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Separazione: si può conservare lo stesso tenore di vita matrimoniale?


> Diritto e Fisco Pubblicato il 31 luglio 2013



Conservare il medesimo tenore di vita a seguito di una separazione è un obiettivo cui il coniuge può aspirare solo in modo potenziale.

Come a tutti ormai noto, il versamento dell’assegno di separazione ha lo scopo di far conservare al coniuge un tenore di vita analogo a quello avuto durante il matrimonio. Tuttavia, con una recente pronuncia [1], la Corte di Cassazione ha stabilito questo obiettivo non può sempre trovare una completa attuazione: e ciò perché, con la rottura del rapporto, si hanno sempre degli effetti economici svantaggiosi per gli ex sposi.

È inevitabile, infatti, che tutti i vantaggi derivanti dalla convivenza matrimoniale vengano meno a seguito della divisione della famiglia e che vi sia una ripercussione negativa sulle disponibilità economiche delle parti, in particolare sul coniuge tenuto al versamento dell’assegno.

Tant’è vero che il giudice [1], nel momento in cui determina la misura dell’assegno di mantenimento, deve prendere in considerazione non solo le risorse economiche del coniuge obbligato, ma anche tutta una serie di elementi di fatto valutabili sotto la sfera economica e in grado di condizionare la situazione patrimoniale delle parti [3]: si pensi alla necessità, per chi va via di casa, di procurarsi un nuovo alloggio e al moltiplicarsi delle spese prima suddivise con il partner. Dunque, il coniuge obbligato al mantenimento non avrà più le stesse disponibilità economiche che aveva durante il matrimonio e, di conseguenza, non potrà neanche far godere l’altro coniuge dello stesso tenore di vita precedente.

Secondo la Suprema Corte, il giudice tenuto a valutare le circostanze di fatto dovrà piuttosto ristabilire un equilibrio tra le posizioni economiche delle parti, effettuando “un esame comparativo dei loro redditi e delle loro sostanze, nonché del tenore di vita goduto dal nucleo familiare nel corso della convivenza”.

Decorrenza

Per quanto riguarda poi la decorrenza dell’assegno, qualora ne sia stato modificato l’importo tra il giudizio di primo e di secondo grado, essa andrà calcolata a partire dalla data della decisione di primo grado.

Dopo la separazione, il coniuge economicamente più debole non può necessariamente aspettarsi di  poter conservare lo stesso tenore di vita avuto durante il matrimonio: infatti, una serie di elementi di natura economica (che dovranno essere valutati dal giudice) potranno portare ad una riduzione dell’importo assegno nei confronti del coniuge tenuto a versarlo.

note

[1] Cass. sent. n. 17199 11.07.2013

[2] L’art. 156 cod. civ. stabilisce come presupposto per il riconoscimento  dell’assegno, il fatto che uno dei coniugi non possegga redditi propri sufficienti a consentirgli il mantenimento del tenore di vita avuto durante il matrimonio, oltre alla situazione di disparità economica rispetto all’altro coniuge.

[3] Cass. sent. n. 23071/05;  Cass. n. 6712/05; Cass. sent. n. 9878/06.

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