspetti rilevanti all’interno del procedimento penale ve n’è uno di fondamentale importanza: quello riguardante i casi in cui il pubblico ministero può chiedere l’archiviazione delle indagini. Si tratta di un momento decisivo per l’indagato, in quanto il suo caso potrebbe essere definitivamente abbandonato, evitando così un processo in piena regola. Devi sapere che, a partire dal 2015, il pm può chiedere l’archiviazione anche nel caso in cui il fatto criminoso, seppur commesso, non sia particolarmente rilevante. In ipotesi del genere, però, è ammessa la possibilità di proporre opposizione all’archiviazione per particolare tenuità. Di cosa si tratta?

Con questo articolo approfondiremo questi aspetti; vedremo cioè: cos’è l’esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto; cos’è l’opposizione all’archiviazione; come funziona la particolare ipotesi di opposizione all’archiviazione quando quest’ultima sia avanzata per la particolare tenuità del fatto contestato. Se hai dieci minuti di tempo e l’argomento ti interessa, mettiti comodo e prosegui nella lettura: vedremo insieme come funziona l’opposizione all’archiviazione per particolare tenuità.

Esclusione della punibilità per tenuità del fatto

Cominciamo l’esame dell’opposizione all’archiviazione per particolare tenuità spiegando cosa intende la legge quando parla di crimine particolarmente tenue. La legge [1], nel 2015, ha introdotto un particolare istituto, quello dell’esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto. Di cosa si tratta?

Secondo il Codice penale [2], nei reati per i quali è prevista la pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni, ovvero la pena pecuniaria, sola o congiunta alla predetta pena, la punibilità è esclusa quando, per le modalità della condotta e per l’esiguità del danno o del pericolo, l’offesa è di particolare tenuità e il comportamento risulta non abituale.

In parole semplici, la legge rinuncia a punire colui che, pur avendo commesso un reato, dall’esame dei fatti emerge chiaramente che trattasi di crimine di poco conto che non ha cagionato importanti danni ad altre persone e che risulta essere il frutto di una condotta meramente occasionale dell’autore.

Tizia, per vendicarsi di Caia che le ha “rubato” il fidanzato, pubblica su Facebook un commento diffamatorio, che prontamente cancella dopo poche ore.

Un caso come quello appena esemplificato potrebbe rientrare tra le ipotesi di esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto: la diffamazione mediante social network è infatti punita con pena inferiore ai cinque anni, mentre la condotta è evidentemente occasionale poiché dettata da un impeto di gelosia, tra l’altro con immediato pentimento dell’autore, che ha subito ritirato il commento offensivo.

Quando la punibilità non può essere esclusa per tenuità?

La legge prevede anche le circostanze al ricorrere delle quali non è possibile disporre l’esclusione della punibilità per particolare tenuità.

Per la precisione, secondo il codice penale l’offesa non può essere ritenuta di particolare tenuità quando l’autore ha agito per motivi abietti o futili, o con crudeltà, anche in danno di animali, o ha adoperato sevizie o, ancora, ha profittato delle condizioni di minorata difesa della vittima, anche in riferimento all’età della stessa ovvero quando la condotta ha cagionato o da essa sono derivate, quali conseguenze non volute, la morte o le lesioni gravissime di una persona.

L’offesa non può altresì essere ritenuta di particolare tenuità quando si procede per delitti, puniti con una pena superiore nel massimo a due anni e sei mesi di reclusione, commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive.

Il comportamento è abituale (e dunque non può procedersi ad applicare l’esclusione della punibilità per particolare tenuità) nel caso in cui l’autore sia stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza ovvero abbia commesso più reati della stessa indole, anche se ciascun fatto, isolatamente considerato, sia di particolare tenuità, nonché nel caso in cui si tratti di reati che abbiano ad oggetto condotte plurime, abituali e reiterate.

Richiesta archiviazione delle indagini: cos’è?

Sperando di essere stati sufficientemente chiari a proposito dell’esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto, vediamo ora in cosa consiste l’archiviazione delle indagini disposta dal pubblico ministero.

L’archiviazione altro non è che la richiesta che il pubblico ministero avanza al giudice per le indagini preliminari; in questa istanza c’è la proposta di archiviazione motivata alla luce dei risultati investigativi.

In pratica, il pm passa l’intero fascicolo al giudice, dimostrandogli che non è possibile proseguire oltre. Con la richiesta è trasmesso il fascicolo contenente la notizia di reato, la documentazione relativa alle indagini espletate e i verbali degli atti compiuti davanti al giudice per le indagini preliminari.

Quando si avanza richiesta di archiviazione?

In quali casi il pubblico ministero chiede l’archiviazione delle indagini? La richiesta di archiviazione rappresenta la possibile fine delle indagini preliminari ogni volta che:

  • dalle indagini sia emersa chiaramente l’innocenza dell’indagato;
  • dalle indagini non siano emersi elementi concreti di colpevolezza, ma solamente deboli indizi che non reggerebbero l’urto di un processo nel contraddittorio delle parti (in altre parole, elementi che sarebbero facilmente smontabili dalla difesa dell’imputato);
  • la notizia di reato sia infondata, nel senso che non risulta provata dagli elementi di indagine raccolti;
  • l’autore del reato sia rimasto ignoto;
  • il termine massimo per lo svolgimento delle indagini è terminato senza risultati soddisfacenti oppure senza che il presunto autore sia stato identificato;
  • manchi una condizione di procedibilità (ad esempio, la querela);
  • il reato sia già estinto, ad esempio per prescrizione o per remissione della querela;
  • quando il pm ritiene di dover escludere la punibilità per particolare tenuità del fatto.

Opposizione alla richiesta di archiviazione: cos’è?

Contro la richiesta di archiviazione avanzata dal pubblico ministero la persona offesa, cioè la vittima del reato, può proporre opposizione. Nello specifico, la legge [3] dice che l’avviso della richiesta di archiviazione è notificato, a cura del pubblico ministero, alla persona offesa che, nella notizia di reato o successivamente alla sua presentazione, abbia dichiarato di volere essere informata circa l’eventuale archiviazione.

Nell’avviso è precisato che, nel termine di venti giorni, la persona offesa  può prendere visione degli atti e presentare opposizione con richiesta motivata di prosecuzione delle indagini preliminari.

Per i delitti commessi con violenza alla persona e per i reati di furto in abitazione e furto con strappo, il termine per presentare opposizione all’archiviazione è elevato a trenta giorni.

Con l’opposizione all’archiviazione, dunque, la vittima del reato chiede al giudice di disporre la prosecuzione delle indagini sulla scorta degli ulteriori elementi che fornirà, a pena di inammissibilità, all’interno del proprio atto di opposizione.

È facoltà della persona offesa, tra l’altro, chiedere al giudice di disporre l’imputazione coatta [4], cioè chiedere al giudice che, già alla luce delle indagini svolte, sarebbe possibile rinviare a giudizio l’indagato, in quanto i fatti costituenti reato sono chiari.

L’opposizione all’archiviazione per particolare tenuità

Abbiamo appena detto che, in caso di richiesta di archiviazione delle indagini, la persona offesa può opporsi e chiedere al giudice di rigettare l’istanza del pm disponendo la prosecuzione delle indagini (o l’imputazione coatta). Una procedura particolare è prevista nel caso in cui l’archiviazione sia stata chiesta per particolare tenuità del fatto commesso.

Secondo la legge [5], se l’archiviazione è richiesta per particolare tenuità del fatto, il pubblico ministero deve darne avviso alla persona sottoposta alle indagini e alla persona offesa, precisando che, nel termine di dieci giorni, possono prendere visione degli atti e presentare opposizione in cui indicare, a pena di inammissibilità, le ragioni del dissenso rispetto alla richiesta.

Dunque, mentre normalmente la richiesta di archiviazione va notificata solamente alla vittima, di modo che questa possa opporsi, la richiesta di archiviazione motivata dalla particolare tenuità del fatto va notificata anche alla persona indagata per consentirle di proporre opposizione.

Perché questa scelta? Perché consentire anche all’indagato di opporsi all’archiviazione, visto che l’archiviazione comporta la chiusura delle indagini e, pertanto, si tratta di misura favorevole all’indagato stesso?

La risposta a queste domande è molto semplice: l’archiviazione disposta per particolare tenuità del fatto non è completamente positiva per l’indagato. Mi spiego meglio. A differenze di tutte le altre forme di archiviazione (ad esempio, quella richiesta per infondatezza della notizia di reato, quella per carenza di condizione di procedibilità, ecc.), l’archiviazione per particolare tenuità del fatto viene iscritta all’interno del casellario giudiziale.

L’archiviazione per tenuità del fatto disposta dal giudice viene annotata sul certificato penale della persona indagata. Tanto hanno ammesso anche le Sezioni unite della Corte di Cassazione [6], stabilendo che il provvedimento di archiviazione per particolare tenuità del fatto  deve essere iscritto nel casellario giudiziale, fermo restando che non ne deve essere fatta menzione nei certificati rilasciati a richiesta dell’interessato, del datore di lavoro e della pubblica amministrazione.

L’iscrizione all’interno del casellario giudiziale sarà visibile solamente all’autorità giudiziaria, la quale dunque, in futuro, potrà rifiutare di concedere nuovamente l’esclusione della punibilità per particolare tenuità, visto che dal certificato penale risulterà già concesso il beneficio.

Opposizione archiviazione per tenuità del fatto: conseguenze

Abbiamo spiegato che l’indagato è dunque interessato ad opporsi all’archiviazione per particolare tenuità del fatto se vuole evitare che questa particolare modalità di archiviazione venga annotata nel casellario giudiziale. Egli potrà dunque opporsi entro dieci giorni dalla notifica, chiedendo al giudice di disporre sì l’archiviazione, ma con formula diversa, ad esempio per infondatezza assoluta del reato oppure per mancanza di condizione di procedibilità. Insomma: l’opposizione dell’indagato dovrà essere mirata ad ottenere un’archiviazione più favorevole.

L’inconveniente dell’opposizione dell’indagato all’archiviazione per particolare tenuità sta nel fatto che il giudice potrebbe anche non accogliere le ragioni dell’indagato ma, anzi, analizzando bene le indagini svolte dal pm, potrebbe anche disporne la prosecuzione, ovvero perfino l’imputazione coatta.

Insomma: l’indagato che intenda opporsi all’archiviazione per particolare tenuità dovrà essere ben sicuro delle proprie ragioni, pena il rischio di peggiorare la propria situazione. L’opposizione converrà ogni volta in cui sia manifesta l’innocenza dell’indagato, oppure sia chiara la mancanza di alcune condizioni di procedibilità ovvero ancora l’intervenuta estinzione del reato.


note

[1] D. Lgs. n. 28/2015.

[2] Art. 131-bis cod. pen.

[3] Art. 408 cod. proc. pen.

[4] Art. 409 cod. proc. pen.

[5] Art. 411 cod. proc. pen.

[6] Cass., sez. un., sent. n. 38954 del 24 settembre 2019 (ud. 30 maggio 2019).

Autore immagine: 123rf.com


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