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Come tutelarsi dai clienti che non pagano

11 Dicembre 2019
Come tutelarsi dai clienti che non pagano

Tecniche per evitare la morosità e prevenire le azioni giudiziali di recupero credito. Come evitare i nullatenenti.

Uno dei più grossi problemi dell’economia italiana è legato ai tempi di recupero dei crediti. Se la giustizia è lenta, è difficile fare impresa; se è difficile fare impresa, non si crea reddito e gli stessi investitori esteri sono disincentivati dall’avviare, nel nostro Paese, attività commerciali. Ecco perché nelle agende degli ultimi governi è sempre presente l’intenzione di avviare una seria riforma del processo civile, rivolta a dare maggiore scioltezza e rapidità a un sistema invece farraginoso, lungo e costoso. 

Chi però parla di riforma della giustizia, pensa solo al processo. In realtà, il problema è molto più complicato e radicato, se non addirittura culturale: oltre alla procedura giudiziale di recupero dei crediti e a quella esecutiva del pignoramento (da esperire se il debitore, nonostante la condanna, non adempie spontaneamente), c’è tutto un sistema di norme che consente, a privati e aziende, di farla spesso franca, contraendo debiti senza alcuna possibilità di adempierli. Sicché, a meno che non sia lo stesso creditore a tutelarsi in anticipo, la legge difficilmente correrà in suo soccorso. Il riferimento è alle numerose procedure esecutive aperte e subito chiuse per assenza di beni pignorabili o alle situazioni di irreperibilità. 

Detto ciò, è normale chiedersi come tutelarsi dai clienti che non pagano. Vi ha interesse il professionista, il lavoratore autonomo freelance, la piccola partita Iva con una ditta individuale, ma anche la società piccola, media o grande che sia. 

Certo, nei consigli che si cercano da chi ha fatto più esperienza sul campo, non vi è quello della tutela giudiziale: quando ormai il malato sta per morire, ci si affida sempre all’opera del medico (in questo caso, l’avvocato), lasciando a questi ogni attività e decisione. Invece, ciò che più deve preoccupare è l’azione preventiva: tutte quelle mosse e strategie che possono essere prese in anticipo per evitare di dover poi ricorrere ad un giudice. 

Chiedersi quindi come tutelarsi dai clienti che non pagano significa soprattutto capire «come prevenire per non dover curare dopo». Ecco allora alcuni semplici consigli pratici. Si tratta, chiaramente, di piccoli rimedi che potrebbero complicare la fuga del debitore e disincentivarlo dall’attuare comportamenti fraudolenti. Fermo restando che, purtroppo, chi non ha nulla (il cosiddetto nullatenente) difficilmente rischierà qualcosa, quand’anche abbia firmato assegni e cambiali. 

Ma procediamo con ordine. 

La prova del credito e il documento scritto

Spesso, il problema principale del creditore è la prova del proprio credito. Prova che, è vero, non deve essere necessariamente scritta, ma che, proprio per questo, è più difficile da reperire dopo molto tempo. 

Se anche i contratti possono concludersi anche verbalmente e, quindi, di questi potrebbe non esserci alcuna traccia documentale, devi sapere che la legge accorda un binario preferenziale ai creditori che dispongono di una prova scritta. Con essa, infatti, è possibile richiedere in tribunale un decreto ingiuntivo, la cui emissione è molto più celere e non richiede la normale causa. Il decreto ingiuntivo, peraltro, viene emesso a semplice richiesta del creditore, senza bisogno della citazione al debitore (questi ne verrà a conoscenza solo con la notifica del provvedimento del tribunale). 

Nell’elenco delle prove scritte ricade un gran numero di documenti: dai contratti agli ordini, dall’accettazione del preventivo alla semplice fattura emessa dal venditore. Tuttavia, se si tratta di una “ammissione di debito”, il decreto ingiuntivo è provvisoriamente esecutivo: significa che il creditore può avviare il pignoramento senza dover attendere i fatidici 40 giorni dalla notifica del decreto ingiuntivo. Quindi, far firmare al cliente un’attestazione in cui questi «ammette di dover pagare la somma di euro … a titolo di …» significa avere un’arma in più. 

Qui, si inserisce il problema delle email. Spesso, gli scambi commerciali e gli incarichi professionali vengono conferiti telematicamente. L’email ordinaria non ha valore di documento se contestata, dinanzi al giudice, dalla controparte. Ecco perché sarebbe sempre meglio comunicare con fax o con posta elettronica certificata. Tuttavia, c’è anche da dire che, secondo un orientamento giurisprudenziale più recente, le email ordinarie stanno acquistando sempre più valore. Esse possono cioè dimostrare fatti o atti quando confermate da ulteriori elementi. Come la risposta. In altri termini, il debitore che abbia risposto a un’email ha, di fatto, dimostrato di averla ricevuta. Sicché, non potrà più contestarla. 

Insomma, lo scambio di messaggi di posta elettronica, specie se copioso, può servire per ottenere più facilmente il decreto ingiuntivo.

I testimoni

Quando non si firma un contratto scritto, è sempre meglio che gli accordi o l’esecuzione della prestazione avvengano in presenza di terzi che possano, in un eventuale giudizio, testimoniare e confermare l’esecuzione del contratto. 

Il testimone non è certo la migliore prova che si possa avere: è labile e volubile, risente del tempo e delle amicizie. Ecco perché bisognerebbe sempre agire con “carte alle mani”.

Le registrazioni delle conversazioni

Devi sapere che le registrazioni di conversazioni avvenute all’insaputa degli altri e in luoghi “neutri” (ossia non presso il domicilio o il lavoro del soggetto ignaro di ciò) sono lecite. “Lecite” significa che possono essere utilizzate come prova anche in un eventuale giudizio di recupero crediti. Ecco perché, quand’anche dovesse mancare un contratto o un testimone, ti basterà aprire il cellulare e l’app di restrizione vocale.

La doppia firma del contratto

Il problema principale del recupero crediti è collegato alla “nullatenenza” del debitore. Se questi non ha alcun bene intestato, difficilmente subirà le conseguenze del proprio inadempimento. 

Per poter avere un secondo soggetto contro cui rivalersi, sarà bene ricorrere ad espedienti come la doppia firma del contratto. Si pensi, ad esempio, a una vendita di auto che, seppur nella sostanza, diretta a Mario, viene fatta firmare anche a Giovanni. In tal modo, quest’ultimo sarà corresponsabile col primo nel pagamento del prezzo. Significa che il venditore potrà rivolgersi indifferentemente all’uno o all’altro per esigere il denaro. 

Similmente, c’è la possibilità di ricorrere alla fideiussione: il garante è un terzo che si impegna – questa volta firmando un contratto differente – a pagare se il debitore principale non lo farà spontaneamente. Il fideiussore, quindi, subentra in via eventuale e solo in un secondo momento. 

Avere un secondo soggetto obbligato limita il rischio derivante dall’impossibilità di agire nei confronti del primo. Ecco perché il garante o il firmatario dovrà, comunque, essere soggetto solvibile.

Le indagini sul cliente

La prima cosa che si fa quando si avvia un pignoramento è sapere dove risiede il debitore e dove lavora. Potresti anticipare questa indagine iniziando a fargli qualche domanda in anticipo. La presenza di un reddito fisso potrà certamente privilegiarti in quanto hai sempre la possibilità di avviare un pignoramento dello stipendio. 

In merito al conto in banca, questo ti verrà detto dall’Agenzia delle Entrate non appena – ricevuta l’autorizzazione del tribunale – avrai notificato l’atto di precetto. 

Tutelarsi dai clienti, quindi, significa anche non essere così ingenui da dar credito a una persona che non ha garanzie da offrire, specie se si tratta di importi elevati.

Altre indagini sul cliente le puoi fare se questi ha una partita Iva. Ad esempio, sul sito Ini-Pec controlla se si è dotato di una email di posta elettronica certificata (ti darà un indizio sulla sua affidabilità e sul rispetto delle regole, avendo egli l’obbligo giuridico di dotarsi di una Pec). 

Puoi fare anche delle verifiche sulla situazione protesti alla Camera di commercio. 

Ti consiglio a riguardo alcune guide che troverai forse più utili di questa che stai leggendo:

Acconti e cauzioni

Acconti, caparre e cauzioni possono ridurre il rischio di insolvenza. Farsi pagare in anticipo non deve essere considerato un gesto di debolezza. Al contrario: solo chi è sicuro del fatto proprio e sa che il cliente resterà soddisfatto si fa dare un significativo acconto.

L’emissione di assegni o cambiali

Spesso, per garantire un credito, si fa firmare al debitore un assegno postdatato o una cambiale. L’assegno postdatato, però, costituisce un illecito tributario sicché, per non rischiare nulla, potrebbe essere incassato solo dopo la data di scadenza indicata sul titolo. La cambiale, invece, sconta l’imposta di bollo al momento dell’acquisto. 

Il vantaggio di tali due documenti è costituito dal fatto che non richiedono neanche l’avvio di azioni giudiziali: si può passare direttamente al pignoramento nei confronti del debitore (da attivare entro massimo 6 mesi da quando è stato emesso l’assegno o 3 anni dalla firma della cambiale). 



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