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Pensione: conviene portarla all’estero?

12 Dicembre 2019 | Autore:
Pensione: conviene portarla all’estero?

Trattamenti pensionistici erogati dall’Inps e dall’Inpdap: sono esenti da tassazione per chi si trasferisce fuori dall’Italia?

Sono numerosi i pensionati italiani che si trasferiscono all’estero: in molti casi, la scelta di emigrare è determinata dalla possibilità di fruire una tassazione agevolata sulla pensione, grazie allo spostamento della residenza al di fuori dall’Italia.

I pensionati residenti nei Paesi con cui l’Italia ha stipulato una convenzione contro la doppia imposizione fiscale, in possesso dei requisiti previsti dalla specifica convenzione, possono difatti beneficiare di una tassazione agevolata della pensione, richiedendo all’Inps di non operare ritenute sull’assegno.

Sorge allora la seguente domanda a proposito della pensione: conviene portarla all’estero? La convenienza in merito a un eventuale trasferimento del pensionato all’estero, in realtà, deve essere valutata caso per caso.

In primo luogo, bisogna premettere che in Italia non tutte le pensioni sono tassate: se il pensionato ha un reddito inferiore a 8mila euro annui rientra nella cosiddetta no tax area pensionati. In sostanza, per chi non supera la soglia di reddito di 8mila euro le detrazioni per redditi di pensione superano l’Irpef (l’imposta sul reddito delle persone fisiche) dovuta, quindi di fatto non si pagano tasse.

Bisogna poi osservare che le convenzioni contro la doppia imposizione, che consentono ai residenti all’estero di non pagare le imposte italiane sulla pensione, nella generalità dei casi non valgono per i pensionati pubblici (ex Inpdap). Per applicare i benefici fiscali ai pensionati ex dipendenti pubblici è richiesta, oltre alla residenza, anche la cittadinanza (esclusiva o plurima). Fanno eccezione solo quattro Stati.

Le convenzioni contro la doppia imposizione possono, difatti, prevedere regimi fiscali diversi, a seconda che si tratti di pensioni erogate a carico delle gestioni previdenziali dei lavoratori del settore privato o di pensioni a carico delle gestioni previdenziali dei lavoratori pubblici.

Ma procediamo con ordine, e vediamo nel dettaglio i requisiti necessari per evitare che la pensione sia tassata in Italia, nonostante il trasferimento all’estero.

Residenza all’estero

I pensionati Inps, se trasferiscono la residenza presso uno Stato che ha stipulato con l’Italia una convenzione contro la doppia imposizione, possono beneficiare dell’imponibilità fiscale della pensione nel solo Paese di residenza. Per i pensionati Inpdap, nella maggior parte dei casi, oltre alla residenza è richiesta anche la cittadinanza dello Stato estero, per evitare la tassazione in Italia.

Ma chi è considerato residente all’estero? Per essere considerato residente all’estero ed evitare la doppia tassazione della pensione italiana presso il Paese di residenza, è necessario che il pensionato Inps soddisfi i seguenti requisiti:

  • non deve risultare iscritto nell’anagrafe della popolazione residente in Italia per più della metà dell’anno (e cioè per 183 giorni negli anni normali, 184 in quelli bisestili), con contestuale iscrizione all’Aire (anagrafe italiani residenti all’estero);
  • non deve risultare domiciliato in Italia per più di metà dell’anno;
  • non deve aver avuto dimora abituale in Italia per più della metà dell’anno.

Se manca anche uno solo di questi requisiti, il pensionato è considerato residente fiscalmente in Italia.

L’interessato è, inoltre, considerato residente in Italia, salvo la possibilità di provare il contrario, se è un cittadino italiano cancellato dall’anagrafe della popolazione residente ed emigrato nei cosiddetti paradisi fiscali, cioè in Stati o territori aventi un regime fiscale privilegiato, individuati con apposito decreto del ministro delle Finanze.

Ci sono comunque delle convenzioni che prevedono il frazionamento del periodo d’imposta, in caso di trasferimento della residenza nel corso dell’anno di riferimento, se l’interessato risiede in Italia per un periodo inferiore alla metà dell’anno. Si tratta delle convenzioni vigenti con la Svizzera e con la Germania, come specificato dall’Agenzia delle Entrate [1].

Come funzionano le convenzioni contro la doppia tassazione?

L’Italia ha stipulato con diversi Paesi delle convenzioni contro la doppia imposizione fiscale sul reddito, in base alle quali ciascuno Stato contraente individua i propri residenti fiscali.

In base alle specifiche previsioni delle convenzioni contro le doppie imposizioni, le pensioni corrisposte ai cittadini non residenti possono essere assoggettate:

  • a tassazione esclusiva nel Paese di residenza o nel Paese in cui il reddito è corrisposto;
  • a tassazione esclusiva da parte di uno Stato, superate specifiche soglie di esenzione o di applicazione di specifiche aliquote (differenti da quelle previste dalla legislazione fiscale nazionale vigente);
  • a tassazione concorrente (cioè entrambi gli Stati prelevano un’imposta sullo stesso reddito), ma con diritto al credito d’imposta nel Paese di residenza.

Come si chiede la detassazione della pensione

Se il pensionato Inps risiede all’estero, la detassazione della pensione in Italia non è riconosciuta in automatico, ma va richiesta all’istituto l’applicazione della convenzione. In particolare, nel caso in cui vi sia una convenzione che preveda la tassazione esclusiva della pensione nel Paese di residenza o nel Paese di erogazione del reddito, per beneficiarne bisogna produrre all’Inps:

  • il modulo CI531 – EP-I/1 ingl in originale (questo modulo è disponibile anche in francese, tedesco e spagnolo);
  • l’attestazione di residenza fiscale rilasciata dalla competente autorità fiscale estera (questo documento non può essere autocertificato);
  • l’attestazione o autocertificazione di cancellazione dall’anagrafe comunale italiana/iscrizione all’Aire.

L’Inps, come recentemente precisato dall’istituto stesso [2], non ha l’obbligo di applicare la detassazione della pensione, in caso d’incertezza sulla presenza dei requisiti previsti dalla specifica convenzione. In questi casi, l’ente deve continuare ad applicare alla pensione la tassazione italiana, che potrà eventualmente essere rimborsata in seguito.

In quali Paesi conviene trasferirsi per i pensionati Inps?

In termini assoluti, non esiste uno Stato estero più conveniente nel quale trasferire la residenza, in quanto la valutazione è soggettiva.

Sulla valutazione, peraltro, non ci si può basare soltanto sulla detassazione della pensione, ma si devono considerare anche altri fattori, come il costo della vita, il clima, la vicinanza all’Italia, le barriere linguistiche, le barriere all’ingresso.

Parecchi pensionati hanno scelto di trasferirsi in Portogallo. La scelta è dettata principalmente dalle seguenti condizioni:

  • la pensione Inps è tassata solo nel Paese di residenza, quindi in Portogallo, se il pensionato vi trasferisce la residenza [3];
  • coloro che prendono la residenza nello Stato portoghese ricevono la pensione lorda, senza subire tassazioni sull’assegno mensile, per ben 10 anni;
  • minor costo della vita (soprattutto al di fuori delle città più popolose).

Le principali difficoltà sono rappresentate dalle barriere culturali e linguistiche.

In molti hanno anche deciso di trasferirsi in Ungheria, in quanto la pensione Inps è tassata solo nel Paese di residenza, il regime fiscale è più favorevole di quello italiano (è prevista una flat tax al 15%) ed il costo della vita non è elevato (soprattutto al di fuori delle città più popolose). Le principali difficoltà sono rappresentate dalle barriere culturali e linguistiche e dal clima piuttosto rigido.

Numerosi anche i pensionati Inps che hanno trasferito la residenza in Spagna, alle Isole Canarie, attratti da un regime fiscale agevolato, da un costo della vita non elevato e da un clima ottimale.

In quali Paesi conviene trasferirsi per i pensionati Inpdap?

I pensionati pubblici beneficiano della detassazione della pensione soltanto in 4 Paesi, in base alle convenzioni stipulate: Senegal, Cile, Tunisia, Australia.

La maggior parte dei pensionati Inpdap, tra questi Paesi, sceglie la Tunisia, per via della tassazione, del minor costo della vita e della vicinanza all’Italia.

La pensione, difatti, per i residenti in Tunisia è esente da imposizione per l’80%: non è però semplice ottenere lo status di residente abituale. Inoltre, le difficoltà in merito alle barriere culturali e linguistiche non sono indifferenti.

Quali sono le convenzioni che consentono la detassazione della pensione Inps?

Ad oggi, sono numerose le convenzioni contro la doppia imposizione, che consentono la tassazione della pensione Inps nel solo Paese estero di residenza.

Attualmente, sono in vigore convenzioni bilaterali tra l’Italia ed i seguenti Paesi:

Albania, Algeria, Arabia Saudita, Argentina, Armenia, Australia, Austria, Azerbaijan, Bangladesh, Belgio, Bielorussia, Brasile, Bulgaria, Canada, Cina, Cipro, Congo, Corea del Sud, Costa d’Avorio, Croazia, Danimarca, Ecuador, Egitto, Emirati Arabi, Estonia, Etiopia, Federazione Russa, Filippine, Finlandia, Francia, Georgia, Ghana, Germania, Giappone, Giordania, Grecia, Hong Kong, India, Indonesia, Irlanda, Islanda, Israele, Ex Jugoslavia (Bosnia Herzegovina, Serbia e Montenegro), Kazakhistan, Kuwait, Lettonia, Libano, Lituania, Lussemburgo, Macedonia, Malaysia, Malta, Marocco, Mauritius, Messico, Moldova, Mozambico, Norvegia, Nuova Zelanda, Oman, Paesi Bassi, Pakistan, Polonia, Portogallo, Qatar, Regno Unito, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacca, Romania, San Marino, Senegal, Siria, Singapore, Slovenia, Spagna, Sri Lanka, Stati Uniti, Sudafrica, Svezia, Svizzera, Tanzania, Thailandia, Trinidad, Tunisia, Turchia, Ucraina, Uganda, Ungheria, Ex Unione Sovietica (Kirghisistan, Tagikistan e Turkmenistan), Uzbekistan, Venezuela, Vietnam e Zambia.

Queste convenzioni permettono l’esenzione dalle tasse in Italia anche per i pensionati pubblici, ma solo nel caso in cui risultino non solo residenti, ma addirittura cittadini dello Stato estero.

Quali sono le convenzioni che consentono la detassazione della pensione Inpdap?

Le convenzioni contro la doppia imposizione, che consentono la tassazione della pensione Inpdap nel solo Paese estero di residenza sono solo quelle stipulate tra Italia e Australia, Cile, Senegal e Tunisia.

Quali pensioni non possono essere trasferite all’estero?

Non bisogna, infine, dimenticare che alcune tipologie di pensione non possono essere erogate al cittadino italiano che si trasferisce all’estero: si tratta, nella generalità dei casi, delle prestazioni collegate al reddito e dei trattamenti di assistenza. Tra le prestazioni che non si possono esportare le principali sono:

  • le pensioni sociali;
  • le pensioni, gli assegni e le indennità ai mutilati ed invalidi civili;
  • le pensioni e le indennità ai sordomuti;
  • le pensioni e le indennità ai ciechi civili;
  • l’integrazione al trattamento minimo della pensione;
  • l’integrazione dell’assegno di invalidità;
  • l’assegno sociale;
  • la maggiorazione sociale della pensione.

note

[1] Ris. 471/E/2008.

[2] Circolare Inps 3830/2017.

[3] Art.18 Convenzione Italia- Portogallo contro la doppia imposizione fiscale.


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