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Figlio unico rinuncia all’eredità: su chi cadono i debiti?

10 Dicembre 2019
Figlio unico rinuncia all’eredità: su chi cadono i debiti?

Successione: tra chi viene ripartito il patrimonio del defunto nel caso di assenza o rinuncia di uno dei discendenti?

Anche tuo padre sta per morire dopo che tua madre vi aveva già lasciati qualche anno fa. La sua situazione patrimoniale è compromessa: ha accumulato una serie di debiti che, sino ad oggi, non è riuscito a estinguere. Al suo decesso, ti converrà pertanto rinunciare all’eredità per non dover pagare al posto suo le obbligazioni lasciate in sospeso. Ti chiedi, però, contro chi si rivarranno i creditori visto che non hai fratelli che, come te, potrebbero essere chiamati alla successione. Insomma, se il figlio unico rinuncia all’eredità su chi cadono i debiti?

Per rispondere a questo interessante quesito bisogna ricordare come funzionano le regole sulla successione. Ecco ciò che devi sapere sul punto.

Divisione dell’eredità: che succede quando qualcuno rinuncia

La divisione dell’eredità segue regole diverse a seconda che vi sia un testamento o meno. 

In presenza di un testamento, la rinuncia di uno dei successori implica l’accrescimento delle quote degli altri coeredi (sempre che il testatore non abbia indicato uno specifico soggetto a cui destinare la quota dell’erede rinunciante). 

Così, ad esempio, se Mario lascia eredi Lucia e Sabrina, la quota rinunciata da quest’ultima finisce interamente a Lucia. 

Potrebbe, però, succedere che chi rinuncia all’eredità abbia dei figli. In tal caso, la sua quota passa a questi ultimi che avranno, anche loro, la facoltà di accettare o meno l’eredità. In questo secondo caso (rinuncia anche da parte dei nipoti), la quota in questione accresce le quote degli altri soggetti citati nel testamento. 

In assenza di un testamento, si applicano le regole sulla successione legittima fissate dal Codice civile. Ne abbiamo già parlato in Se si rinuncia all’eredità chi subentra. Il meccanismo funziona pressappoco in questo modo. Il Codice civile elenca una serie di soggetti che possono succedere: il più vicino in grado al defunto elimina la possibilità per gli altri di concorrere alla successione. In particolare, l’eredità si devolve: 

  • al coniuge e ai discendenti (figli e nipoti); 
  • agli ascendenti (genitori e nonni);
  • ai collaterali;
  • agli altri parenti sino al sesto grado; 
  • allo Stato.

All’interno di ciascuna di tali classi poi (si pensi a più figli) l’eredità si ripartisce per quote uguali tra i vari coeredi. Dunque, se il defunto non lascia il testamento, i suoi beni vengono divisi tra il coniuge superstite, i figli e i nipoti insieme. 

Ad esempio, in presenza del coniuge con un solo figlio, al primo va il 50% mentre l’altra metà va al figlio. In presenza di più di un figlio, al coniuge va il 33% mentre il residuo viene diviso per parti uguali tra i figli. 

Se non ci sono figli, i due terzi dell’eredità vanno al coniuge superstite se concorre con ascendenti (genitori e nonni) o con fratelli e sorelle del defunto, oppure con gli uni e con gli altri. In questo ultimo caso la parte residua è devoluta agli ascendenti, ai fratelli e alle sorelle. 

Se poi mancano sia il coniuge che i figli, l’eredità passa a genitori e nonni. E così via secondo i gradi prima indicati. 

Figlio unico rinuncia all’eredità: che succede?

Se il chiamato che rinuncia all’eredità non concorre con altri coeredi (si pensi a un figlio unico oppure al coniuge superstite senza figli), il diritto di accettare l’eredità passa ai chiamati di ordine e grado ulteriore. In mancanza di questi ultimi, l’eredità finisce allo Stato.

Vediamo ora, nel concreto, a chi finisce l’eredità se il figlio unico rinuncia alla sua quota di eredità. Una volta risposto a tale quesito saprai anche chi risponde dei relativi debiti. Difatti l’acquisizione della qualità di erede riguarda sia l’attivo che il passivo del patrimonio del defunto. Ecco dunque tutte le possibili ipotesi che potrebbero verificarsi.

Se è in vita l’altro genitore del figlio che rinuncia

Se il figlio unico rinuncia all’eredità ed è ancora in vita l’altro suo genitore (coniuge del defunto) è quest’ultimo che diventa erede universale. Su di lui quindi passano anche i debiti del defunto.

Sempre in caso di rinuncia del figlio unico, se oltre al coniuge ci sono anche i genitori, in assenza di fratelli, 2/3 dell’eredità (oltre al diritto di abitazione) vanno al coniuge mentre un 1/3 viene diviso in parti uguali tra i genitori. I debiti vengono ripartiti tra questi in base quindi alle rispettive quote appena indicate.

Se oltre al coniuge del defunto ci sono uno o più suoi fratelli ma non ci sono i genitori, 2/3 dell’eredità (oltre al diritto di abitazione) vanno al coniuge mentre 1/3 viene diviso in parti uguali tra i fratelli. 

Se, oltre al coniuge, ci sono i suoi genitori e uno o più fratelli del defunto, 2/3 dell’eredità (e il diritto di abitazione) passano al coniuge mentre 1/3 dell’eredità viene diviso tra i fratelli e i genitori.

Se è già morto l’altro genitore del figlio che rinuncia

Se, invece, il figlio che rinuncia all’eredità ha già perso l’altro genitore, per cui non c’è il coniuge del defunto, si applicano le seguenti regole. 

In assenza di fratelli del defunto, l’intera eredità viene divisa tra i suoi genitori che quindi risponderanno anche dei relativi debiti.

Se mancano i genitori e ci sono uno o più fratelli del defunto, è a questi che va l’eredità e quindi anche i debiti.

Se c’è uno o entrambi i genitori e uno o più fratelli del defunto, ai primi va la metà mentre agli altri la seconda metà dell’eredità. 

In assenza di genitori, fratelli/sorelle o loro discendenti, gli ascendenti paterni prendono metà dell’eredità mentre gli ascendenti materni l’altra metà.

Se il figlio rinuncia all’eredità e mancano tutti i soggetti appena menzionati, il patrimonio così come i debiti finiscono ai parenti entro il 6° grado. In mancanza anche di questi ultimi, l’eventuale attivo finisce allo Stato mentre i debiti non cadono su nessuno. I creditori quindi resteranno all’asciutto. 



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