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Spacco nel M5S: maggioranza a rischio

13 Dicembre 2019 | Autore:
Spacco nel M5S: maggioranza a rischio

La fuga di parlamentari e il calo di consensi della base M5S alla linea Di Maio mettono a rischio la maggioranza; è possibile una prossima crisi di governo.

La crisi interna al Movimento 5 Stelle – diventata evidente ieri con il passaggio improvviso alla Lega di ben tre parlamentari – potrebbe ripercuotersi molto presto sulla tenuta della maggioranza che sostiene il governo Conte: i numeri sono molto fragili e si è costretti a contarsi giorno per giorno, proprio in un periodo che vede in arrivo votazioni molto importanti, dall’approvazione della legge di Bilancio 2020 alla questione del Mes.

Il presidente Conte minimizza sull’accaduto («mi concentro sull’azione di governo», ha detto ieri in risposta a chi gli chiedeva di commentare il fenomeno dei numeri che scendevano), ma nessuno si nasconde che la situazione è preoccupante e l’emorragia dei parlamentari pentastellati verso l’opposizione non è l’unico elemento: calano infatti anche i consensi della base del movimento alla linea espressa dal suo capo politico Luigi Di Maio, che continua ad essere quella filogovernativa mentre molti adesso vogliono prendere le distanze.

Manca un equilibrio stabile, anche perché le altre forze politiche non stanno certo ferme a guardare, ma sono coinvolte in tensioni interne e reciproche che mettono in bilico i rapporti di forza. Mentre si pensa al prossimo voto elettorale – ma non si riesce a trovare il consenso per l’impianto della legge che dovrà regolamentarlo — si naviga a vista cercando di superare di volta in volta ogni singolo scoglio: il prossimo è la manovra finanziaria e tutti i partiti di maggioranza sanno che conviene superarlo insieme, accantonando le divisioni.

Aprire una crisi prima, cioè ora, è impensabile (significherebbe cancellare in un colpo solo tutte le misure volute e faticosamente mediate fino a ieri dalle stesse forze di maggioranza, per andare verso un incerto esercizio provvisorio di bilancio, politicamente dannoso per tutti); ma da gennaio tutto è possibile e gli scenari cambiano.

Sta di fatto che il M5S attuale non è più quello di pochi mesi fa, più compatto e coeso attorno al proprio leader politico Luigi Di Maio, che adesso invece è costretto a “puntellarsi” con un nuovo consiglio direttivo di facilitatori, individuati mediante il voto espresso dai sostenitori sulla piattaforma Rousseau.

Anche qui emergono i contrasti della base del movimento con la linea espressa dall’attuale capo politico: la maggior parte dei consensi sono andati verso altre ali, meno governiste e più autonome, come quella di Alessandro Di Battista che negli ultimi tempi ha ripreso quota e vigore. Così Di Maio per mantenere il suo ruolo si appoggia all’autorità del fondatore Beppe Grillo, che di recente è già dovuto intervenire diverse volte per sostenere il suo fedelissimo e ribadirgli la fiducia.

Ma con scarsi risultati, a quanto pare, visto che nonostante ciò i dissensi di parlamentari e dei cittadini simpatizzanti con il movimento sono continuati, e intanto i numeri necessari per i voti alla Camera e soprattutto al Senato vengono a mancare: ci si è avvicinati pericolosamente alla “linea di galleggiamento” di quota 161, quando l’altroieri la risoluzione sul Mes è stata votata dal Senato con appena tre voti di scarto.

Intanto, mentre nel M5S si indebolisce l’ala che sostiene l’alleanza con il Pd e dunque l’attuale governo Conte, tutti – e non solo i pentastellati – aspettano di vedere quale sarà l’esito delle prossime elezioni regionali, dove proprio i partiti di maggioranza hanno puntato parecchio. Nel frattempo, ci si porta avanti proseguendo i lavori per costruire la nuova legge elettorale. Poi, sicuramente all’indomani del 26 gennaio, ci si conterà e, una volta verificati gli esiti del voto regionale, si deciderà se conviene proseguire con l’esperienza di governo in corso oppure porvi fine.



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