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Reati tributari: condannati amministratore di fatto e prestanome

26 Marzo 2014 | Autore:
Reati tributari: condannati amministratore di fatto e prestanome

Dei reati tributari risponde sia colui che “di fatto” amministra la società e assume le decisioni, pur non avendo la qualifica formale di rappresentante legale, sia il “prestanome” se poteva evitare l’evento.

 

Nei reati tributari, siano essi omissivi o commissivi, l’autore principale del reato è colui che “di fatto” amministra la società e dispone dei documenti contabili, anche se costui non riveste la qualifica formale di rappresentante legale. L’eventuale “prestanome” può rispondere del reato a titolo di concorso.

Questo principio è stato ripetutamente affermato e recentemente confermato da una pronuncia della Corte di Cassazione [1] che ha accolto il ricorso pronunciato contro l’assoluzione di amministratore che, pur rivestendo tale qualifica formale, di fatto era estraneo all’impresa.

Non è raro che società in sofferenza mutino gli amministratori con dei veri e propri prestanome nei periodi di avvicinamento alle scadenze fiscali, al solo fine di proteggere i primi da un’eventuale condanna penale. Il principio stabilito dalla Cassazione mira proprio a colpire queste pratiche elusive.

I reati tributari sono punibili infatti a titolo di dolo, cioè soltanto se l’azione è stato commessa con coscienza e volontà. Il Giudice quindi non deve ritenere autore principale del reato colui che risulta legalmente amministratore della società, ma colui che con coscienza e volontà, essendo dotato di fatto di poteri di amministrazione, ha assunto la decisione di violare gli obblighi imposti dalle leggi fiscali.

Anche l’amministratore legale “prestanome”, tuttavia, può essere condannato quale concorrente dell’amministratore di fatto, se si dimostra che il primo ha accettato insieme alla nomina i rischi derivanti dalla stessa pur sapendo che l’amministrazione era di fatto affidata ad altra persona. In questo caso infatti il prestanome non ha utilizzato i poteri comunque riconosciutigli dalla legge per evitare che il reato venisse commesso.


note

[1] Cass. sent. n. 47110 del 27.11.2013.

Autore immagine: 123rf.com


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