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Azioni contro coniuge: si può fare il pignoramento del pignoramento?

21 Dicembre 2019
Azioni contro coniuge: si può fare il pignoramento del pignoramento?

Coppia sposata con 2 figli minorenni, dopo 20 anni divorziano. Consensualmente Lui, avente reddito, deve a Lei €800\mese. Dopo pochi mesi Lui non versa più nulla. Dopo qualche anno viene prodotto un verbale di comparizione presidenziale che obbliga Lui a versare €400\mese a Lei e obbliga Lei a versare €170\mese a Lui. Dato il verbale, decade la consensuale, nessuno dei due però rispetta tale sentenza. Dopo qualche anno Lei riesce a trovare lavoro e Lui, considerando che quanto stabilito nel verbale non si può compensare, vorrebbe pignorare presso terzi (datore di lavoro di Lei) €170/mese. Utilizzando stessa sentenza, Lei potrebbe pignorare l’importo che le verrebbe pignorato da Lui?

La moglie non potrà pignorare qualcosa che Le è stato pignorato all’interno del procedimento che la vede debitrice, ma potrebbe, con la stessa sentenza, pignorare il medesimo importo, depositato presso il conto corrente in cui sono state depositate quelle somme presso di lei pignorate.

Infatti, nel pignoramento intrapreso dal marito per il credito maturato dall’inadempimento commesso dalla moglie, quest’ultima risulta la debitrice principale del processo esecutivo. Pertanto, a meno che la coniuge inadempiente non proponga opposizione all’esecuzione, eccependo l’esistenza di un controcredito maturato nei confronti del marito per via delle sue inadempienze, la moglie non potrà fare altro che costatare il pignoramento e procedere, con la propria sentenza, con un nuovo pignoramento presso la banca dove è acceso il conto corrente del marito, o presso altri terzi debitori del marito o, ancora, presso la casa del marito (pignoramento mobiliare).

Mi preme specificarLe che il coniuge separato che proceda al pignoramento dello stipendio dell’altro coniuge, il quale non abbia ottemperato agli obblighi previsti nella sentenza di separazione, è legittimato ad agire anche per la mancata corresponsione dell’assegno di mantenimento dovuto dal coniuge inadempiente nei confronti del figlio, minorenne, ma anche divenuto maggiorenne, ma non ancora autosufficiente.

La posizione di tale figlio, divenuto maggiorenne ma ancora dipendente non per sua colpa dai genitori, deve essere assimilata, infatti, a quella del figlio minore con conseguente protrazione dell’obbligo di mantenimento, oltre che di istruzione, fino al momento in cui il figlio stesso abbia raggiunto una indipendenza economica, ovvero versi in colpa per non essersi messo in condizione di conseguire un titolo di studio o di procurarsi un reddito mediante l’esercizio di idonea attività lavorativa.

Pertanto, il coniuge separato ben può agire in via esecutiva nei confronti dell’altro coniuge per ottenere quanto da questi dovuto per il proprio mantenimento, oltre che di quello del figlio minorenne, o maggiorenne con sé convivente, ma che non sia in grado di procurarsi idonei mezzi di sostentamento.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Salvatore Cirilla



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