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Congedo per lutto

11 Dicembre 2019
Congedo per lutto

Permessi dal lavoro: quando assentarti in caso di morte di un familiare. 

Tra le varie forme di permessi previsti dalla legge in favore dei lavoratori dipendenti vi è il congedo per lutto. Il nome non lascia spazio ad equivoci: si tratta di un permesso che può essere chiesto in caso di decesso di familiari. Durante l’assenza dal lavoro, il dipendente matura ugualmente il diritto alla paga, ma solo per un limitato periodo di tempo; alla scadenza, il dipendente può scegliere di restare ancora a casa (fino a massimo due anni), ma l’assenza non viene retribuita. 

La stessa disciplina viene estesa anche alle gravi malattie. 

Qui di seguito, approfondiremo la disciplina prevista dalla legge: quando spetta il congedo per lutto e per grave infermità, quali sono gli adempimenti che deve svolgere il dipendente e la documentazione da presentare, come avviene la fruizione. Ma procediamo con ordine. 

Quanti giorni di congedo per lutto?

Il congedo per lutto o per grave infermità è regolato dagli articoli 1 e 3 del decreto ministeriale 21 luglio 2000 n. 278. 

Esistono due tipi di congedo: quello retribuito, che vale solo per tre giorni, e quello non retribuito, di cui si può godere dal 4° giorno in poi e fino a massimo due anni, se il dipendente non è ancora in grado di tornare a lavorare (si parla, in questo secondo caso, di «congedo non retribuito per gravi motivi»). 

Iniziamo la nostra trattazione dal primo.

Quando spetta il congedo retribuito per lutto?

Il lavoratore può fruire di permessi retribuiti in caso di decesso o documentata grave infermità:

  • del coniuge, anche se legalmente separato (o della parte dell’unione civile);
  • di un parente entro il 2° grado (anche se non convivente);
  • di un soggetto componente la famiglia anagrafica.

La legge non specifica cosa debba intendersi per «grave infermità». Secondo alcuni si tratta delle stesse malattie che danno diritto al congedo straordinario non retribuito di due anni, di cui parleremo in seguito. Si tratta cioè di quelle patologie che:

  • richiedono assistenza continuativa o frequenti monitoraggi clinici, ematochimici e strumentali;
  • determinano temporanea o permanente riduzione o perdita dell’autonomia personale, comprese le affezioni croniche di natura congenita, reumatica, neoplastica, infettiva, dismetabolica, post-traumatica, neurologica, neuromuscolare, psichiatrica, derivanti da dipendenze, a carattere evolutivo o soggette a riacutizzazioni periodiche.

Quanti giorni di permesso retribuito per lutto?

Come anticipato in apertura, i giorni di congedo retribuito per lutto sono al massimo 3 giorni all’anno. Ciò significa che, se nello stesso anno, si hanno più lutti, non si possono avere più di 3 giorni retribuiti. Tuttavia, è possibile ugualmente assentarsi sfruttando il congedo non retribuito per «gravi motivi» di due anni. 

Nei giorni di permesso non sono considerati i giorni festivi e quelli non lavorativi. 

In alternativa alla fruizione dei giorni di permesso e solo per i casi di documentata grave infermità di uno dei familiari indicati, il lavoratore può stabilire con il datore di lavoro diverse modalità di svolgimento dell’attività lavorativa (anche per periodi superiori a 3 giorni) che comportino una riduzione dell’orario di lavoro complessivamente non inferiore ai giorni di permesso che vengono sostituiti.

Quando è in corso l’espletamento dell’attività lavorativa concordata in alternativa alla fruizione dei giorni di permesso e viene accertato il venire meno della grave infermità, il lavoratore è tenuto a riprendere l’attività lavorativa secondo le modalità ordinarie; il corrispondente periodo di permesso non goduto può essere utilizzato per altri eventi che dovessero verificarsi nel corso dell’anno alle condizioni previste dalle disposizioni in esame.

Come usufruire del congedo per lutto

Per fruire del permesso, l’interessato comunica previamente al datore di lavoro l’evento che dà titolo al permesso medesimo, ossia la morte del familiare. Nella comunicazione, indica i giorni nei quali non si recherà al lavoro sfruttando il congedo. 

I giorni di permesso devono essere utilizzati entro massimo sette giorni dal decesso o dall’accertamento dell’insorgenza della grave infermità o della necessità di provvedere a conseguenti specifici interventi terapeutici. 

Il lavoratore che intende richiedere la diversa modalità di svolgimento dell’attività lavorativa in alternativa all’utilizzo dei giorni di permesso, deve stipulare un accordo scritto con il datore di lavoro nel quale sono indicati i giorni di permesso sostituiti e i criteri (compresa la periodicità) in base ai quali il datore di lavoro può verificare la permanenza della grave infermità.

I permessi per lutto sono cumulabili con quelli previsti per l’assistenza delle persone handicappate ai sensi della legge 104 del 1992.

Congedo per lutto: quale documentazione presente?

Per usufruire del congedo per lutto è necessario produrre al datore di lavoro un certificato di morte o una dichiarazione sostitutiva (nei casi consentiti).

Nel caso invece del permesso per grave infermità, è necessario presentare – entro 5 giorni dalla ripresa dell’attività lavorativa – idonea documentazione del medico specialista del Ssn o servizio con esso convenzionato, del medico di medicina generale, del pediatra di libera scelta o della struttura sanitaria (nel caso di ricovero o intervento chirurgico).

Ai fini della fruizione dei permessi, si considera idonea la presentazione del certificato redatto dal medico specialista della struttura ospedaliera o dell’Asl, dal quale sia possibile riscontrare sia la descrizione degli elementi costituenti la diagnosi clinica, sia la qualificazione medico legale in termini di grave infermità [1].

I giorni di permesso o la riduzione dell’orario di lavoro eventualmente concordata devono essere utilizzati entro 7 giorni dal decesso o dall’accertamento dell’insorgenza della grave infermità o della necessità di provvedere a conseguenti specifici interventi terapeutici.

Congedo non retribuito per gravi motivi

Oltre al congedo retribuito per lutto e per gravi infermità è previsto anche il congedo non retribuito per gravi motivi. Come detto, si può sfruttare tale permesso una volta esauriti i 3 giorni del congedo retribuito. 

I gravi motivi devono riguardare uno dei seguenti soggetti:

  • il lavoratore;
  • il convivente (se la convivenza risulta da certificazione anagrafica);
  • i parenti o affini entro il 3° grado disabili (anche non conviventi);
  • i seguenti soggetti anche se non conviventi: coniuge (o parte dell’unione civile); figli (anche adottivi) e, in loro mancanza, discendenti prossimi; genitori e, in loro mancanza, ascendenti prossimi; adottanti; generi e nuore; suocero e suocera; fratelli e sorelle germani o unilaterali.

Per gravi motivi si intendono:

  • le necessità familiari derivanti dal decesso di uno dei soggetti sopra indicati;
  • le situazioni che comportano un impegno particolare del dipendente o dei familiari nella cura o nell’assistenza dei soggetti sopra indicati;
  • le situazioni di grave disagio personale, ad esclusione della malattia, nelle quali incorra il dipendente medesimo;
  • le situazioni, riferite ai soggetti sopra indicati (con l’esclusione del richiedente), derivanti da patologie acute o croniche che:
    • determinano temporanea o permanente riduzione o perdita dell’autonomia personale, comprese le affezioni croniche di natura congenita, reumatica, neoplastica, infettiva, dismetabolica, post-traumatica, neurologica, neuromuscolare, psichiatrica, derivanti da dipendenze, a carattere evolutivo o soggette a riacutizzazioni periodiche;
    • richiedono assistenza continuativa o frequenti monitoraggi clinici, ematochimici e strumentali;
    • richiedono la partecipazione attiva del familiare nel trattamento sanitario.

Sono, inoltre, tutelate le patologie dell’infanzia e dell’età evolutiva aventi le caratteristiche sopra elencate o per le quali il programma terapeutico e riabilitativo richiede il coinvolgimento dei genitori o del soggetto che esercita la potestà.

Il congedo può essere richiesto anche per il decesso del coniuge (anche legalmente separato), della parte dell’unione civile, di un parente entro il 2° grado (anche non convivente) o di un soggetto componente la famiglia anagrafica (convivenza risultante da certificazione anagrafica), per il quale il richiedente non abbia la possibilità di utilizzare permessi retribuiti nello stesso anno.

Il congedo può essere utilizzato per un periodo, continuativo o frazionato, non superiore a 2 anni nell’arco della vita lavorativa. Il limite dei 2 anni si computa secondo il calendario comune, calcolando i giorni festivi e non lavorativi compresi nel periodo di congedo. 


note

[1] Nota Min. Lav. 25 novembre 2008 n. 25/I/0016754


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