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Versamento contanti in banca: limiti e regole

21 Dicembre 2019
Versamento contanti in banca: limiti e regole

Nel corso dell’anno 2018, ho versato in banca denaro contante che mi è stato anticipato con prelievo bancomat da carte di credito american express (saldo mese successivo). Ho, inoltre, versato denaro contante dai miei risparmi personali. L’importo complessivo è di circa 18000 euro, effettuato in più versamenti, di cui almeno 3 per importo maggiore di 3000 euro. Il contante versato era destinato principalmente al saldo delle spese delle suddette carte di credito. Ho estratti conto dei prelievi e versamenti del contante anticipato dalle carte, ma non ho modo di giustificare il contante risparmiato.

Cosa rischio e come posso tutelarmi da accertamenti fiscali? A quanto ammonta la tassazione/sanzione pecuniaria sull’importo indicato? Ci sono anche conseguenze penali in questi casi? Potrei dichiarare tali somme nel 730 anche se già compilato ed entro quando?

Le norme che si occupano di movimenti di contanti sono di due tipi: norme antiriciclaggio e norme tributarie. Dal primo gennaio 2016, il limite all’utilizzo dei contanti è stato fissato ad euro 2.999,99. Pertanto, non è possibile pagare o incassare per contanti nelle transazioni fra privati, neppure qualora effettuate in più riprese ed in tempi diversi, importi superiori a detta cifra per la stessa operazione o nella stessa giornata. Da detto divieto sono esclusi i versamenti ed i prelevamenti bancari o comunque tracciabili, mentre i movimenti “money transfer” ed i pagamenti a pubbliche amministrazioni per contanti non possono essere superiori a 999,99 euro.

In caso di violazione del divieto, ai fini antiriciclaggio – Dlgs n. 231/2007 come modificato dal Dl n. 90/2017 – viene comminata una sanzione secondo il seguente schema:

  • nel caso di movimento contanti sino 250.000 euro, le sanzioni per contr. vanno da 3.000 a 50.000, mentre le sanz. per profess. da 3.000 a 15.000;
  • nel caso di movimento contanti oltre 250.000 euro, le sanzioni per contr. vanno da 15.000 a 250.000, mentre le sanz. per profess.da 3.000 a 15.000.

Dal 2 settembre 2019, è in vigore un nuovo obbligo per banche e poste, l’obbligo di segnalare all’Uif – Unità informazioni finanziarie – i versamenti ed i prelevamenti complessivamente superiori a 10.000 euro in un mese ed a 1.000 euro in un giorno, con l’esclusione delle sole operazioni di giroconto o di investimento di contanti, anche miste, eseguite con diretto riferimento ai rapporti bancari in essere.

Sotto il profilo tributario, invece, la movimentazione di contanti, qualora segnalata dagli obbligati, sarà messa dagli uffici fiscali in relazione alla presentazione della dichiarazione dei redditi del contribuente segnalato e potrebbe portare alla notifica di un invito o di un questionario con il quale l’amministrazione finanziaria potrebbe chiedere di dare spiegazioni delle eventuali differenze fra le spese certe sostenute, gli investimenti diretti, da una parte ed i versamenti in contanti effettuati dal contribuente stesso. In tal caso, scatterebbe l’accertamento fiscale dal quale il contribuente dovrebbe poi difendersi offrendo documentalmente le prove dell’origine dei fondi movimentati per contanti e della loro già avvenuta sottoposizione all’imposizione o della loro esenzione da imposizione fiscale. Pertanto, le risposte ai suoi quesiti sono le seguenti.

Primo quesito

Il rischio è quello evidenziato sopra e la tutela dall’accertamento è indirettamente legata alla possibilità che la sua posizione venga o meno esaminata dagli uffici fiscali a seguito delle segnalazioni bancarie. Unica possibile difesa è di giocare d’anticipo e presentare la dichiarazione dei redditi 2019, per il 2018, essendo i termini ancora aperti sino al 30.11.2019, dichiarando anche come reddito l’intero ammontare dei versamenti effettuati e per i quali non vi sia possibilità di dimostrare esenzione da tassazione o avvenuto assoggettamento a tassazione.

Secondo quesito

La tassazione sui redditi dipende dalla natura del reddito stesso, che non è stata indicata nel quesito, dunque ipotizzando che si tratti di un reddito diverso – categoria residuale prevista dal codice tributario – sarà applicabile l’imposizione progressiva Irpef – dal 23% al 43% a seconda dello scaglione di reddito complessivo che il contribuente dovrà dichiarare, considerando anche gli altri redditi che egli già dichiara (redditi da lavoro dipendente o autonomo, reddito d’impresa, redditi fondiari o redditi di capitale).

Le sanzioni sono previste nella misura del 90% dell’imposta evasa, tuttavia se l’importo verrà dichiarato nella dichiarazione dei redditi del 2019 per 2018 non sarà applicata alcuna sanzione.

Terzo quesito

No nel caso in questione non vengono superate le soglie per l’applicazione della sanzioni penal-tributarie.

Quarto quesito

Per dichiarare le somme indicate dovrebbe presentare una dichiarazione integrativa nei termini con il modello Unico – U40 – 2019, entro il 30.11.2019, riprendendo i redditi dichiarati nel modello 730 ed aggiungendovi quelli di cui al quesito.

Articolo tratto da una consulenza resa dal dr. Mauro Finiguerra, commercialista.



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