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Violenze in famiglia: gli ordini di protezione contro gli abusi

8 Agosto 2013 | Autore:
Violenze in famiglia: gli ordini di protezione contro gli abusi

Nel caso in cui la condotta di un familiare sia di pregiudizio al coniuge o al convivente, quest’ultimo potrà chiedere al giudice di pronunciare gli ordini di protezione contro gli abusi familiari.

I conflitti familiari sono sempre più frequenti e, spesso, degenerano in condotte aggressive e violente. Tuttavia, prima di prendere misure drastiche (come una denuncia penale o la separazione) è possibile far ricorso a vie alternative intermedie. Un esempio sono gli “ordini di protezione” contro gli abusi familiari: si tratta di provvedimenti provvisori che il giudice potrà disporre, su richiesta di parte, quando la condotta del coniuge o di altro convivente sia “causa di grave pregiudizio all’integrità fisica e morale e alla libertà personale dell’altro coniuge o convivente”.

Attraverso gli “ordini di protezione[1], la legge è voluta intervenire in tutte quelle situazioni di conflitto all’interno della famiglia in cui le parti lese, non volendo far ricorso a misure estreme, preferiscano ricorrere ad un rimedio temporaneo, riservandosi la futura scelta di una separazione o di una denuncia penale.

Per richiedere gli “ordini di protezione” è necessario che siano stati consumati una serie di abusi familiari attraverso azioni ravvicinate nel tempo (e non singoli episodi compiuti occasionalmente). Pertanto, non bastano semplici comportamenti omissivi (come quando venga violato il dovere di mantenimento) o una comune situazione di reciproca intolleranza tra i conviventi, a meno che questa non sia degenerata in minacce o violenze fisiche.

Lo scopo di questi provvedimenti non è solo quello di interrompere situazioni di convivenza turbata, in quanto essi potranno essere richiesti anche nel caso in cui la parte si sia allontanata dalla casa familiare temendo di subire violenza da parte del congiunto.

Autore delle condotte

I comportamenti violenti potranno essere adottati:

– dal coniuge;

– dal convivente more uxorio;

– dal genitore;

– da altro componente del nucleo familiare (figli, parenti, affini, convivente omosessuale).

Il procedimento

La domanda potrà essere presentata dalla parte personalmente (cioè senza dare mandato a un avvocato) presso il Tribunale del luogo di residenza o del domicilio di chi ne faccia richiesta.

L’istanza potrà essere formulata anche nel caso in cui sia già stata depositata in Tribunale una domanda di separazione o divorzio, sempre che non vi sia ancora stata l’udienza di comparizione delle parti dinanzi al Presidente (la cosiddetta prima udienza “presidenziale”), perché, in quella sede, il giudice dovrà già determinare i provvedimenti urgenti nell’interesse dei coniugi e della prole. In ogni caso, una volta che siano stati adottati i provvedimenti presidenziali, gli ordini di protezione perderanno la loro efficacia.

Il giudice dovrà sentire le parti e potrà anche disporre eventuali indagini sui redditi, sul tenore di vita e sul patrimonio delle parti a mezzo della polizia tributaria.

In caso di urgenza (ad esempio nel caso di aggressioni nei confronti del convivente), l’ordine di protezione potrà essere pronunciato anche dopo che il giudice abbia assunto sommarie informazioni, senza che cioè siano subito sentite le parti.

Il contenuto degli ordini di protezione

Nel provvedimento, il giudice potrà ordinare al convivente di:

cessare la condotta pregiudizievole;

allontanarsi dalla casa familiare;

non avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla vittima.

 

Inoltre il giudice potrà:

– chiedere l’intervento dei servizi sociali, di un centro di mediazione familiare o di associazioni per il sostegno e l’accoglienza di donne, minori o di vittime di abusi e maltrattamenti;

– disporre, limitatamente alla durata dell’ordine di protezione, il pagamento periodico di un assegno a favore delle persone conviventi che rimangono prive di mezzi adeguati, e stabilire, se necessario, il versamento della somma all’avente diritto da parte del datore di lavoro dell’obbligato.

Impugnabilità

L’ordine precedentemente adottato potrà essere oggetto i reclamo [2]. Nel giudizio di reclamo non è possibile la produzione di documenti nuovi e la richiesta di assunzione di nuove prove.

Il provvedimento di accoglimento o di rigetto emesso in sede di reclamo non potrà, tuttavia, essere ulteriormente impugnato.

Durata

La durata dell’ordine di protezione (che decorre dal giorno in cui esso viene eseguito) non potrà superare i sei mesi e potrà essere prorogata, su richiesta di parte, soltanto se ricorrano gravi motivi e per il tempo strettamente necessario.

Modalità di attuazione

Nello stesso provvedimento del giudice saranno poi contenute le modalità di attuazione degli ordini di protezione. Nel caso in cui si presentino problemi o contestazioni in merito, il giudice potrà richiedere l’intervento della forza pubblica e dell‘ufficiale sanitario.

 

Adottabilità degli o.d.p. anche in sede penale

Gli ordini di protezione potranno essere disposti anche in sede penale [3]. Infatti, nel caso in cui vi siano gravi indizi di colpevolezza, il giudice potrà disporre l’allontanamento di colui il quale abbia commesso un reato punibile con una pena superiore nel massimo a tre anni di reclusione o abbia commesso uno dei reati in danno dei congiunti tassativamente previsti dalla legge: violazione degli obblighi di assistenza familiare [4], abuso dei mezzi di correzione [5], sfruttamento della prostituzione minorile e pedopornografia [6], violenza sessuale [7], atti sessuali con minorenni [8], corruzione con minorenne [9] e violenza sessuale di gruppo [10].


note

[1] Artt. 342-bis e 342-ter cod .civ., art. 736-bis cod. proc. civ., introdotti con L. 154/01

[2] Art 739 co. II  cod. proc. civ

[3] Art 282 bis cod. proc. pen.

[4] Art.570 cod. pen.

[5] Art. 571 cod. pen.

[6] Art. 600 bis e quarter cod. pen.

[7] Art. 609 bis cod. pen.

[8] Art. 609 quarter cod. pen.

[9] Art. 609 quinquies cod. pen.

[10] Art 609 octies cod. pen.


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