Tumori: nuove speranze per il linfoma mantellare

9 Dicembre 2019
Tumori: nuove speranze per il linfoma mantellare

Dalla terapia Car-T KTE-X19 arrivano nuove chance di cura per i pazienti colpiti da linfoma mantellare.

Quali sono le speranze per chi ha il linfoma mantellare? In in uno studio di fase II presentato a Orlando al 61esimo Congresso dell’American Society of Hematology (Ash), la terapia Car-T KTE-X19 ha prodotto una risposta nel 93% dei malati trattati con una singola infusione. Nel 67% dei casi, la risposta è stata completa, e il 43% dei primi 28 pazienti che hanno ricevuto la terapia sperimentale sono ancora in remissione a distanza di almeno 2 anni.

In una nota stampa dell’Adnkronos, Fabio Ciceri, a capo dell’Unità operativa di Ematologia e Trapianto di midollo osseo dell’Irccs ospedale San Raffaele di Milano, spiega che il linfoma mantellare, una forma non-Hodgkin, “è una variante che contrariamente al passato oggi categorizziamo come aggressiva, ad alto grado di malignità. In prima linea si affronta con chemio-immunoterapia ad alte dosi e trapianto di midollo, e si sta studiando la possibilità di intensificare ulteriormente il trattamento farmacologico con l’aggiunta di ibrutinib da proseguire anche in fase di mantenimento. Nei pazienti ricaduti o refrattari ibrutinib offre una chance, ma questa risposta è limitata nel tempo”.

Il risultato è che al momento “riusciamo a curare non più del 60-70% dei pazienti con linfoma mantellare. Rimane dunque un 30-40% che ha bisogno di alternative”, sottolinea l’esperto, definendo “molto incoraggianti” i dati sulla nuova Car-T. “Al momento il follow-up mediano è intorno a un anno – osserva – che per malattie di questo genere è considerato già significativo”. In definitiva, l’immunoterapia cellulare “apre una speranza per pazienti che oggi non ce l’hanno – conclude Ciceri – anche nel contesto del linfoma mantellare”.

I risultati del trial multicentrico Zuma-2

I risultati principali del trial multicentrico Zuma-2 – a braccio singolo e condotto in aperto – sono stati annunciati da Kite, società del gruppo Usa Gilead già presente sul mercato con la Car-T axicabtagene ciloleucel, rimborsata in Italia per il trattamento di adulti con linfoma diffuso a grandi cellule B e con linfoma primitivo del mediastino a grandi cellule, dopo che hanno fallito due o più linee di terapia.

I nuovi risultati aprono quindi a una nuova possibile applicazione: “I tassi di risposta osservati – afferma Michael Wang, Lead Investigator dello studio, MD Anderson Cancer Center dell’università del Texas – supportano il potenziale di KTE-X19 come prima terapia cellulare per le persone affette da linfoma mantellare“.

“Il prossimo passo – dichiara Christi Shaw, amministratore delegato di Kite – sarà la presentazione della domanda di registrazione per KTE-X19 all’americana Fda, all’europea Ema e alle altre autorità  regolatorie, per rendere la terapia disponibile ai pazienti il più rapidamente possibile”. La compagnia prevede di presentare la richiesta di approvazione in Usa entro fine 2019 e in Ue entro il primo trimestre 2020.

Nel trial Zuma-2 – dettaglia Kite – con un follow-up mediano di 12,3 mesi al momento del cut-off dei dati il 57% dei pazienti ha mantenuto una risposta continua. Le stime di sopravvivenza libera da progressione e di sopravvivenza globale a 12 mesi sono state del 61% e dell’83% rispettivamente. Tra i 68 pazienti valutabili per la sicurezza, si sono osservati sindrome da rilascio dicitochine (Crs) nel 91% ed eventi neurologici nel 63%. Crs ed eventi neurologici di grado 3 o superiore sono stati registrati rispettivamente nel 15% e nel 31% dei pazienti. Non si sono verificati né Crs né eventi neurologici di grado 5.



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