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Verifica periodica funzionalità autovelox

10 Dicembre 2019
Verifica periodica funzionalità autovelox

La taratura serve per attestare il perfetto funzionamento dei controlli elettronici: quando e come va fatta?

Dopo che, nel 2015, la Corte costituzionale [1] ha ritenuto illegittime tutte le multe elevate tramite apparecchi di controllo elettronico non soggetti a taratura annuale, ogni automobilista multato è ricorso a questo espediente per far annullare il verbale. 

Sin dall’inizio, si è posto il dubbio su quale tipo di autovelox debba essere soggetto alla verifica periodica della funzionalità. 

A primo acchito, è sembrato a molti che la Corte si riferisse solo agli apparecchi fissi, quelli cioè lasciati dalla polizia in un box o comunque ai margini della strada e, proprio per ciò, soggetti ad usura ed errore per essere esposti alle intemperie climatiche.

La Cassazione ha, invece, fatto maggiore tesoro delle parole della Consulta spiegando che quest’ultima ha inteso imporre la taratura periodica anche agli autovelox mobili, quelli cioè montati sui treppiedi dalla polizia e spostati, di volta in volta, da un luogo a un altro. Proprio i continui movimenti cui sarebbe soggetta la macchina renderebbero la stessa, col passare del tempo, meno affidabile e, quindi, le rilevazioni soggette ad errore. 

Tale principio è stato ribadito, proprio di recente, dalla Suprema Corte [2]. Per la Cassazione non vi è ragione apprezzabile per reputare che solo gli autovelox fissi abbisognino di verifiche periodiche, al fine di valutarne funzionalità e taratura, restandone esonerati quelli mobili, per i quali basterebbe la mera constatazione, da parte della polizia prima dell’utilizzo, del fatto che siano in grado di funzionare. Infatti, anche i dispositivi mobili risultano soggetti al normale decadimento dei loro componenti, in quanto esposti a potenziali rischi sia atmosferici che meccanici, forse più e non meno che gli apparati fissi.

Lo stesso problema si è posto anche per i telelaser, ossia le “pistole” utilizzate dalla municipale o dalla stradale e in grado di rivelare, in tempo reale, la velocità del veicolo. Anche per questi non vi è dubbio che sia necessaria la verifica periodica della funzionalità, ossia la taratura.

Non vi è, invece, alcun obbligo dell’amministrazione di sottoporre a controllo periodico di taratura e funzionalità anche gli apparecchi che rilevano il passaggio con il semaforo rosso (i cosiddetti photored). Infatti, nessuna disposizione normativa sancisce che il verbale di accertamento dell’infrazione debba contenere, a pena di nullità, l’attestazione che la funzionalità del singolo apparecchio impiegato sia stata sottoposta a controllo preventivo e costante durante l’uso. Del resto, la Corte costituzionale ha parlato di apparecchi di controllo elettronico della velocità, mentre il photored verifica solo il passaggio al semaforo. 

Riguardo alla rilevazione elettronica del passaggio col semaforo rosso, i giudici ribadiscono che «né il Codice della strada, né il relativo regolamento di esecuzione prevedono che il verbale di accertamento dell’infrazione debba contenere, a pena di nullità, l’attestazione che la funzionalità del singolo apparecchio impiegato sia stata sottoposta a controllo preventivo e costante durante l’uso, giacché, al contrario, l’efficacia probatoria di dette apparecchiature perdura sino a quando non risultino accertati, nel caso concreto, sulla base di circostanze allegate dall’opponente e debitamente provate, un difetto di costruzione, installazione o funzionalità, o situazioni comunque ostative al suo regolare funzionamento».

Vediamo ora come fare a verificare se la taratura dell’autovelox è avvenuta nel modo corretto. 

Innanzitutto, il verbale notificato al conducente deve dare menzione della data dell’ultima taratura dell’apparecchio. Non basta, cioè, che l’agente dichiari di aver accertato il funzionamento dell’autovelox prima di metterlo in azione e di aver controllato che lo stesso non fosse guasto. A garanzia dell’utente della strada, il verbale deve indicare anche i dati della prima omologazione. In assenza di tale specifica, la multa è illegittima. Ciò al fine di consentire il controllo, da parte del trasgressore, dell’avvenuto checkup almeno nei 12 mesi precedenti. Come anticipato, la Consulta ha, infatti, richiesto una verifica con una periodicità almeno annuale.

È irrilevante, quindi, il fatto che «il verbale riporti che la violazione sia stata rilevata a mezzo apparecchiatura autovelox debitamente omologata e revisionata, della quale gli agenti avevano accertato preventivamente e costantemente la corretta funzionalità» se però non vengono riportati gli estremi di tali operazioni di controllo (ad esempio, il numero di protocollo e le date) in modo da consentire al cittadino una puntuale verifica. 

L’automobilista può sempre chiedere una copia del verbale di taratura per accertare che lo stesso esista. E se contesta dinanzi al giudice l’omessa taratura, l’amministrazione deve fornire la prova contraria con il documento in originale o in copia autentica. 

Secondo il ministero dei Trasporti, gli autovelox devono essere verificati ogni anno in un autodromo con mezzi che sfrecciano fino alla velocità di 230 km/h. Altrimenti, non può essere rilasciato il certificato periodico di corretta taratura. Ma ciò non vale per quelli usati in città per i quali non è necessaria la pista di Formula 1.

Con un decreto del 13 giugno scorso (riportato in forma integrale qui sotto [4]) è stato stabilito che le verifiche di taratura devono essere eseguite su un campione di rilevamenti di velocità uniformemente distribuiti da 30 km/ora a 230 km/ora (oppure nel campo di misura o di utilizzo del dispositivo in verifica), utilizzando sistemi di misura di riferimento in grado di tarare con incertezza estesa (con probabilità di copertura al 95%) non superiore allo 0,5% per velocità superiori a 100 km/h, e a 0,5 km/h per velocità fino a 100 km/h. I sistemi di misura di riferimento devono garantire la riferibilità metrologica al Sistema.

Con un successivo parere [5], lo stesso ministero ha detto che, per effettuare la taratura periodica degli autovelox normalmente utilizzati in ambito urbano oppure in strade con limite massimo di velocità di 90 km/h non serve necessariamente l’autodromo. Basterà testare lo strumento ad una velocità maggiorata di 70 km/h rispetto al limite. Dunque, il controllo annuale potrà essere effettuato rispettivamente ad un velocità massima di 120, 140 o 160 km/h.

Per approfondimenti tecnici sull’argomento leggi Autovelox: cos’è la taratura.


note

[1] C. Cost. sent. n. 113/2015.

[2] Cass. ord. n. 31854/2019.

[3] Cass. ord. n. 31818/2019.

[4] Decreto Ministero Trasporti del 13.06.2017 in Gazz. Uff. n. 177/2017.

[5] Min. Trasporti, parere n. 6573 del 27 ottobre 2017.

Corte di Cassazione, sez. II Civile, ordinanza 11 settembre – 5 dicembre 2019, n. 31854

Presidente Carrato – Relatore Grasso

Fatto e diritto

ritenuto che il Tribunale di Cuneo rigettò l’impugnazione avanzata da M.P. avverso la sentenza di primo grado, che aveva disatteso l’opposizione dal medesimo proposta al verbale di contestazione della violazione dell’art. 142 C.d.S., commi 2 e 8, elevato dalla Polizia municipale di Lesegno, per avere il predetto, alla guida di un’autovettura, superato il limite di velocità fissato in 50 km/h, poiché marciante a quella di 76 km/h, siccome rilevato da apparecchiatura tele-laser mobile, quando il mezzo distava m. 217,80 dallo strumento, segnalato da apposito cartello posto alla distanza di m. 260 da quest’ultimo;

ritenuto che il M. ricorre avverso la sentenza del tribunale di Cuneo sulla base di tre rubricati motivi e che il Comune di Lesegnano resiste con controricorso;

ritenuto che con il primo motivo il ricorrente deduce violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 235 del 1992, art. 45, comma 6, “dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 113/2015”, dell’art. 345 c.p.c., comma 3 e art. 437 c.p.c., nonché omesso esame di un fatto controverso e decisivo, per le ragioni di cui appresso, in sintesi:

– il Giudice aveva errato nel reputare che la declaratoria d’incostituzionalità avesse vigenza dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, dovendo, invece, espletare pieno effetto a tutti i rapporti ancora pendenti;

– non corrispondeva al vero che il giorno del rilevamento fosse stata effettuata la taratura dello strumento;

– la sentenza aveva ulteriormente errato nel non aver dichiarato inammissibile la documentazione tardivamente introdotta in giudizio dall’Amministrazione locale, non essendo consentito l’esonero dalla pronuncia, siccome al contrario affermato dalla statuizione, per la superfluità di essa documentazione;

ritenuto che con il secondo motivo il M. denunzia violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 495 del 1992, art. 79, comma 3, D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 142, L. n. 168 del 2002, art. 4, comma 1 e 2, nonché del D.M. 15 agosto 2007, assumendo quanto appresso:

– la rilevazione era stata effettuata quando il veicolo distava dallo strumento m. 217,8 e il cartello era posto a m. 260, or poiché, al momento in cui venne effettuata la rilevazione il mezzo aveva percorso solo m. 42,2 dal cartello, risultava essere stato violato l’art. 79, comma 3, cit., il quale per le strade a scorrimento più lento prescrive uno spazio di avvistamento di non meno di 80 m.;

ritenuto che con il terzo motivo il ricorso allega violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 495 del 1992, art. 345, comma 1, L. n. 168 del 2002, art. 4, comma 3, art. 2697 c.c. e art. 115, c.p.c., poiché:

– la sentenza aveva illegittimamente disapplicato la dichiarazione d’incostituzionalità di cui sopra;

– “l’apparecchiatura Telelaser, attualmente in dotazione alle forze dell’ordine italiane, non può costituire fonte di prova idonea ai fini dell’accertamento della violazione del disposto dell’art. 142 C.d.S., in quanto non consente di fissare in modo chiaro ed inequivoco non solo la velocità ma soprattutto il veicolo di riferimento lasciando all’agente accertatore il compito di inserire manualmente sullo scontrino rilasciato dall’apparecchiatura – dopo la misurazione – il tipo di autovettura ed il numero di targa, in violazione del disposto dell’art. 35 reg. C.d.S.” e non può attribuirsi alcuna fede privilegiata al verbale, trattandosi di fati e circostanze non caduti sotto la diretta osservazione degli accertatori;

Considerato che il primo motivo può essere accolto sulla base delle osservazioni che seguono:

a) erra il Tribunale ad affermare che la retroattività delle pronunce d’incostituzionalità hanno effetto, “sic et simpliciter” dalla pubblicazione della sentenza sulla Gazzetta Ufficiale, essendo, invece, pacifico che la caducazione operata per effetto della declaratoria d’incostituzionalità priva ab origine di vigenza giuridica la norma investita dalla pronuncia, con il solo limite dei cd. rapporti esauriti, con tale sintagma dovendosi intendere quei rapporti non più suscettibili di mutazioni;

b) sul punto la giurisprudenza di questa Corte è univoca; si è, così, chiarito che la L. 11 marzo 1953, n. 87, art. 30, nella parte in cui stabilisce che “le norme dichiarate incostituzionali non possono avere applicazione dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione”, deve essere interpretato nel senso che la decisione dichiarativa di incostituzionalità ha efficacia anche relativamente ai rapporti giuridici sorti anteriormente, purché ancora pendenti e cioè non esauriti, per tali dovendosi intendere quei rapporti nell’ambito dei quali non siano decorsi i termini di prescrizione o decadenza per l’esercizio dei relativi diritti e per i quali non si sia formato il giudicato (Sez. 3, n. 1661, 27/1/2005, Rv. 578790; conf., ex multis, Cass. nn. 1273/2014, 19720/2013, 5146/2011, 2280/2007, 4549/2006, 11604/2005);

c) non può neppure condividersi la conclusione alla quale giunge la sentenza gravata (quale seconda ratio decidendi), secondo la quale non sarebbero soggette alle periodiche verifiche di funzionalità e taratura, imposte dalla sentenza della Corte Costituzionale n. 113/2015, le apparecchiature mobili, impiegate “sotto il controllo degli operatori”;

d) l’asserto, invero, offre un’interpretazione irragionevole della norma, siccome fatta vivere dalla Corte Costituzionale, stante che non sussistono ragioni apprezzabili (nè, per vero1 la sentenza di merito ne individua) per reputare che solo gli apparati fissi abbisognino di verifiche periodiche, al fine di valutarne funzionalità e taratura, restandone esonerati quelli mobili, per i quali basterebbe la mera constatazione del fatto che siano in grado di funzionare, del che darebbe atto il fatto stesso che abbiano “funzionato”; per contro, anche i dispositivi mobili risultano soggetti al normale decadimento dei loro componenti, alle interferenze atmosferiche, a variazioni della tensione di alimentazione ed inoltre sono soggetti a urti, vibrazioni, shock meccanici più e non meno che gli apparati fissi,;

e) è appena il caso di soggiungere che la circostanza che lo strumento sia stato correttamente montato e fatto funzionare dagli agenti operati non implica che dello stesso risulti essere stata verificata periodicamente taratura e funzionalità;

considerato che, accolto il primo motivo, gli altri restano assorbiti (assorbimento proprio);

considerato che, tenuto conto di quanto esposto, la sentenza deve essere cassata con rinvio, assegnandosi al Giudice del rinvio anche il compito di regolare le spese del presente giudizio.

P.Q.M.

accoglie il primo motivo, dichiara assorbiti gli altri e rinvia al Tribunale di Cuneo, in persona di diverso magistrato, anche per il regolamento delle spese del giudizio di legittimità.


 

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 2, ordinanza 12 settembre – 5 dicembre 2019, n. 31818

Presidente Lombardo – Relatore Fortunato

Fatti di causa

Il Comune di Marina di Gioiosa Ionica ha proposto ricorso in due motivi, illustrati con memoria, avverso la sentenza del Tribunale di Locri n. 1187/2017.

C.G. ha depositato controricorso e memoria illustrativa. La C. aveva proposto opposizione dinanzi al Giudice di pace di Locri avverso il verbale n. (…), con cui le era stata cointestata la violazione del D.Lgs. n.. 285 del 1992, art. 41 e art. 146 comma 3, per aver, in data 20.9.2015, proseguito la marcia attraversando l’incrocio ubicato nella locale (omissis) , nonostante il semaforo indicasse la luce rossa, imponendo di arrestare il veicolo. L’infrazione era stata rilevata automaticamente e documentata con foto mediante un’apparecchiatura a postazione fissa, tipo Photored F17D, omologata con decreto n. 47017/2009.

Il Giudice di pace ha respinto l’opposizione, con pronuncia integralmente riformata dal Tribunale.

Il giudice di secondo grado ha dichiarato illegittima la sanzione, non avendo l’amministrazione provato di aver sottoposto l’apparecchiatura di rilevazione dell’infrazione al controllo periodico di funzionalità e taratura, opinando che, in applicazione dei principi sanciti dalla Corte costituzionale con sentenza n. 113/2015, con cui è stato dichiarato illegittimo l’intero art. 45 C.d.S., comma 6, “tutte le apparecchiature deputate all’accertamento delle infrazioni devono essere sottoposte a verifiche periodiche di taratura, pena l’illegittimità della sanzione, in quanto l’assenza di tali verifiche è suscettibile di pregiudicarne l’affidabilità metrologica e di compromettere la certezza della rilevazione”.

Con ordinanza interlocutoria n. 6894/2019 la causa è stata rinviata a nuovo ruolo in attesa della pronuncia a sezioni unite riguardante le conseguenze del deposito telematico della sentenza impugnata, privo di attestazione di conformità all’originale da parte del difensore.

Ragioni della decisione

1. La questione di improcedibilità del ricorso, rilevata d’ufficio con ordinanza interlocutoria n. 6894/2019, è superata alla luce dell’insegnamento della pronuncia a sezioni unite n. 8312/2019, dato che la conformità della copia all’originale non è stata oggetto di disconoscimento da parte della controricorrente e che il Comune ha depositato l’attestazione di conformità all’originale della copia analogica della sentenza impugnata, primo dello svolgimento dell’adunanza camerale.

2. Non meritano adesione le censure di inammissibilità del ricorso, riproposte dalla resistente nella memoria illustrativa.

L’impugnazione attinge, in maniera analitica e tutt’altro che oscura, e con entrambi i motivi, profili strettamente giuridici, con i pertinenti richiami normativi e giurisprudenziali, senza mostrare alcun deficit di specificità, non risolvendosi inoltre nella richiesta di un’inammissibile revisione del ragionamento decisorio del tribunale riguardo al merito, ma sollevando una questione riconducibile ad una delle tassative tipologie dei vizi contemplati dall’art. 360 c.p.c..

3. Il primo motivo di ricorso denuncia la violazione del D.Lgs. n. 285 del 1992, art. 45, comma 6, art. 41, e art. 146, comma 3, , in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, sostenendo che, a differenza di quanto sostenuto dal giudice di appello, i principi sanciti dalla pronuncia della Corte costituzionale 113/2015 non operano con riferimento alle apparecchiature di rilevazione delle infrazioni diverse da quelle concernenti il superamento dei limiti di velocità, non trattandosi di dispositivi sottoposti a controlli metrologici ai sensi della L. n. 273 del 1991.

Il secondo motivo denuncia la violazione degli artt. 2699, 2700 e 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per aver la sentenza ritenuto che fosse onere dell’amministrazione dimostrare il perfetto funzionamento dell’apparecchiatura fotografica, per contro già attestata dal verbale di accertamento dell’infrazione, dalla certificazione di conformità con indicazione del prototipo depositato presso il Ministero delle infrastrutture e dal certificato di collaudo oggetto del verbale del 17.9.2015.

4. I due motivi, che possono essere esaminati congiuntamente, sono fondati.

Erroneamente il tribunale ha ritenuto che la pronuncia di parziale incostituzionalità dell’art. 45 C.d.S., comma 6, abbia comportato l’obbligo dell’amministrazione di sottoporre a controllo periodico di taratura e funzionalità tutti gli apparecchi di rilevazione delle infrazioni al codice della strada (non solo quelli impiegati per l’accertamento dell’eventuale superamento dei limiti di velocità), e ciò sull’assunto secondo cui sarebbe irragionevole “un sistema che consenta di dare certezza giuridica ed inoppugnabilità ad accertamenti irripetibili svolti da complesse apparecchiature senza che la loro efficienza ed il loro funzionamento siano soggetti a verifica anche a distanza di lustri”.

Per orientamento di questa Corte, da cui non si ha motivo di dissentire, la sentenza della Corte Costituzionale 113/2015 ha invece riguardato le sole apparecchiature impiegate per l’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità (Cass. 10458/2019).

Con specifico riguardo alla rilevazione della violazione del divieto di proseguire la marcia con impianto semaforico rosso a mezzo di apparecchiature elettroniche, deve dunque ribadirsi che nè il codice della strada, nè il relativo regolamento di esecuzione prevedono che il verbale di accertamento dell’infrazione devono contenere, a pena di nullità, l’attestazione che la funzionalità del singolo apparecchio impiegato sia stata sottoposta a controllo preventivo e costante durante l’uso, giacché, al contrario, l’efficacia probatoria di dette apparecchiature perdura sino a quando non risultino accertati, nel caso concreto, sulla base di circostanze allegate dall’opponente e debitamente provate, un difetto di costruzione, installazione o funzionalità, o situazioni comunque ostative al suo regolare funzionamento, non potendosi far leva, in senso contrario, su mere congetture circa il fatto che la mancanza di revisione o manutenzione periodica dell’attrezzatura sia di per sé idonea a pregiudicarne l’efficacia probatoria delle rilevazioni sancita dall’art. 142 del predetto codice (Cass. 114574/2017; Cass. 4255/2015; Cass. 18825/2014).

Nello specifico, la legittimità della sanzione era quindi assicurata dalla rilevazione fotografica del passaggio del veicolo con segnale rosso di stop, non essendo l’amministrazione gravata da ulteriori oneri di prova, avendo già depositato il verbale di accertamento, l’attestazione di conformità dell’apparecchiatura utilizzata e lo stesso verbale di collaudo, eseguito pochi mesi prima della violazione.

Competerà al giudice del rinvio valutare se la prova del corretto funzionamento dell’apparecchio sia stata invece somministrata dall’opponente, così come è dedotto nella memoria illustrativa.

Sono pertanto accolti entrambi i motivi di ricorso.

La sentenza impugnata è cassata in relazione ai motivi accolti, con rinvio della causa ad altro Magistrato del Tribunale di Locri anche per la pronuncia sulle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

accoglie entrambi i motivi di ricorso, cassa la sentenza impugnata in relazione ai motivi accolti e rinvia la causa ad altro magistrato del Tribunale di Locri, anche per la pronuncia sulle spese del presente giudizio di legittimità.


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