Biotestamento: molti ancora non lo conoscono

13 Dicembre 2019
Biotestamento: molti ancora non lo conoscono

Un’indagine rivela che solo 1 italiano su 5 è ben informato e quasi 1 su 3 non ne ha mai sentito parlare; finora lo ha utilizzato meno dell’1%.

A due anni dall’approvazione della legge che lo ha istituito, il biotestamento resta ancora in larga parte sconosciuto agli italiani: lo rivela un’indagine condotta da Vidas (associazione di assistenza sociosanitaria alle persone con malattie inguaribili) e diffusa oggi dall’agenzia stampa Adnkronos.

Emerge che meno dell’1% della popolazione ha sottoscritto finora le proprie Dat, disposizioni anticipate di trattamento che regolano i diritti del malato e che solo un terzo degli italiani si preoccupa di pianificare il proprio fine vita.

Dalla ricerca risulta, inoltre, che la conoscenza degli italiani della normativa è ancora superficiale, solo il 19% infatti dichiara di essere ben informato mentre il 28% non ne ha mai sentito parlare. Dunque una buona parte degli italiani non sa cos’è il testamento biologico.

Ma la maggioranza di coloro che sanno di cosa si tratta è favorevole al testamento biologico; tra quanti conoscono la legge (72% degli intervistati) e non hanno sottoscritto le Dat si dichiarano: convinti il 51,4%, contrari il 27,4% e indecisi e poco informati il 21,3%. I più preparati, e favorevoli, sono cittadini residenti nelle regioni del nord-ovest, atei o agnostici, tra i 26 e i 40 anni e con un livello di istruzione medio-alto. I meno informati vivono al Sud e sono credenti over 70. Le più sensibili al tema sono le donne di età compresa fra i 26 ed i 40 anni.

Misurando il livello di favore a redigere il biotestamento con una scala da 1 a 7, dove 1 è ‘assolutamente contrario’ e 7 è ‘assolutamente favorevole’, il valore medio nazionale è 4,5. Le tre regioni più favorevoli sono Basilicata (5,3), Piemonte (4,9) e Lombardia (4,7).

Per il 32% il momento perfetto per sottoscrivere le proprie disposizioni è prima possibile, anche in condizioni di perfetta salute, mentre per il 25% è opportuno in caso di grave malattia. Ciononostante la tendenza è quella di posticipare a un tempo non definito la decisione e la sua attuazione.

Il biotestamento, infatti, pur essendo considerato il mezzo per garantire il diritto a una morte dignitosa (4,8 in una scala da 1 a 7) e per tutelare le volontà della persona (4,8), è ancora circondato dalla paura di possibili abusi e dell’abbandono dei malati (4,1). Il timore principale (4,6) è che possa introdurre nel nostro ordinamento giuridico il diritto alla morte (suicidio assistito ed eutanasia).

Rispetto alla possibilità di nominare un fiduciario durante la sottoscrizione del biotestamento, cioè una persona che si assume la responsabilità di interpretare le volontà in esso contenute e di prendere decisioni per conto del firmatario qualora non fosse in grado di farlo, dalla ricerca emerge che secondo il 52% degli intervistati la figura più adatta a ricoprire questo ruolo è un familiare, per il 6% è il medico curante. C’è, dunque, ancora grande incertezza su come fare un testamento biologico.

Infine, emerge che molti Comuni non si sono ancora attrezzati per la raccolta delle Dat, e preoccupa anche la scarsa conoscenza della legge in ambito sanitario e in particolare tra i medici, da quelli di base fino a quelli di pronto soccorso e agli anestesisti rianimatori. Da un’altra indagine, promossa dall’associazione Luca Coscioni, risulta che nei Comuni italiani ad oggi circa 170mila persone hanno depositato le Dat, disposizioni anticipate di trattamento, ovvero un cittadino ogni 355 abitanti (comprendendo anche i minori di 18 anni). E finora nessuna Regione italiana ha inserito le Dat nel fascicolo sanitario elettronico.



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