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Accertamento Imu: prescrizione e decadenza

9 Dicembre 2019
Accertamento Imu: prescrizione e decadenza

Arretrati Imu non pagati: qual è il termine per i controlli da parte del Comune?

Si fa sempre un gran parlare di controlli sull’Imu e, in particolare, sulle finte «prime case». Succede, ad esempio, quando il contribuente indica una residenza fasulla solo al fine di godere dell’agevolazione fiscale prevista dalla legge per l’abitazione principale. 

I controlli sull’Imu, però, si estendono anche a chi, non ricadendo nel perimetro delle agevolazioni, si limita a non versare gli importi dovuti al Comune entro la scadenza (fine anno) prevista dalla legge. 

In questi casi, l’ente locale ha un termine entro cui può avviare l’accertamento Imu per l’omesso versamento e pretendere le somme non riscosse. Anzi, a ben vedere i termini sono due: l’uno va sotto il nome di prescrizione e l’altro sotto quello di decadenza. Che differenza c’è? 

La prescrizione può essere sempre interrotta da una diffida o da una cartella esattoriale e ritorna a decorrere a partire dal giorno successivo al ricevimento di quest’ultima. La decadenza, invece, corrisponde al termine massimo entro cui può avvenire l’accertamento e che non può essere interrotta da “atti parziali”: una volta esercitato il diritto, però, non c’è più ragione di far decorrere da capo il termine. 

Tutto ciò può sembrare astratto e privo di significato pratico. Cerchiamo allora di capire quali sono i termini di prescrizione e decadenza per l’accertamento Imu: in altre parole, entro quanto tempo il Comune può accertare l’omesso versamento degli arretrati da parte del proprietario dell’immobile. Ma procediamo con ordine.

Controlli Imu: quando e come

Se il Comune vuol riscuotere l’Imu deve rispettare sia il termine di prescrizione che quello di decadenza. Come vedremo nelle successive righe, si tratta di due termini diversi: il primo è di cinque anni, mentre il secondo di tre. 

Ma da cosa originano i controlli sull’Imu? Il più delle volte, si tratta di verifiche effettuate tramite gli archivi telematici ossia “a tavolino”. Ad ogni immobile censito nel territorio del Comune deve corrispondere il versamento dell’imposta, a meno che non si tratti della cosiddetta abitazione principale del contribuente. 

L’abitazione principale è quella ove il proprietario e la sua famiglia hanno fissato:

  • la residenza;
  • la dimora abituale (ossia il luogo ove abitano in gran parte dell’anno).

La residenza è un dato accertabile tramite i registri dell’anagrafe. La dimora abituale è un dato di fatto che va verificato sul posto, ad esempio con l’invio dei vigili. La casa disabitata, anche se luogo di residenza, sconta l’Imu. 

Poiché molti contribuenti sono soliti fissare la residenza a proprio piacimento solo al fine di ottenere l’esenzione dall’imposta, i controlli Imu vengono fatti anche tenendo conto delle utenze: se queste non registrano consumi o gli importi sono molto bassi (si pensi alla luce o al gas), è verosimile che l’immobile non sia abitato. Manca allora il secondo requisito ai fini dell’agevolazione (la dimora abituale) e scatta l’accertamento.

È vero: la legge stabilisce che, nel caso di cambio di residenza, il Comune possa inviare i vigili a casa del contribuente nei successivi 45 giorni dal deposito dell’istanza. Ma ciò solo al fine di convalidare la modifica nei registri dell’anagrafe. Ciò non toglie che, anche in un momento successivo, la polizia municipale possa effettuare verifiche se la casa è effettivamente “vissuta”.

Prescrizione Imu

L’Imu, come tutti i tributi locali, ha una prescrizione di cinque anni. In buona sostanza, se entro cinque anni da quando sarebbe dovuto intervenire il versamento dell’imposta il Comune non provvede a inviare l’accertamento fiscale, nulla è più dovuto. Ad esempio, una richiesta di versamento Imu per il 2010 inviata nel 2018 è prescritta.  

La prescrizione si interrompe non appena arriva un avviso di pagamento, ma torna a decorrere dal giorno dopo. Con la conseguenza che, se dopo cinque anni dal ricevimento dell’accertamento il Comune non si fa più vivo, né il contribuente riceve una cartella esattoriale, la prescrizione si può dire compiuta e il debito estinto.

Lo stesso dicasi quando arriva la notifica della cartella esattoriale. Anche la cartella per l’Imu si prescrive in cinque anni come l’Imu stessa. Dunque, se dopo il ricevimento della stessa decorre il quinquennio, ogni successivo atto dell’Esattore (pignoramento, ipoteca, fermo auto, intimazione di pagamento) è illegittimo e va impugnato.

Decadenza accertamento Imu

La decadenza si riferisce alla necessità che l’ente pubblico svolga determinate attività entro una certa data, pena la perdita del diritto.

Il termine di decadenza entro cui il Comune può riscuotere i tributi locali è fissato al 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo. Tanto è stato, di recente, confermato dalla Commissione tributaria regionale del Lazio [1]. 

La legge [2] stabilisce testualmente che «Nel caso di riscossione coattiva dei tributi locali il relativo titolo esecutivo deve essere notificato al contribuente, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo».  

La vertenza decisa dai giudici tributari romani riguarda un ricorso presentato da una società per azioni con sede a Roma; l’opposizione della ricorrente contestava gli accertamenti Ici per gli anni 2009, 2010 e 2011, e palesava la tardiva notifica della relativa cartella di pagamento. I menzionati avvisi di accertamento erano stati notificati alla contribuente nel mese di ottobre dell’anno 2012; poiché non opposti, diventando definitivi il 31 dicembre 2012. Conseguentemente, la cartella di pagamento doveva essere notificata a norma dell’articolo 1 comma 163 della legge n.296/2006 nel termine di tre anni del 31/12/2015; la cartella, invece, era stata notificata dall’ufficio appellante (circostanza non smentita dall’ufficio) in data 24 aprile 2016 e, quindi, decorso il termine triennale, tardivamente.


note

[1] CTR Lazio, sent. n. 4994/2019.

[2] Art. 1 co. 163 legge n.296/2006

La società S. Italia spa ha proposto in primo grado un ricorso contro Equitalia sud spa avverso una cartella di pagamento dell’importo di euro 25.205,89, relativa a cinque avvisi di accertamento lei riferiti agli anni dal 2007 al 2011 notificata in data 21/4/2016; la società dopo aver rilevato di aver corrisposto quanto dovuto relativamente agli anni 2007 e 2008 relativamente agli anni dal 2009 al 2011 eccepiva la decadenza dal potere di riscossione perché la cartella era stata notificata

oltre il terzo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo in violazione dell’articolo 1 comma 163 della legge n. 296 del 2006. Il primo giudice ha accolto il ricorso relativamente agli accertamenti lei riferiti agli anni 2009, 2010 e 2011 per tardiva notifica della relativa cartella esattoriale.

Ha proposto appello l’agenzia delle entrate riscossione per i seguenti motivi:

Poiché lo stesso ricorrente nel suo atto avrebbe affermato che i ruoli relativi agli avvisi di accertamento erano stati resi esecutivi il 21 gennaio 2016 la commissione avrebbe dovuto uniformarsi a tale dato e conseguentemente ritenere la cartella tempestivamente notificata (…).

L’appello non è fondato.

In primo luogo, alcuna cessazione della materia del contendere o acquiescenza alla pretesa erariale può considerarsi operante nei confronti della società appellata derivante dalla circostanza che quest’ultima avrebbe versato gran parte dei tributi in questione. Infatti, relativamente alle annualità lei dal 2009 al 2011, la società appellata fin dal ricorso introduttivo ha chiesto che fosse dichiarata la decadenza dell’amministrazione dal potere di riscossione né ha rinunciato, in replica al gravame dell’ufficio, a tale pretesa (…).

Il primo giudice ha correttamente ritenuto il ricorso della citata società fondato relativamente agli accertamenti lei riferiti agli anni 2009, 2010 e 2011, per tardiva notifica della relativa cartella esattoriale. Infatti, gli accertamenti sono stati notificati nel mese di ottobre del 2012, divenendo definitivi il 31 dicembre del 2012; pertanto, la cartella in questione avrebbe dovuto essere notificata, ai sensi dell’articolo 1 comma 163 della legge n. 296 del 2006, entro il termine triennale, cioè entro il 31/12/2015,

invece, la stessa è stata notificata, circostanza non smentita dall’ufficio appellante, in data 24 aprile 2016, perciò tardivamente.(…)


4 Commenti

    1. Grazie mille Nicola. Continua a seguire il nostro portale di informazione giuridica. Ogni giorno, potrai trovare tantissime news e articoli con informazioni sempre aggiornate.

  1. Mi è arrivato un avviso di accertamento relativo a parziale IMU 2014.
    L’atto è datato 20/11/2019 ma io l’ho ritirato alla posta in data 24/1/20. Sono decorsi i termini di prescrizione?

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