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Licenziamento per uso di sostanze stupefacenti

13 Dicembre 2019
Licenziamento per uso di sostanze stupefacenti

Droga per uso personale o per spaccio: quando si può perdere il posto di lavoro?

Non si licenzia un dipendente solo per comportamenti contrari al contratto di lavoro, all’obbedienza e alla fedeltà dovuta al datore, per negligenza, scarso rendimento, per crisi aziendale o ristrutturazione. Si può licenziare anche per condotte estranee al rapporto lavorativo quando queste possono compromettere gli interessi morali e materiali del datore di lavoro. È questo il caso di detenzione di droga. Secondo una recente sentenza della Cassazione [1], il possesso di droga legittima il licenziamento. Ma quando e come? Fumarsi uno spinello può far perdere il posto di lavoro oppure è necessario un quantitativo sufficiente a parlare di spaccio?

Ecco come funziona il licenziamento per uso di sostanze stupefacenti.

Il possesso di droga legittima il licenziamento?

La detenzione di quantitativi non modici di sostanze stupefacenti, benché intervenuta al di fuori dell’orario e del luogo di lavoro, costituisce giusta causa di licenziamento. Ciò significa che il licenziamento interviene “in tronco” ossia senza neanche il preavviso che, di norma, è dovuto anche per le violazioni disciplinari. 

La legge richiede infatti al dipendente, oltre a un comportamento diligente in servizio, di tenere una condotta extralavorativa che non sia tale da compromettere gli interessi morali e materiali del datore di lavoro. 

Non conta, quindi, il fatto che la detenzione delle sostanze stupefacenti non sia avvenuta nel corso del rapporto di lavoro. Il semplice fatto di essere stati trovati dalla polizia con un «quantitativo non modico di droga» costituisce una minaccia potenziale sul futuro corretto adempimento della prestazione lavorativa che può determinare una irreparabile lesione del vincolo fiduciario.

Nel caso di specie, un portalettere era stato licenziato a seguito del patteggiamento a una pena di quattro mesi e 800 euro di multa, con beneficio della sospensione condizionale e non menzione nel casellario giudiziale, per detenzione di circa 60 grammi di sostanze stupefacenti. Il lavoratore aveva impugnato il licenziamento sul presupposto, tra gli altri, che la misura era sproporzionata, in quanto la violazione di legge si era verificata in un ambito estraneo all’orario e al luogo di lavoro. 

La Cassazione ha, invece, ritenuto – bocciando il ricorso del dipendente – che il possesso fuori dal luogo e dall’orario di lavoro di un rilevante quantitativo di stupefacenti costituisce, di per sé, una condotta socialmente censurabile, tale da violare essenziali principi del vivere civile. A fronte di un illecito di questo tenore, il contenuto delle mansioni del portalettere, che implica un costante contatto con il pubblico e con l’ambiente sociale circostante, risulta incompatibile con la prosecuzione del rapporto di lavoro.

Quando il possesso di droga legittima il licenziamento?

A questo punto, potresti chiederti quando il possesso di sostanze stupefacenti comporta il licenziamento. Se è vero che farsi una canna non è reato, in quanto integra il possesso personale e che quest’ultimo non rientra nel penale, il quantitativo minimo di droga può comportare rischi per il posto di lavoro? La sentenza della Cassazione qui in commento si riferisce a un’ipotesi di spaccio, tant’è che il licenziamento è intervenuto a seguito del patteggiamento nel processo penale. 

Ma è anche vero che l’uso personale può costituire comunque, in determinati casi, una minaccia per l’azienda e il datore di lavoro. Si pensi all’autista di pullman che fuma marijuana o alla guardia giurata che si addormenta a seguito di uno spinello. Queste condotte possono mettere a repentaglio la sicurezza del cliente e, di certo, non giovano all’immagine dell’azienda. Anche in tali casi, quindi, è possibile il licenziamento.

La sanzione disciplinare deve essere sempre rapportata alla gravità della condotta nel caso concreto e, quindi, è opportuno un vaglio caso per caso. 

Nel 2017, la Cassazione [2] ha ritenuto legittimo un licenziamento per droga in quantitativo minimo, per uso personale. La Corte ha detto che «In materia di licenziamento disciplinare, viola certamente il “minimo etico” la condotta extralavorativa di consumo di sostanze stupefacenti ad opera di un lavoratore adibito a mansioni di conducente di autobus, definite “a rischio”».

Il coinvolgimento in fatti di droga, nonché la mera detenzione di stupefacenti per uso personale (nella specie, cocaina), possono non solo recare discredito al datore di lavoro, ma anche compromettere l’elemento fiduciario sotteso al rapporto di lavoro, così costituendo legittimo fondamento del recesso datoriale [3].

Non risulta determinante neanche la distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti. Il licenziamento per giusta causa può considerarsi legittimo soltanto se, valutata in concreto ogni circostanza, la mancanza del lavoratore sia di tale gravità da far venir meno il rapporto fiduciario con il datore di lavoro, che si sostanzia nell’aspettativa di una parte circa il comportamento dell’altra parte, e presuppone una prognosi favorevole relativamente al puntuale adempimento di tutti gli obblighi che derivano dal contratto stesso.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto correttamente motivata la sentenza di merito che confermava la legittimità del licenziamento intimato ad un dipendente dell’ente poste trovato in possesso di un ingente quantitativo di droga “leggera”, della quale non risultava fare uso personale, in quanto il fatto che egli svolgesse mansioni a diretto contatto con il pubblico, in un piccolo centro rendeva fondati i timori della società, esercente il servizio postale, di diffusione della droga all’intero dell’ambiente lavorativo o tra gli utenti del servizio) [4].

note

[1] Cass. sent. n. 31531/2019.

[2] Cass. sent. n. 12994/2017.

[3] Tribunale Taranto sez. lav., 09/10/2015.

[4] Cass. sent. n.16291/2004.


1 Commento

  1. Sono d’accordo con una sentenza della Cassazione che specificava che: È legittimo il licenziamento di un lavoratore coinvolto nella commissione di un reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, tanto più in quanto abbia sottaciuto al datore di lavoro la sua sottoposizione agli arresti domiciliari nel periodo in cui risultava assente per malattia. La condotta illecita extralavorativa, infatti, ha rilievo disciplinare quando per la sua gravità ed il suo carattere abituale determini in concreto il pericolo che il lavoratore possa commettere reati della stessa natura all’interno del luogo di lavoro o possa tenere condotte tali da ingenerare nel datore di lavoro un giudizio prognostico negativo circa la correttezza del futuro adempimento.

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