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Atti sessuali su bambini e minori: non è necessario il contatto fisico

5 Agosto 2013
Atti sessuali su bambini e minori: non è necessario il contatto fisico

Scatta il tentativo di atti sessuali e non le semplici molestie in caso di approcci fisici insistenti se la condotta del reo provoca uno stato d’ansia reattivo nella vittima.

Per il reato di tentativo di atti sessuali su minori non c’è bisogno del contatto fisico con la vittima. Chi invade la sfera corporea dei bambini, con semplici proposte a sfondo sessuale, risponde  del reato tentato di atti sessuali con minorenne e non di semplici molestie. A integrare il delitto in questione, infatti, basta la condotta dell’agente che provoca uno “stato di ansia reattivo” sulla vittima.

A dirlo è una recente sentenza della Cassazione [1]. Secondo la Suprema Corte, è colpevole del reato in commento anche chi pone in essere condotte idonee e dirette in modo non equivoco a compiere atti sessuali nei confronti dei bambini, avvicinandoli e richiedendo il compimento di atti sessuali e provocando in loro uno stato d’ansia reattiva. Non sono quindi necessari veri e propri atti sessuali, così come non è necessario neanche il contatto fisico con la vittima. È sufficiente, invece, la semplice lesione della integrità psico-fisica, proprio per via degli approcci pesanti e insistenti.

Non scatta, nel caso in questione, il reato più lieve di molestie a sfondo sessuale, bensì quello più grave di tentativo di atti sessuali con minori.

La Suprema Corte ricorda che il delitto di atti sessuali con minorenne si configura a prescindere dal consenso della vittima, quindi anche se il giovane è consenziente. Ciò perché il minorenne è considerato immaturo e incapace di disporre consapevolmente del proprio corpo a fini sessuali.

Inoltre, affinché vi sia il semplice tentativo di atti sessuali con minore sono sufficienti due condizioni:

– l’intenzione dell’agente di raggiungere il proprio appagamento sessuale;

– che la condotta dell’agente sia potenzialmente idonea a violare la libertà di autodeterminazione della vittima nella sua sfera sessuale: non sono necessari, a tal fine, i contatti fisici con la vittima. In teoria sono sufficienti le semplici insistenze verbali o, eventualmente, anche contatti fugaci in zone non erogene.

Per il reato non si deve tenere conto dell’azione effettivamente compiuta dall’agente, ma di quella che lo stesso aveva intenzione di porre in essere e che non è stata realizzata per cause indipendenti dalla sua volontà.


note

[1] Cass. sent. n. 31290 del 22.07.2013.


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