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Il Mes spacca il M5S: fuga verso la Lega

11 Dicembre 2019 | Autore:
Il Mes spacca il M5S: fuga verso la Lega

La vicenda Mes sta facendo emergere spaccature tra i 5 Stelle e fuoriuscite verso la Lega, alcune già dichiarate. Così la tenuta del Governo è a rischio.

Il Movimento 5 Stelle non riesce a trovare una posizione unitaria sulla questione del Mes, il meccanismo europeo di stabilità detto anche fondo salva Stati. È urgente farlo perché il voto è previsto oggi al Senato; è importante perché la tenuta del Governo Conte dipende molto da questo e un indebolimento sarebbe fatale. Eppure – o forse proprio per questo – non ci sta riuscendo ed emergono evidenti frange e spaccature; così evidenti che trapelano all’esterno e anzi c’è qualcuno che le proclama apertamente. E lo sbocco per costoro è uno solo, inevitabile: la Lega di Matteo Salvini.

Nelle ultime ore, si sono susseguite le riunioni, che sembra abbiano avuto il solo effetto di far emergere la posizione dei dissidenti e di allontanarli dalla linea ufficiale espressa dal capo politico Luigi Di Maio. Proprio Di Maio aveva tentato la strada della risoluzione, un documento condiviso che avrebbe dovuto saldare la posizione del M5S con quella delle altre forze di maggioranza (Pd, Italia Viva e Leu). Il premier Conte ha bisogno di ottenere un voto favorevole dalla maggioranza che lo sostiene, per poter andare al Consiglio Europeo, convocato per il 12 ed il 13 dicembre, dove si discuterà proprio di Mes, con una posizione chiara, ma l’appoggio sembra mancargli proprio nel momento decisivo.

È un momento nevralgico nel quale emerge che le file non sono compatte. Se non si trova una posizione comune, se la risoluzione non raccoglie il sostegno della maggioranza, c’è un serio rischio di tenuta del Governo. La “prova del voto” non riguarda solo la materia Mes, la vicenda si è allargata ben oltre. I numeri parlano chiaro: al Senato la maggioranza è risicata e basta poco per farla scendere sotto il minimo dei 161 voti richiesti.

Probabilmente, anche per questo stanno emergendo proprio adesso i malumori di alcuni senatori pentastellati: primo fra tutti il dissidente “storico” Gianluigi Paragone, che non nasconde la sua contrarietà oggi al Mes (e da sempre all’alleanza tra M5S e Pd) ma anche altri, tra cui Ugo Grassi, che ha già ufficializzato il suo passaggio alla Lega e potrebbe essere seguito presto da altri, come Stefano Lucidi, che, per come riporta Il Sole 24 Ore stamattina, a una domanda specifica su questo salto ha dato una risposta possibilista: «È una riflessione che mi riservo di fare in futuro».

Già, perché la Lega sembra essere l’approdo naturale per i pentastellati che non condividono la posizione filo governativa sul Mes; così le criticità rischiano di far esplodere il Movimento 5 Stelle non solo indebolendolo oggi al momento in cui occorrerà votare si o no alla risoluzione, ma anche e soprattutto togliendogli quei deputati e senatori che sono sempre stati critici nel sostegno all’attuale Governo e, adesso, hanno un’occasione chiara e favorevole per poter transitare nelle file leghiste.

Salvini gli ha già aperto la porta: «Ci sono tanti eletti ed elettori CinqueStelle che sono coerenti e non vogliono il Mes» ha dichiarato ieri. Intanto, mentre alcuni cambiano barca, la navigazione prosegue per tutti e non è un percorso facile, neppure se si dovesse superare, o aggirare, lo scoglio del Mes. Tra i primi e maggiori ostacoli in vista, c’è ancora la manovra finanziaria da varare: prima di Natale, ci sarà il voto di fiducia per l’approvazione definitiva e se oggi nel voto del Senato sul Mes dovesse emergere una maggioranza risicata e traballante, anche la legge di Bilancio sarebbe a rischio, insieme alla sorte del Governo Conte, al quale mancherebbero i numeri per proseguire la sua attività.

Tutti sanno – lo ha detto non molto tempo fa anche il presidente Mattarella – che, se Conte perde la fiducia in Parlamento, le Camere saranno subito sciolte. Sarebbe la conclusione non solo dell’attuale esperienza di governo, ma anche dell’intera legislatura e si andrebbe subito al voto degli elettori. Per questo Salvini sta cercando di anticipare i tempi e tenta di dare ora la spallata per far cadere il Governo.



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