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I server all’estero non salvano dal reato se la vittima è in Italia

4 Agosto 2013
I server all’estero non salvano dal reato se la vittima è in Italia

Sono competenti le autorità e il giudice italiano se l’offesa viene percepita all’interno del territorio del nostro Stato.

Dislocare all’estero i server di un sito internet, non serve per evitare la condanna in Italia, in caso di commissione di illeciti. Difatti, per i reati informatici vige il principio secondo cui è sempre competente l’autorità italiana quando l’offesa è stata percepita da chi si trova in Italia.

A dirlo è una recente sentenza della Corte di Cassazione [1] che, in verità, segue un indirizzo costante in materia di punibilità di illeciti informatici.

Si immagini, per esempio, al caso di un attacco hacker, di una frode informatica, di un reato a mezzo stampa (come la diffamazione), o ancora nel caso di illeciti a sfondo razzista o di pedopornografia: in queste ipotesi, se il sito web è registrato all’estero, ma l’offesa viene percepita in Italia, dove la vittima si trova, competenti ad agire sono le autorità italiane. È a queste ultime che la vittima può rivolgersi per chiedere la punizione del colpevole.


note

                               

[1] Cass. sent. n. 33179/2013.


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