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Cosa succede se cade il Governo

31 Dicembre 2019 | Autore:
Cosa succede se cade il Governo

Il Governo per entrare in carica ed esercitare le sue funzioni, deve avere la fiducia delle Camere. Se il rapporto fiduciario viene meno, bisogna formare un nuovo Governo o rieleggere il Parlamento.

Basta accendere la televisione o dare uno sguardo ad un giornale per rendersi conto che non manca giorno in cui non si parli del Governo. Sono quotidiane le notizie che lo riguardano come ad esempio quelle sulle decisioni prese da un determinato ministro nella materia di sua specifica competenza oppure sugli incontri avvenuti tra il Presidente del consiglio e i capi di Governo di altri Paesi od ancora sugli scontri tra maggioranza ed opposizione.

Periodicamente, si sente parlare anche di crisi del Governo e di possibile ritorno alle urne per eleggere un nuovo Parlamento. Ma cosa significa? Cosa succede se cade il Governo? L’argomento è di grande attualità ma per poterlo comprendere appieno bisogna partire dall’inizio. Occorre, cioè, sapere cos’è il Governo, altrimenti detto esecutivo, come si arriva alla sua formazione e in cosa consiste quel legame che si instaura con il Parlamento, in virtù del quale rimane in carica. La rottura di tale rapporto infatti, determina una crisi che se non si risolve, porta alla caduta del Governo.

Cos’è il Governo e quali sono gli altri organi costituzionali dello Stato

Il Governo è uno degli organi costituzionali dello Stato italiano, cioè espressamente previsti dalla Costituzione, la quale ne disciplina l’organizzazione ed il funzionamento.

Gli altri organi costituzionali sono il Parlamento, il Presidente della Repubblica, la magistratura e la Corte costituzionale.

Al Parlamento spetta il potere legislativo, cioè il potere di emanare le leggi, al Governo tocca il potere esecutivo e la direzione della vita politica dello Stato ed alla magistratura compete il potere giudiziario, cioè di amministrare la giustizia.

Il Capo dello Stato partecipa a tutti i poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario), pur non appartenendo a nessuno di essi, mediante un’azione di coordinamento, controllo e di stimolo sul Parlamento, sul Governo e sulla magistratura al fine di mantenere l’equilibrio istituzionale. Ha altresì, il ruolo di custode della Costituzione in quanto garantisce il regolare funzionamento del sistema politico-istituzionale e l’unità nazionale nel rispetto dei principi costituzionali.

La Corte Costituzionale è un organo di controllo volto a garantire il rispetto delle norme costituzionali.

Quali sono le funzioni che spettano al Governo

La funzione primaria del Governo è quella esecutiva, che consiste nell’amministrare la “cosa pubblica”, realizzando gli obiettivi dello Stato sulla base delle leggi vigenti. In parole più semplici, dà attuazione alle disposizioni indicate dalle leggi approvate dal Parlamento.

Il Governo esplica tale funzione sia nella sua globalità sia mediante i singoli ministri, i quali si avvalgono dei dicasteri di cui sono titolari, per raggiungere fini di interesse collettivo.

E’ opportuno evidenziare che il Governo dirige la politica nazionale mentre la Pubblica Amministrazione è il suo braccio operativo, ovvero concretizza le sue direttive, nel rispetto della legge.

Al Governo competono anche:

  • una funzione di indirizzo politico, che è collegata al rapporto di fiducia che si è instaurato con il Parlamento. Infatti, il Governo nel momento in cui si presenta alle Camere per il voto di fiducia, espone il proprio programma politico, enunciando gli obiettivi che intende raggiungere ed in che modo. Inoltre, il Governo ogni anno presenta alle Camere il bilancio ed il rendiconto consuntivo, che devono essere approvati con legge;
  • una funzione legislativa, che realizza attraverso l’emanazione dei decreti legislativi, su delega del Parlamento, dei decreti legge, i quali entro 60 giorni devono essere convertiti in legge dalle Camere e dei regolamenti governativi, con i quali dà attuazione a disposizioni legislative o disciplina l’organizzazione delle pubbliche amministrazioni.

Qual è la composizione del Governo

Il Governo è un organo collegiale e complesso, formato da una pluralità di organi, denominati necessari in quanto espressamente previsti dalla Costituzione.

Organi necessari

Il Governo è composto dal Presidente del Consiglio e dei ministri, che insieme costituiscono il Consiglio dei ministri.

Il Presidente del Consiglio riceve l’incarico di formare il Governo dal Capo dello Stato mentre i ministri sono nominati dal Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio.

Gli organi necessari costituiscono il Governo in senso stretto.

Organi non necessari

Fanno parte del Governo anche alcuni organi definiti “non necessari” perché non previsti dalla Costituzione. Tali organi insieme a quelli necessari formano il Governo in senso lato.

Nello specifico, si tratta de:

  • il vicepresidente del Consiglio dei ministri, che viene scelto tra gli esponenti di uno dei partiti al Governo;
  • i ministri senza portafoglio, che non sono a capo di un ministero ma il loro incarico è limitato a materie specifiche come i rapporti con il Parlamento, gli affari regionali, lo sport, ecc. Inoltre, hanno compiti solo di carattere politico e non svolgono funzioni amministrative. Vengono nominati dal Presidente del Consiglio ed il loro numero cambia a seconda dei Governi;
  • i sottosegretari, ai quali spettano compiti diversi assegnati loro dal ministro;
  • i comitati interministeriali, che decidono su materie comuni a più ministeri. E’ questo il caso del Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) e del comitato interministeriale per il credito e il risparmio;
  • i commissari straordinari, che vengono nominati dal Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio per coordinare un intervento in un determinato settore della Pubblica amministrazione (si pensi al Commissario straordinario per le zone terremotate).

Quali sono i compiti dei membri del Governo

Il Presidente del Consiglio dei ministri dirige la politica generale del Governo e ha il compito di promuovere e coordinare l’attività dei singoli ministri al fine di attuare la linea unitaria di indirizzo politico ed amministrativo indicata nell’accordo di programma [2]. Convoca e presiede il Consiglio dei ministri presiede il consiglio di gabinetto, i comitati interministeriali e la conferenza permanente Stato-Regioni.

I ministri svolgono funzioni di direzione politica, concorrendo alla formazione e all’esecuzione dell’indirizzo politico deciso dal Governo nonché funzioni di direzione amministrativa. Infatti, sono a capo dei ministeri, che sono i settori in cui è divisa la Pubblica amministrazione.

Il Consiglio dei ministri è formato dal Presidente del Consiglio, dal vice presidente e dai ministri. Le sue funzioni consistono nel deliberare in merito alla politica generale ed all’attività normativa del Governo, nel nominare i più alti funzionari della PA, nel decidere il comportamento da tenere nei confronti delle Regioni, nel risolvere eventuali contrasti e conflitti di competenza tra i ministri.

Al Consiglio dei ministri possono partecipare i viceministri, che riferiscono solo sulle materie a loro delegate ed anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, con funzioni di segretario.

Come si forma il Governo

Il procedimento di formazione del Governo passa attraverso tappe ben precise.

La prima fase è quella delle consultazioni che vengono avviate dal Presidente della Repubblica per decidere a chi affidare l’incarico di formare il nuovo Governo. Mediante le consultazioni il Capo dello Stato mira ad acquisire le informazioni sulla situazione politica e ad individuare la persona che ha più possibilità di ottenere la fiducia del Parlamento.

Nella maggior parte dei casi, il Presidente della Repubblica conferisce l’incarico al leader della coalizione che alle elezioni ha ottenuto la maggioranza dei voti. Il Presidente del Consiglio “incaricato” accetta “con riserva” il mandato ricevuto; in altre parole si riserva di accertare la possibilità di trovare l’accordo indispensabile tra i partiti che intende riunire nella coalizione, concordando il programma del nuovo Governo e la lista dei ministri.

Se il tentativo di realizzare una maggioranza parlamentare riesce, si reca dal Presidente della Repubblica per “sciogliere la riserva”, accettare la nomina a Presidente del Consiglio e proporre la lista dei ministri. Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei ministri e su proposta di questo, i ministri. Una volta nominati, i membri del Governo giurano davanti al Presidente della Repubblica di «essere fedeli alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le funzioni nell’interesse esclusivo della nazione» [3].

Per entrare nel pieno possesso dei poteri il Governo deve avere la fiducia del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati. Pertanto, si presenta in Parlamento per esporre il suo programma entro dieci giorni dal giuramento [4]. Concluso il dibattito le Camere votano per appello nominale. Se il Governo ottiene la fiducia dal Parlamento si instaura tra questi due organi quel rapporto che consente ad entrambi di compiere i rispettivi compiti.

Normalmente, il Governo rimane in carica 5 anni, cioè fino alla fine della legislatura.

Cos’è la crisi di Governo

Con l’espressione crisi di Governo si indica la situazione nella quale si viene a trovare l’esecutivo quando perde l’appoggio del Parlamento e della maggioranza che lo ha eletto. Il Governo infatti, per potere rimanere in carica ha bisogno della fiducia delle Camere. Se questa viene meno si determina una crisi che ne porta alla caduta.

Si distinguono due tipi di crisi di Governo, quella parlamentare e quella extraparlamentare.

La prima si ha quando:

  1. il Governo non riesce ad ottenere la fiducia iniziale del Parlamento;
  2. il Governo non riesce ad ottenere la fiducia del Parlamento su una questione di fiducia;
  3. il Governo è colpito da una mozione di sfiducia da parte di una delle due Camere.

La crisi extraparlamentare si apre in conseguenza di una crisi politica tra i partiti della maggioranza, come avviene ad esempio quando alcuni partiti che inizialmente avevano appoggiato il Governo, comunicano di volersi ritirare. In questo caso, il Governo non può più far approvare i provvedimenti previsti dal suo programma. Perciò, si dimette senza aspettare che il Parlamento voti la sfiducia.

Il Presidente della Repubblica può tentare di trasformare la crisi extraparlamentare in parlamentare, respingendo le dimissioni del Presidente del Consiglio ed invitandolo a presentarsi alle Camere per verificare se goda o meno della loro fiducia.

Va precisato che il Governo può rassegnare le dimissioni anche quando in seguito alle elezioni politiche, si rinnovano le Camere e pertanto, se ne deve formare un altro che sia espressione del nuovo Parlamento.

Come si può risolvere la crisi di Governo

Quando si verifica una crisi di Governo, il Presidente della Repubblica per prima cosa ascolta i capigruppo e i leader politici. Quindi, decide la soluzione da adottare, che appare più opportuna in relazione alla situazione politica del momento.

Le alternative possibili sono:

  • il rinvio del Governo alle Camere, al fine di verificare il rapporto di fiducia con il Parlamento;
  • la nomina di un Governo-bis, presieduto dallo stesso Presidente del Consiglio dei ministri ma modificato per quanto riguarda l’assetto dei ministri e dei ministeri;
  • la nomina di un nuovo Presidente del Consiglio dei ministri, che può essere espressione della vecchia maggioranza politica oppure di una maggioranza nuova;
  • la nomina di un Governo istituzionale, per cui il Capo dello Stato designa come Presidente del Consiglio dei ministri il Presidente del Senato o il Presidente della Camera;
  • la nomina di un Governo tecnico, pertanto, viene nominato un Governo costituito da esperti in materia politica, ma estranei ai partiti e alla vita politica.

Se il Presidente della Repubblica sceglie di tentare la strada della formazione di nuovo Governo, quello dimissionario non si scioglie subito ma resta in carica fino a quando non verrà sostituito da quello che si andrà a formare. Nel mentre, provvederà agli atti di ordinaria amministrazione.

Tuttavia, se la crisi è irreversibile nel senso che neanche la formazione di un nuovo Governo è in grado di sanarla, il Presidente della Repubblica può decidere di sciogliere anticipatamente le Camere e di indire nuove elezioni.

Le nuove elezioni si dovranno svolgere non prima di 45 giorni dalla dichiarazione della crisi di Governo e nel termine massimo di 70 giorni.

note

[1] Art. 92 Cost.

[2] Art. 95 Cost.

[3] Art. 93 Cost.

[4] Art. 94 Cost.


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