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Puzza di cucinato in condominio: che fare?

10 Dicembre 2019
Puzza di cucinato in condominio: che fare?

Cattivo odore dal vicino di casa: molestie olfattive e risarcimento a carico di chi fa entrare nelle scale gli odori molesti di fritto e verdure.

Sarà capitato anche a te, transitando per le scale del condominio in cui vivi, di avvertire odori di cibo provenienti dagli altri appartamenti. Così è possibile scoprire, durante l’attesa dell’ascensore, se il vicino ha appena ordinato una pizza a domicilio o se sta cucinando i broccoli, se ha fritto il pesce o se ha arrostito (magari anche bruciato) la carne. 

A volte, però, gli odori diventano talmente intollerabili da rasentare vere e proprie molestie olfattive. Ed allora diventa necessario chiudere subito la porta di casa propria per evitare che l’olezzo penetri fin nella propria abitazione. 

Esiste una tutela contro la puzza di cucinato in condominio? Che fare se il vicino – magari pregiudicato da un immobile troppo piccolo o da una cucina “cieca” – non è in grado di far areare l’ambiente e, per questo, diffonde gli odori molesti sul pianerottolo, nelle scale del palazzo e all’interno dell’ascensore che, di tanto in tanto, si apre sul proprio piano? 

Il più delle volte, capita di lottare contro i cattivi odori provenienti dal ristorante o dalla pizzeria “frontestrada”: l’odore stagnante di piatti o di pentole che bollono sale fin sopra ai piani alti, rendendo impossibile sostare sul proprio balcone o aprire le finestre. 

Proprio per questo, il Codice civile regolamenta come debbano essere e fin dove si possano spingere le esalazioni di fumi e vapori, con ciò intendendo anche la puzza. La norma stabilisce che tutto ciò che esorbita dalla «normale tollerabilità» può essere vietato dal giudice.

Alla condanna nei confronti del colpevole si aggiunge anche la possibilità di richiedere un risarcimento, sempre che un effettivo danno venga dimostrato. 

La norma è contenuta nell’articolo 844 Cod. civ. e, tradotta dal “giuridichese” all’italiano comune, recita pressapoco in questo modo: il proprietario di un immobile può impedire al vicino di emettere fumi, calori, esalazioni, rumori, scuotimenti e altre simili propagazioni solo se queste superano la normale tollerabilità. Tollerabilità da determinare caso per caso, in base alla condizione dei luoghi. 

Detto ciò, avrai già idea di che fare se c’è puzza di cucinato in condominio. Ma se ancora non lo avessi intuito, ti aiuteremo noi illustrandoti quelle che sono state le più recenti sentenze in materia.

Cattivo odore dal vicino di casa

Il danno da puzza è risarcibile. Si tratta di un danno non patrimoniale, per via delle molestie olfattive che hanno pregiudicato la qualità di vita del condomino costretto a tenere chiusa la porta e le finestre. Tanto ha sottolineato il tribunale di Roma [1], chiamato a decidere di una controversia tra vicini di casa. 

Nel caso di specie, un monolocale, al primo piano, non aveva finestre in grado di assicurare il ricambio dell’aria, aria quindi che – pregna degli odori della cucina – finiva nelle scale e, di lì, negli altri appartamenti. Così il giudice ha vietato al proprietario dell’immobile incriminato di cucinare nell’appartamento fino ad installazione avvenuta di un sistema di ventilazione. Nello stesso tempo, lo ha condannato a risarcire alla vicina i danni morali sofferti per tre anni e mezzo di olezzi intollerabili (liquidati nella misura di un terzo dell’inabilità temporanea assoluta giornaliera prevista per le menomazioni all’integrità psicofisica). 

Cattivo odore dal ristorante o pizzeria

Nell’ipotesi in cui il responsabile del cattivo odore è un locale commerciale, il giudice deve essere più elastico: non può cioè applicare rigidamente la norma con la stessa intransigenza con cui la applica nelle liti tra privati. Il Codice, infatti, gli impone di bilanciare le esigenze della produzione con le ragioni della proprietà. Il che significa che chi abita sopra una pizzeria deve essere un po’ più elastico. Ma non per questo può essere condannato a restare – specie d’estate – coi balconi sempre chiusi per evitare che il fumo gli impedisca di dormire. 

A quel punto, a decidere quando un odore è intollerabile è il consulente tecnico nominato d’ufficio dal giudice (il cosiddetto ctu). È questi che, nel redigere la propria perizia, stabilisce se la puzza supera la normale tollerabilità. 

Sono state pubblicate numerose sentenze che si sono già occupate di questo tema. Ad esempio, in passato, la Cassazione [2] ha detto che la puzza di frittura rientra a tutti gli effetti in tali emissioni olfattive vietate dalla legge, ma solo a condizione che riesca a «molestare le persone». Leggi Odore di fritto, sugo e arrosto: è reato. Lo stesso dicasi quando gli odori nauseabondi, anziché provenire dalla finestra del vicino di pianerottolo, provengono da un locale sotto casa: se ti chiedi cosa fare in caso di puzza del ristorante, sappi che puoi ricorrere al giudice per farlo smettere o imporgli un nuovo impianto di areazione che salvaguardi i tuoi diritti [3].  

Odori molesti e reato

In ultimo, chi avverte la puzza di cucinato in condominio potrebbe anche passare alla denuncia per il reato di getto di cose pericolose [4]. In tal senso si è espressa la Cassazione [5] confermando la rilevanza penale di tale condotta. 

Approfondimenti

Per ulteriori informazioni, leggi:

Devo sopportare gli odori della cucina del vicino? GUARDA IL VIDEO


note

[1] Trib. Roma, sent. n. 15818/19

[2] Cass. sent. n. 14467/17 del 24.03.2017. 

[3] Cass. ord. n.  44257/17 del 26.09.2017.

[4] Art. 674 cod. pen.

[5] Cass. pen. sent. n. 14467/2017.


2 Commenti

  1. Buongiono, il tutto vale anche se costantemente, ogni giorno si deve subire la puzza del cucinato derivante dal barbecu posizionato sul balcone del sottostante appartamento e si devono chiudere balconi e finestre, anche d’estate. Grazie

    1. Fumi, odori, calori, esalazioni, scuotimenti stanno al condominio al pari dei rumori: un solo articolo del Codice civile spiega cosa fare se il vicino di casa ti molesta con uno di tali eventi; puoi impedirglielo solo se oltrepassa la soglia della tollerabilità. Ma come fare a stabilire quando si supera il limite della sopportazione e soprattutto come fare a dimostrarlo? Una recente sentenza della Cassazione spiega cosa fare in caso di fumo e odori molesti dal vicino di casa e indica anche quando è possibile sporgere una denuncia per «getto pericoloso di cose». Oltre all’azione civile, volta a ottenere l’interdizione dal comportamento molesto, la vittima di fumo e odori molesti può anche sporgere denuncia. Difatti, da questi comportamenti può scattare il reato di «getto pericoloso di cose». In particolare, il Codice penale stabilisce che chiunque getta o versa, in un luogo di pubblico transito o in un luogo privato, ma di comune o di altrui uso, cose atte a offendere o imbrattare o molestare persone, ovvero, nei casi non consentiti dalla legge, provoca emissioni di gas, di vapori o di fumo, atti a cagionare tali effetti, è punito con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda fino a euro 206. Scopo del reato è la salvaguardia dell’incolumità pubblica.Ma qual è la soglia oltre la quale, puzza e fumi diventano reato? Anche in questo caso dobbiamo riferirci alla normale tollerabilità stabilita dal Codice civile e, in definitiva, alla valutazione casistica fatta dal giudice. Tanto per capirci, quando si è costretti a tenere chiuse le finestre per non far entrare gli odori molesti in casa. Il reato consiste nella semplice molestia, che prescinde dal superamento di eventuali valori soglia previsti dalla legge, essendo sufficiente quello del limite della stretta tollerabilità.L’incriminazione scatta inoltre solo se il comportamento vietato è ripetuto nel tempo. Per dimostrare ciò, il proprietario molestato dovrà quantomeno diffidare il vicino, il gestore del locale o il titolare dell’azienda prima di avviare un’azione legale. In questo modo gli dà il tempo per “ravvedersi” e venire a più miti consigli. Per la giurisprudenza, il reato scatta anche se un danno effettivo non è stato ancora arrecato, ma per il semplice fatto che la condotta costituisce un pericolo potenziale per l’incolumità pubblica (il danno invece rileva ai fini dell’ottenimento di un risarcimento). Non c’è alcun pericolo in caso di «sbattimento di qualche tappeto e lo scuotimento di qualche tovaglia», condotte queste che – secondo la Cassazione– non integrano il reato in commento per impossibilità di causare imbrattamenti e molestie alle persone. Nonostante la condotta tipica del reato in questione consista nel lancio di cose (vi rientrerebbero anche le uova sode o la verdura a un comiziante), l’illecito penale scatta anche in caso di «molestie olfattive», con l’immissione nell’atmosfera di cattivi odori. Secondo la Cassazione, si ha «getto pericoloso di cose» anche in presenza di puzza o altri odori molesti provenienti dal ristorante. Non rileva il fatto che l’impianto di areazione del locale sia munito di autorizzazione per le emissioni in atmosfera e sia rispettoso dei relativi limiti visto che non esiste una normativa statale che preveda disposizioni specifiche – e, quindi, valori soglia – in materia di odori.
      Per scoprire come dimostrare l’odore molesto, leggi il nostro articolo https://www.laleggepertutti.it/285094_fumo-e-odori-molesti-dal-vicino-di-casa-cosa-fare#Come_dimostrare_l8217odore_molesto

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