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Ricevere donazione tramite assegno: quali rischi?

15 Dicembre 2019
Ricevere donazione tramite assegno: quali rischi?

Cosa può farti il fisco quando incassi un assegno: incassare un assegno o ricevere un bonifico a titolo di donazione può generare un accertamento dell’Agenzia delle Entrate?

È un periodo di grosse difficoltà economiche. Le bollette si sono accumulate e, nel frattempo, devi affrontare una spesa medica di una certa importanza. Sei andato a chiedere aiuto a un amico che ti ha fatto una donazione: ti ha regalato una grossa cifra tramite un assegno. Si tratta di diverse migliaia di euro. 

Ora, devi decidere cosa fare di questi soldi. Non puoi girare l’assegno ai tuoi creditori perché il titolo non è trasferibile (così, del resto, impone ormai la legge per cifre superiori a mille euro). Non hai altra scelta che versare l’assegno in banca per poi affrontare le spese man mano che si presentano. Ma puoi farlo? Non è che l’Agenzia delle Entrate, vedendo accreditare una somma così elevata sul conto corrente di un disoccupato, penserà male? Insomma, quali rischi si corrono nel ricevere una donazione tramite assegno? 

Cerchiamo di fare il punto della situazione. Non sono pochi, infatti, gli italiani che, per ingenuità e scarsa conoscenza delle norme tributarie, incappano in accertamenti per redditi in realtà mai conseguiti e che, tuttavia, non possono essere giustificati agli occhi dell’ufficio delle imposte. 

Bisogna, quindi, sapere come muoversi per evitare di trovarsi il fisco alle calcagna. Ecco allora qualche suggerimento pratico. 

Tieni, tuttavia, conto che quanto diremo qui di seguito non vale solo per gli assegni versati sul conto corrente, ma anche per i bonifici ricevuti. La disciplina, infatti, è identica. Ma procediamo con ordine. 

Quali donazioni non vanno dichiarate?

Non sempre le donazioni sono tassabili. Quando non lo sono, non vanno dichiarate. Ma è chiaro che, in tali ipotesi, se il fisco dovesse accorgersi della disponibilità di denaro, bisognerà essere in grado di dimostrare la provenienza dei soldi e la “causa” dell’attribuzione di tale denaro (ossia la donazione), cosa che potrai fare solo se prendi le opportune precauzioni in anticipo (e di cui parleremo in seguito). Non temere. Se non hai ancora capito come stanno le cose, qui di seguito faremo degli esempi pratici. 

Vediamo, innanzitutto, quando le donazioni non vanno dichiarate ossia non devono essere riportate nella dichiarazione dei redditi. 

La cosiddetta «imposta sulle donazioni» non si applica:

  • alle donazioni in linea retta (nonni, genitori, figli, nipoti) e tra coniugi per valore fino a 1 milione di euro (cosiddetta “franchigia”). Sopra tale asticella si applica un’aliquota del 4%, ma solo sulla parte di donazione che sconfina dal tetto. Quindi, su una donazione di 1.200.000 euro si pagano imposte pari al 4% su 200mila euro;
  • alle donazioni tra fratelli e sorelle fino a 100mila euro. Superato tale limite si applica un’aliquota pari al 6%.

In questi casi, dunque, la somma ricevuta in regalo non va dichiarata, ossia non va riportata all’interno della dichiarazione dei redditi. Ciò, però, non vuol dire che sei al sicuro da eventuali accertamenti. Infatti, l’Agenzia delle Entrate – che tutto vede grazie all’Anagrafe dei conti correnti – accorgendosi della disponibilità del denaro, potrebbe chiederti a che titolo ti sono stati dati questi soldi. E lì dovrai dimostrare che si tratta di una donazione e non di un compenso per attività lavorativa. 

Bernardina riceve un assegno dalla madre di 50mila euro come contributo per l’acquisto di casa nuova. Bernardina non deve riportare la somma sulla dichiarazione dei redditi, ma se l’Agenzia delle Entrate dovesse chiederle come si è procurata questi soldi dovrà essere in grado di dimostrare che si tratta di una donazione.

Quali donazioni vanno dichiarate?

Invece, alle donazioni tra parenti fino al 4° grado, affini in linea retta e affini in linea collaterale fino al 3° grado, si applica un’aliquota del 6% sin dal primo euro ricevuto (non sono cioè previste franchigie).

Alle donazioni tra estranei si applica sempre un’aliquota dell’8%.

Alle donazioni in favore di portatori di handicap si applica una franchigia di 1,5 milioni di euro, mentre l’aliquota dipende dal grado di parentela per come sopra visto (4%, 6% o 8%).

In questi casi, la donazione va dichiarata per poter liquidare la relativa imposta. Anche qui, però, non basta riportare la somma nella dichiarazione dei redditi per stare al sicuro da eventuali accertamenti. Bisogna essere sempre in grado di dimostrare al fisco che la somma è stata elargita a titolo di regalo e non di compenso reddituale. 

Maurizio riceve una donazione di 10mila euro dall’amico Aurelio tramite assegno. Maurizio deve riportare l’importo nella dichiarazione dei redditi a cui applicherà un’imposta pari all’8% di 10mila. Maurizio dovrà anche predisporre tutte le carte che possano dimostrare, in caso di controllo da parte dell’Agenzia delle Entrate, che i 10mila euro sono frutto di un regalo e non di un compenso per attività professionale o lavorativa. 

Assegno ricevuto dai genitori: quali rischi se lo versi sul conto corrente?

Non sempre però le donazioni – e, quindi, il versamento dell’assegno sul conto – possono comportare problemi col fisco.

Se l’assegno proviene da genitori o altri familiari conviventi è improbabile che l’Agenzia delle Entrate ti chieda conto di tale denaro. Infatti, tra familiari stretti, dimoranti tutti sotto lo stesso tetto, si presume che vi sia un legame di solidarietà che porti l’uno a correre in soccorso dell’altro in caso di necessità. È, quindi, più che normale che un padre o un fratello convivente aiuti il proprio consanguineo. 

Ecco perché, in tali ipotesi, non c’è ragione di prendere eccessive precauzioni se non quella di adottare, in caso di bonifico bancario, una causale sufficientemente specifica. Se, tuttavia, vuoi comunque dormire sereno, leggi il resto dell’articolo: così escluderai eventuali rischi.

Assegno ricevuto da parenti o amici: quali rischi se lo versi sul conto corrente?

Più complessa si fa la questione se i soldi provengono da un amico o da un parente non convivente. Qui, non opera alcuna presunzione di solidarietà ed allora ben potrebbe essere che il fisco ti chieda: «Perché ti sono stati elargiti questi soldi?». Non ti basterà dire che si tratta di una donazione, anche se li hai riportati nella dichiarazione dei redditi. Dovrai dimostrare che c’è stato uno spirito di liberalità, ossia una gratuità del gesto. Questo per escludere che, invece, il denaro sia il compenso per un’attività lavorativa in nero prestata nei confronti di chi ti ha versato i soldi.

Difatti, il Dpr sulle imposte sui redditi, all’articolo 32, stabilisce che tutti gli accrediti risultanti sul conto corrente tramite deposito di contanti, bonifici o assegni versati si presumono “reddito imponibile” se non possono essere altrimenti dimostrati dal contribuente. 

In buona sostanza, se non riesci a provare all’ufficio delle imposte che hai ricevuto una donazione, quest’ultimo potrà ritenere che il denaro accreditato non sia altro che un reddito tassabile ai fini Irpef. E in questo caso, oltre all’aliquota prevista per il tuo scaglione di imposta (che certamente è più elevata dell’imposta sulle donazioni) ti applicherà anche le sanzioni. Il tutto a seguito di un accertamento fiscale contro il quale potrai difenderti presso le opportune sedi giudiziarie. 

In sede di opposizione all’accertamento, dovrai dimostrare che l’assegno o il bonifico provengono da donazione (v. Dopo). L’opposizione si solleva entro 60 giorni dal ricevimento dell’avviso di accertamento. Se fai scadere questo termine ti arriverà una cartella esattoriale che poi non potrai più contestare se non per vizi propri (come, ad esempio, la prescrizione o il difetto di notifica del precedente accertamento).

Incassare un assegno: cosa può farti il fisco

Insomma, ora hai capito che non puoi versare un assegno sul tuo conto corrente senza generare un grave sospetto agli occhi dell’Agenzia delle Entrate salvo che tali soldi provengano dai tuoi genitori, da tuo marito o da tua moglie o da altri familiari conviventi. 

Se decidi di accettare una donazione tramite assegno o bonifico inizia a procurarti le prove che si tratta di un regalo. Come? Leggi qui sotto. 

Come dimostrare che l’assegno versato sul conto è una donazione?

Se hai le carte in regola e puoi dimostrare che il denaro ricevuto con l’assegno o con il bonifico è frutto di una donazione, devi fare ricorso contro l’avviso di accertamento entro 60 giorni dal ricevimento dello stesso. Ma attento. Le prove che la Commissione Tributaria Provinciale accetta in questi casi sono solo documenti con data certa. In buona sostanza, non puoi chiamare a testimoniare il tuo amico o il familiare che ti ha consegnato l’assegno e che confermi che si tratta di un gesto di generosità.

Ecco perché diventa essenziale, in questi casi, firmare una scrittura privata ove si attesta la consegna dei soldi e la gratuità di tale gesto. Leggi sul punto Donazione e prestiti: la scrittura privata anche tra conviventi.

In pratica, dovrai redigere un documento in cui, sia tu che il donante, date atto dello scambio del denaro e che lo stesso avviene con spirito altruistico, ossia a titolo di donazione. All’atto andrà fornita una data certa che può avvenire sia tramite l’invio con posta elettronica certificata, sia tramite la spedizione con raccomandata a.r., sia tramite registrazione all’Agenzia delle Entrate, sia acquistando una “marca temporale” per il documento informatico.



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