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Farmacia: trasformazione da snc a srl

21 Dicembre 2019
Farmacia: trasformazione da snc a srl

La nostra è una farmacia gestita in forma di snc. Due Soci, marito e moglie, entrambi farmacisti. Quote 40% uno -60% l’altro. Abbiamo anche una società immobiliare sotto forma di srl 50% + 50%. La farmacia, da sempre, ha un patrimonio negativo , bilanciato dalla voce prelievo titolare.

Oggi, le banche, guardano i nostri bilanci con più attenzione e ci assegnano dei rating pessimi: paghiamo interessi alti. Poichè la società immobiliare ha un patrimonio importante mi hanno consigliato di trasformare la snc in srl. Nella trasformazione, con perizia giurata, far emergere l’avviamento. Pareggiare le quote e fonderla con la srl immobiliare. Si otterrebbe una situazione di bilancio migliore, anche se la sostanza (la liquidità) non cambia. Ma solo di rating migliorato e inferiori interessi passivi porterebbe vantaggi.

Da un punto fiscale non cambierebbe nulla, solo che se non prelievo e assegno utili la tassazione si ferma al 24%. Una gestione più ordinata, e nel prossimo (10 anni) passaggio ai figli una maggiore garanzia per entrambi.

Se faccio la fusione tra la società farmacia srl (da fare) e immobiliare srl e ovviamente adeguandomi alla statuto delle società di gestione farmacie che devono prevedere solo l’attività di farmacia, posso poi affittare gli immobili di proprietà , ovviamente come Farmacia? Vedete delle incompatibilità? I miei Commercialisti sono 2 a favore ed uno contrario. Che mi dite?

Oltre alla complessità della materia, dal quesito sembra emergere un po’ di confusione in relazione alla possibilità di eseguire certe operazioni di riorganizzazione aziendale soprattutto in relazione alle conseguenze, a breve ed a lungo termine, che le stesse potrebbero comportare per i soci.

Cominciamo col dire che lo Studio del Consiglio Nazionale del Notariato n. 75-2018/I esamina in profondità la nuova disciplina delle società di gestione farmacie, giungendo alle seguenti conclusioni:

  • la società di gestione dalla farmacia deve avere per oggetto esclusivo la gestione di farmacie (con le precisazioni di cui sopra ex lege n. 248/2006 e D.Lgs. n. 153/2009);
  • il capitale della società può essere posseduto da persone fisiche, o giuridiche, con le limitazioni stabilite dalle incompatibilità sopra esaminate;
  • la direzione deve essere affidata ad un farmacista, anche se non socio;
  • la società di gestione di farmacie non può controllare – direttamente o indirettamente – più del 20% delle farmacie esistenti nel territorio della medesima regione, o provincia autonoma;
  • non esiste un collegamento tra la sede della società e la ubicazione delle farmacie.

In particolare, il comma 2 dell’art. 7 delle norma risulta, dunque, oggi così formulato: «Le società di cui al comma 1 hanno come oggetto esclusivo la gestione di una farmacia. La partecipazione alle società di cui al comma 1 è incompatibile con qualsiasi altra attività svolta nel settore della produzione e informazione scientifica del farmaco, nonché con l’esercizio della professione medica. Alle società di cui al comma 1 si applicano, per quanto compatibili, le disposizioni dell’articolo 8».

Dal tenore letterale della norma parrebbe che l’oggetto sociale debba consistere nella esclusiva attività di gestione farmacia in quanto incompatibile con le sole attività di produzione farmaci, informazione scientifica del farmaco e esercizio della professione medica.

Dunque, apparentemente nulla porterebbe ad escludere che invece nell’oggetto sociale possano essere incluse altre attività, diverse da quelle incompatibili, come ad esempio l’attività di gestione immobiliare di immobili propri. Tuttavia, esiste una sentenza del 2014 del Tar dell’Umbria che esclude la possibilità per una società di gestione farmacie di partecipare ad una gara d’appalto di farmacia pubblica perchè nell’oggetto sociale era prevista l’attività immobiliare.

Dello stesso tenore un intervento della Federfarma di Napoli del 2017, nel quale si mette in dubbio la possibilità per una società di gestione farmacie di poter indicare nell’oggeto sociale qualsiasi altra attività, ovviamente al di fuori di quelle incompatibili per esplicita indicazione della legge.

D’altronde, il tenore della norma è molto chiaro, l’oggetto sociale esclusivo deve essere quello della gestione di una farmacia, anche se nulla esclude l’inserimento della norma generale residuale, prevista per legge, che consente ad ogni società di capitali, comprese quelle con oggetto esclusivo limitato, di poter compiere tutte quelle operazioni, immobiliari e finanziarie che possono essere ritenute necessarie e/o opportune per il miglior raggiungimento dell’oggetto sociale stesso.

In questo modo, si potrebbero tuttavia gestire eventuali immobili strettamente connessi con l’attività esclusiva – ad esempio, la proprietà e la ristrutturazione dei locali utilizzati per l’esercizio dell’attività di farmacia – ma non si potrebbe, se non attraverso motivazioni e ragioni da sostenere documentalmente, esercitare una attività immobiliare completamente estranea all’attività principale.

Resta poi da comprendere, anche se non espressamente richiesto nel quesito, l’interesse della proprietà immobiliare a vincolare la “cassaforte” di famiglia, alle esigenze della gestione imprenditoriale della farmacia, mettendo a rischio il lavoro di una vita.

Se si intendesse davvero mostrare alle banche una disponibilità a sostenere l’indebitamento dell’impresa con la messa a disposizione di beni personali, basterebbe una fidejussione, che è in ogni caso fortemente sconsigliata, dunque non è comprensibile sotto il profilo del rischio economico-finanziario, la decisione di fondere una società immobiliare sana e profittevole con una società imprenditoriale in situazione – provvisoria – di carenza di liquidità a breve termine.

Forse varrebbe la pena di analizzare in profondità l’andamento della farmacia, prima di tutto, per comprendere i motivi di una difficoltà ad ottenere redditività e liquidità sufficienti ad un auto-sostentamento che la mantenga indipendente dal resto delle proprietà famigliari.

La srl sicuramente consente maggiore rigidità di gestione, minore tassazione se gestita con attenzione la parte fiscale, maggiore protezione patrimoniale, ma si potrebbe risolvere il problema senza alcuna fusione, anche solo facendo partecipare come socia la società immobiliare alla società di gestione della farmacia, dando lo stesso un segno di solidità aziendale in quanto i soci sarebbero solvibili, senza compromettere l’indipendenza e l’autonomia della società immobiliare.

Per quanto riguarda la trasformazione da snc a srl, pur essendo operazione neutrale fiscalmente, in una situazione del genere non sembrerebbe facile poter trovare un revisore legale disposto ad asseverare con giuramento una perizia di trasformazione portante un avviamento rilevante, tale da mettere in serio pericolo la responsabilità professionale del perito in caso di successivo possibile default della società trasformata, per compensare il patrimonio netto negativo della snc, a meno che la snc non sia ge-
stita in regime di contabilità semplificata.

Pertanto, effettuati tutti i distinguo di cui sopra, la risposta al quesito purtroppo, anche se prudenzialmente, non può essere a favore dell’inserimento di una ulteriore attività – quella immobiliare – nell’oggetto sociale, stante il chiaro tenore della norma.

Pertanto, a parte la previsione della regola residuale che si può inserire in ogni oggetto sociale, valida nei limiti specificati sopra, l’inserimento dell’attività immobiliare come attività autonoma ed indipendente da quella esclusiva di gestione farmacie potrebbe in ogni caso, in futuro, costituire un problema in diverse fasi della gestione dell’attività stessa, non ultimo proprio il passaggio generazionale che risentirebbe semmai di una confusione di elementi e non di una semplificazione delle procedure, anche con riferimento alla protezione del patrimonio famigliare destinato a divenire, il più lontano possibile, asse ereditario.

Articolo tratto da una consulenza resa dal dr. Mauro Finiguerra, commercialista.



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