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Conguaglio busta paga di dicembre

9 Dicembre 2019 | Autore:
Conguaglio busta paga di dicembre

Calcolo di fine anno delle imposte dovute dai lavoratori dipendenti: come si procede, quali elementi vanno considerati.

Il cedolino paga dei lavoratori dipendenti, nel mese di dicembre, nella maggior parte dei casi risulta con un netto a pagare inferiore all’importo solitamente erogato (se non consideriamo la tredicesima, cioè la mensilità aggiuntiva normalmente riconosciuta in occasione del Natale).

Perché la busta paga di dicembre è più bassa?

Questo avviene a causa del conguaglio busta paga di dicembre: si tratta delle operazioni di conguaglio fiscale, cioè di calcolo delle imposte dovute a saldo dal lavoratore dipendente, calcolo che viene effettuato a cura del datore di lavoro sostituto d’imposta.

In realtà, la legge [1] prevede che i sostituti d’imposta possano effettuare le operazioni di conguaglio fiscale fino al 28 febbraio dell’anno successivo a quello di riferimento: quasi tutte le aziende, però, preferiscono operare il conguaglio nella mensilità di dicembre.

Ma come mai il conguaglio di fine anno risulta spesso a debito? Per capire quali sono le ragioni per cui la busta paga nella quale è operato il conguaglio fiscale risulta d’importo più basso, dobbiamo capire come si calcolano le imposte dovute a saldo. Facciamo allora il punto della situazione.

Come si calcola la tassazione in busta paga?

Ogni mese, il datore di lavoro, che nella generalità dei casi è anche sostituto d’imposta (fanno eccezione i datori di lavoro domestici; facevano eccezione, sino a poco tempo fa, anche i datori di lavoro optanti per il regime forfettario), calcola la tassazione dovuta.

Semplificando il procedimento:

  • dapprima calcola i contributi previdenziali dovuti sull’imponibile mensile (non tutti i compensi fanno parte dell’imponibile previdenziale: sono esclusi, ad esempio, gli assegni familiari, il bonus Irpef, i buoni pasto sino a un determinato importo, alcuni rimborsi);
  • sottraendo dall’imponibile Inps i contributi dovuti, ricava l’imponibile fiscale (non sempre è sufficiente quest’operazione: ad esempio, l’indennità di malattia o maternità, che è fuori dall’imponibile previdenziale, deve essere aggiunta in quanto è fiscalmente imponibile; alcuni contributi versati con particolari finalità possono poi risultare fiscalmente imponibili, come accade nella busta paga degli operai edili);
  • dall’imponibile fiscale calcola l’Irpef lorda (l’imposta sul reddito delle persone fisiche), sulla base delle aliquote e degli scaglioni vigenti (salvo che il lavoratore non abbia richiesto l’applicazione di un’aliquota più elevata);
  • calcola poi le detrazioni spettanti, sulla base del reddito presunto e delle eventuali indicazioni del lavoratore (utilizzo di un reddito presunto più elevato, non applicazione delle detrazioni per redditi di lavoro dipendente o per familiari a carico);
  • sottraendo le detrazioni dall’Irpef lorda, calcola l’Irpef netta, che poi trattiene in busta paga.

Come funziona il conguaglio busta paga di dicembre?

Come abbiamo osservato, la tassazione dovuta dal dipendente è calcolata mese per mese: raramente, però, l’importo complessivamente trattenuto coincide con l’importo effettivamente dovuto.

Questo può accadere perché il calcolo effettuato mensilmente non tiene conto di ulteriori redditi del lavoratore, o perché le detrazioni applicate si basano su un reddito presunto (elaborato automaticamente dal software paghe) inferiore al reddito complessivo o, ancora, perché le detrazioni per familiari a carico si rivelano non spettanti, per il superamento della soglia di reddito (2840,51 euro annui, 4mila euro per i figli sino a 24 anni) da parte del familiare.

Ma il datore di lavoro deve tassare soltanto i redditi e i compensi da lui corrisposti al lavoratore, oppure deve calcolare le imposte anche sugli altri eventuali redditi?

Se il dipendente lo richiede, il datore di lavoro è tenuto a effettuare il conguaglio anche sui redditi che non ha erogato: in pratica, deve calcolare le imposte dovute considerando un reddito maggiore rispetto a quello risultante dalle buste paga emesse dall’azienda.

Per la precisione, ai fini del compimento delle operazioni di conguaglio di fine anno, il lavoratore può chiedere al datore di lavoro di tenere conto anche dei redditi di lavoro dipendente, o assimilati, percepiti nel corso di precedenti rapporti intrattenuti. A tal fine deve consegnare al sostituto d’imposta, entro il 12 del mese di gennaio dell’anno successivo a quello in cui sono stati percepiti, la certificazione unica concernente i redditi di lavoro dipendente, o assimilati, erogati da altri soggetti.

In concreto, la necessità di conguagliare più redditi può sorgere se, ad esempio, il dipendente ha lavorato nel corso dell’anno per datori di lavoro differenti, o se, oltre al lavoro subordinato, ha svolto delle collaborazioni o ha percepito un’indennità di disoccupazione, come la Naspi.

In tutti questi casi, è molto probabile che il conguaglio calcolato alla fine dell’anno sia a debito: l’Irpef, infatti, essendo un’imposta progressiva, aumenta a seconda delle fasce di reddito, mentre le detrazioni riconosciute, cioè gli importi sottratti direttamente dall’imposta, diminuiscono al crescere del reddito.

Come si calcola l’Irpef?

Come appena osservato, l’Irpef non ha un ammontare fisso, ma è un’imposta progressiva, che aumenta all’aumentare del reddito complessivo, ed è modulata sulla base di aliquote e scaglioni:

  • sino a 15.000 euro di reddito, l’imposta è pari al 23%;
  • per la fascia di reddito che va da 15.0001 a 28.000, l’imposta ammonta al 27%;
  • per la fascia di reddito che va da 28.001 a 55.000, l’imposta 38%;
  • per la fascia di reddito che va da 55.001 a 75.000, l’imposta 41%;
  • per la fascia di reddito che va da 75.001, l’imposta 43%.

In pratica, se lavoratore ha un imponibile fiscale di 25mila euro l’anno, teoricamente deve corrispondere allo Stato il 23% sui primi 15mila euro di reddito, pari a 3.450 euro, ed il 28% sui restanti 10mila euro, pari a 2.800 euro, per un totale Irpef di 6.250 euro. L’imposta così calcolata, però, è solo l’Irpef lorda: sino a 55mila di reddito annuo, il dipendente ha diritto a una detrazione, per la produzione di redditi di lavoro dipendente.

Come si calcolano le detrazioni per redditi da lavoro dipendente?

Chi possiede redditi di lavoro dipendente o assimilati (ad esempio redditi dei co.co.co. o derivanti da trattamenti di disoccupazione) ha diritto, a seconda del reddito complessivo, alle seguenti detrazioni:

  • per reddito complessivo non superiore a 8.000 euro: 1.880 euro;
  • per reddito complessivo compreso tra 8.000 e 28.000 euro si deve applicare la seguente formula: 978 + [902 × (28.000 – reddito complessivo) / 20.000];
  • per reddito complessivo compreso tra 28.000 e 55.000 euro si deve applicare la seguente formula: 978 × [(55.000 – reddito complessivo) / 27.000];
  • oltre 55mila euro di reddito non è prevista nessuna detrazione.

La detrazione, lo ricordiamo, è un importo che si sottrare direttamente dall’Irpef dovuta.

La detrazione per redditi di lavoro dipendente deve essere rapportata ai giorni di lavoro (o assimilati: malattia, disoccupazione indennizzata…) nell’anno: ad esempio, se i giorni di lavoro sono pari a 280, si deve dividere la detrazione spettante per 365 e moltiplicare per 280.

In ogni caso la detrazione sulla fascia di reddito minima non può essere inferiore a 690 euro o, per i rapporti di lavoro a tempo determinato (fra cui sono compresi anche i periodi di inattività per i quali si percepiscono i trattamenti a sostegno del reddito erogati dall’Inps), a 1.380 euro, a prescindere dal periodo lavorato.

La detrazione per redditi di lavoro dipendente non è cumulabile con le altre detrazioni per tipologia di reddito prodotto, cioè di pensione, di lavoro autonomo e d’impresa minore. In particolare, nello stesso anno il dipendente può fruire sia delle detrazioni per reddito di lavoro dipendente che di quelle per reddito di pensione, purché le giornate non coincidano. Per quanto riguarda le detrazioni per redditi di lavoro autonomo e d’impresa minore, invece, non essendo rapportabili a giorni il cumulo nello stesso anno con le detrazioni per redditi di lavoro dipendente non è possibile.

Chi ha diritto alla detrazione per redditi di lavoro dipendente?

Chi percepisce redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente ha diritto all’applicazione della relativa detrazione. Sono assimilati ai redditi da lavoro dipendente, ai fini della detrazione, i seguenti redditi:

  • redditi dei collaboratori (co.co.co. e co.co.pro);
  • compensi corrisposti a soci di cooperative;
  • borse di studio;
  • compensi corrisposti da terzi;
  • compensi a soggetti impegnati in lavori socialmente utili;
  • rendite vitalizie e a tempo determinato;
  • capitali e rendite da fondi pensione;
  • remunerazioni dei sacerdoti.

Se, ad esempio, il dipendente che ti ha chiesto di effettuare il conguaglio ha lavorato anche come collaboratore, il sostituto d’imposta deve considerare, per il calcolo delle detrazioni, anche i redditi ed i periodi in cui ha prestato servizio come parasubordinato.

Bonus Irpef da 80 euro

Sui redditi da lavoro e assimilati, per i contribuenti che hanno un reddito complessivo da 8mila sino a 24.600 euro annui, è dovuto anche un bonus, detto bonus Irpef o bonus Renzi, pari a 80 euro mensili e 960 euro annui. Per i redditi da 24.600 a 26.600 euro, l’importo del bonus è ridotto secondo la seguente formula:

  • 960 x (26.600-reddito annuale): 2.000.

Ad esempio, se il dipendente  ha un reddito pari a 25mila euro, avrà diritto a un bonus pari a:

  • 960 x (26.600-25.000):2000;
  • 960 x (1600:2000);
  • 960 x 0,8;
  • 768 euro.

Anche il bonus Renzi, come la detrazione per redditi di lavoro dipendente, va riconosciuto in proporzione al periodo lavorato nell’anno.

Dal 2020 dovrebbe essere riconosciuto in busta paga un credito aggiuntivo, per chi possiede redditi sino a 35mila euro, in base ai recenti emendamenti alla legge di bilancio: ad oggi, però, non vi sono ancora disposizioni certe.

Esempio di calcolo conguaglio di dicembre

Dopo aver osservato come calcolare l’Irpef, le detrazioni per il lavoro dipendente ed il bonus Irpef, proviamo a calcolare il conguaglio Irpef di un dipendente che ha percepito più redditi: facciamo un esempio pratico.

Il Sig. Bianchi ha lavorato nell’anno come dipendente e come collaboratore, per un totale di due rapporti di lavoro con due aziende diverse: vediamo come calcolare il conguaglio di fine anno.

Ecco i dati rilevati del primo rapporto di lavoro; per semplicità consideriamo la sola Irpef, e non le addizionali (regionale, normalmente calcolata a saldo, e comunale, calcolata sia a saldo che in acconto):

  • giorni di lavoro nell’anno: dal 1° gennaio al 30 settembre, 273 giorni;
  • redditi di lavoro dipendente: 13mila euro;
  • ritenute Irpef: 2mila euro;
  • il datore di lavoro ha erogato anche 650 euro di bonus Irpef.

Ecco i dati del secondo rapporto, una collaborazione (non cambia nulla ai fini della tassazione, in quanto il reddito di lavoro parasubordinato è assimilato al reddito di lavoro dipendente):

  • giorni di lavoro nell’anno: dal 2 maggio al 31 dicembre, 244 giorni;
  • redditi di lavoro dipendente (assimilati): 10mila euro;
  • ritenute Irpef: 1.500 euro;
  • il datore di lavoro ha erogato anche 600 euro di bonus Irpef.

Ai fini del conguaglio, i dati rilevanti sono dunque:

  • totale dei giorni lavorati: 365 (i giorni sovrapposti non si devono contare due volte);
  • totale reddito imponibile (bisogna sommare i singoli imponibili): 23mila euro;
  • totale Irpef calcolata: 5.610 euro;
  • Totale detrazioni spettanti: 1203,50 euro
  • Totale Irpef netta dovuta: 4406,50 euro;
  • totale Irpef già pagata: 3.500 euro;
  • differenza: 906,50 euro.

Oltre alla differenza Irpef il lavoratore deve poi restituire 290 euro di bonus Renzi illegittimamente fruito (960 spettanti meno 1250 complessivamente erogati): il datore di lavoro deve dunque trattenere gli importi dalle buste paga e versarli all’erario con modello F24.

Come evitare di trovarsi a debito nella busta paga di dicembre?

Per evitare di ritrovarsi con importi a debito in sede di conguaglio di fine anno, è consigliabile chiedere al datore di lavoro, al committente, o al sostituto d’imposta in generale (può trattarsi anche di un ente previdenziale, ad esempio l’Inps, quando corrisponde la disoccupazione), di considerare un reddito presunto più elevato, di non operare detrazioni, oppure di applicare anche un’aliquota di tassazione più alta.

Un conguaglio definitivo si ha comunque in sede di dichiarazione dei redditi (modello 730 o Redditi persone fisiche), in quanto in tale sede si può tener conto della spettanza di ulteriori deduzioni e detrazioni, assieme alla presenza di ulteriori redditi non assimilati a quelli di lavoro dipendente (ad esempio derivanti dal canone di affitto di un immobile).

Che cosa succede se non viene effettuato il conguaglio di dicembre?

Se non viene effettuato il conguaglio di fine anno, alla presentazione della dichiarazione dei redditi (con modello 730 o Redditi persone fisiche) il dipendente potrebbe ritrovarsi con un importo a debito o a credito, per aver calcolato le imposte su un importo differente dall’imponibile reale.

Il conguaglio di fine anno, in ogni caso, risulta indispensabile (oltreché obbligatorio) anche se l’unico reddito del lavoratore è quello di lavoro dipendente corrisposto dal datore di lavoro sostituto d’imposta: il reddito presunto considerato nelle buste paga per il calcolo dell’Irpef e delle detrazioni, difatti, potrebbe non coincidere col reddito complessivo percepito. Inoltre, per quanto riguarda le addizionali all’Irpef, potrebbero verificarsi delle differenze a debito o a credito, nel caso in cui il lavoratore cambi residenza o che siano modificate le aliquote o le eventuali detrazioni.

Senza dimenticare i problemi che possono sorgere per chi ha fruito del bonus Irpef: se questo non spetta, o spetta in misura minore a quella calcolata, il dipendente deve restituirlo.


note

[1] Art.23 co.3 Dpr 600/1973.


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